Aprile 20, 2026
71c0UUhPjXL._AC_UF1000,1000_QL80_

Il 28 gennaio esce per Miraggi Edizioni, nella collana Scafiblù, l’ultimo lavoro di Luca Ragagnin sulla breve, imperscrutabile esistenza e l’opera musicale di Nick Drake, raccontate da lui stesso.

Il cantautore inglese Nick Drake (1948-1974), autore di soli tre dischi ignorati all’epoca e diventati dei capisaldi del folk-rock britannico, racconta la propria vita con una voce-flusso di coscienza che giunge dall’indistinta terra della post-morte. Da laggiù, Drake ripercorre la sua infanzia, la passione per la musica, l’inadeguatezza nei confronti di tutto ciò che sta al di fuori di una canzone, a partire dai sentimenti e dai legami terreni, la difficoltà di integrarsi e accettare le regole commerciali dell’arte.
Questo romanzo delicato e feroce puntella la cronaca della vita di Nick Drake con una voce “ altra ”, che non appartiene a nessuno o forse a tutti i consumatori di opere e che irrompe per dire la sua sulla figura dell’artista assoluto, violento e fragile, e sul ruolo primordiale che ancora gli spetta nella società del futuro. Una voce che procede per rivelazioni oniriche, che prende spunto dall’unico, brevissimo filmato che la posterità ha ricevuto di Drake. Una ripresa muta e sbiadita di una piccola folla che raggiunge il luogo di un festival mai identificato dei primi anni Settanta. Dentro quei dodici secondi si allontana di spalle la sagoma inconfondibile di Nick Drake. Sono appena dieci passi prima di uscire dall’inquadratura. Ma dentro quei dieci passi si raccoglie il futuro a corta scadenza del cantautore e quello di tutti noi che lo ascoltiamo e ringraziamo a distanza di mezzo secolo.

« Non lo so perché la mia vita è andata in questo modo. O forse sì, lo so, e una volta l’ho scritto e cantato. La fama non è che un albero da frutto molto, molto malato. Non può prosperare finché il fusto è nel terreno. E così gli uomini di fama non possono trovare una strada finché il tempo non sia volato lontano dal giorno della loro mor te. Dimenticato finché sei qui. Ricordato per un istante. Una rovina aggiornata da poco di uno stile superato da molto. Sì, la boccetta vuota è un antidepressivo. Triptizol. E poi il disco che gira e salta, a solchi terminati. Sono i Concerti brandeburghesi di Bach. Triptizol e Johann Sebastian Bach. I due poli di un mistero annunciato. Su una cosa però mi ero sbagliato. Lo stile non era affatto superato. La morte è una giostra di stili. La morte è un revival. »
Luca Ragagnin

Lascia un commento

error: Questo contenuto è protetto!