Settembre 7, 2026
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OLBIA — Oltre 40 gradi nel pomeriggio, un’arena gremita al tramonto e una macchina spettacolare capace di trasformare un concerto in una grande festa collettiva. È cominciato così, a Olbia, il nuovo Jova Summer Party 2026, con circa 25mila persone arrivate all’Olbia Arena per vivere una giornata iniziata nel primo pomeriggio e conclusa poco prima di mezzanotte.

Prima ancora dell’inizio dello spettacolo, Jovanotti ha voluto condividere un momento particolare con la squadra che rende possibile il tour: musicisti, tecnici e lavoratori dell’organizzazione si sono riuniti sul palco, senza pubblico, per rendere omaggio a Francesco Guccini, figura centrale della musica e della cultura italiana. Un gesto pensato come ringraziamento a un artista capace, attraverso le sue canzoni, di attraversare generazioni e raccontare il Paese.

Il caldo è stato uno degli elementi dominanti della giornata. Nel pomeriggio la temperatura ha superato i 40 gradi, arrivando a valori percepiti ancora più elevati nelle zone più vicine al palco. Gli organizzatori stanno valutando anche la possibilità di modificare gli orari delle prossime date per affrontare le condizioni climatiche sempre più impegnative delle estati italiane.

Una città dentro la città

Il Jova Summer Party, però, non è iniziato quando Lorenzo Cherubini è comparso sul palco principale. I cancelli hanno aperto alle 15.30 e già nel pomeriggio l’area dell’Arena si è trasformata in una sorta di città temporanea, con stand gastronomici, installazioni, attività e momenti dedicati alla cultura.

Jovanotti è salito sul secondo palco già nel pomeriggio per salutare il pubblico arrivato in anticipo, prima di lasciare spazio a una programmazione musicale costruita per mescolare generi e provenienze differenti. Si sono alternati Dov’è Liana, Il Mago del Gelato, Nana Benz du Togo, Chicha Libre, HEVA, BELS e altri artisti, in un percorso che ha attraversato elettronica, funk, soul, cumbia, world music e pop.

La presenza di Gabry Ponte ha poi trasformato l’arena in una grande pista da ballo. A sorpresa è arrivato anche Alfa, coinvolto da Jovanotti per “Buon vento”, uno dei momenti che hanno sottolineato il dialogo tra generazioni diverse della musica italiana.

L’Arca di Loré prende il largo

Lo spettacolo vero e proprio è cominciato alle 21.07. Al centro della scena, una gigantesca struttura a forma di barca e un imponente schermo da oltre 500 metri quadrati hanno dato forma all’immaginario dell’Arca di Loré, il progetto attorno al quale è costruito il nuovo tour.

L’idea della barca richiama il gioco dell’infanzia, la fantasia e il desiderio di partire verso qualcosa di sconosciuto. Un concetto che ritorna anche nel filmato d’apertura, nel quale un aeroplano di carta attraversa il mondo e si trasforma progressivamente nell’arca destinata ad approdare al centro del palco.

Da quel momento il concerto assume una dimensione quasi cinematografica. Le immagini sui ledwall cambiano continuamente, alternando primi piani, animazioni, colori e grafiche, mentre la band costruisce un suono che si muove soprattutto tra funk, soul e contaminazioni internazionali.

La scaletta attraversa gran parte della carriera di Jovanotti, alternando brani recenti e canzoni diventate patrimonio della sua storia musicale. Tra i momenti più legati agli esordi trovano spazio anche pezzi che mancavano da tempo dai suoi spettacoli.

Una band protagonista

Uno degli elementi più evidenti della serata è la centralità della band. Jovanotti lascia spesso spazio ai musicisti, trasformando diversi brani in occasioni per improvvisazioni e assoli.

Adriano Viterbini alla chitarra e Saturnino al basso contribuiscono a costruire un impianto sonoro energico, sostenuto da batteria, percussioni, fiati e tastiere. Particolarmente intenso il passaggio di “Mi fido di te”, impreziosito dall’intervento della sassofonista Sophia Tomelleri.

Il risultato è lontano dalla semplice riproposizione delle hit: il repertorio viene riletto attraverso una formazione che punta sull’energia dal vivo e sulla dimensione collettiva della performance.

Uno dei passaggi più significativi arriva con “Oceanica”, introdotta da una riflessione di Jovanotti sul cosiddetto “sentimento oceanico”: quella sensazione di appartenere a qualcosa di più grande del singolo individuo.

Poi il concerto cambia ancora registro. “Buon vento”, insieme ad Alfa, rappresenta il passaggio di testimone tra generazioni. “Chiaro di luna” rallenta il ritmo e porta l’arena verso una dimensione più intima, mentre “Baciami” si intreccia con “Sapore di sale” di Gino Paoli.

La parte finale torna invece all’energia degli inizi. Arrivano “Oh, vita!”, “Muoviti”, “Una tribù che balla”, “Ciao mamma”, “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang”, “Immortali” e “L’ombelico del mondo”.

È il momento in cui le generazioni presenti all’Arena sembrano ritrovarsi nello stesso repertorio: chi ha seguito Jovanotti dagli anni Novanta e chi lo ha scoperto molto più recentemente.

Il tempo che passa e la voglia di continuare

A quasi 60 anni, Jovanotti affronta apertamente anche il tema del tempo che passa. L’artista ha raccontato di convivere con le conseguenze permanenti dell’incidente subito e di aver imparato a conoscere meglio i propri limiti. Ma la sua lettura resta ironica e, soprattutto, legata alla musica.

Il vero cambiamento che percepisce, spiega, è soprattutto generazionale. La musica dei ventenni di oggi racconta un mondo diverso da quello in cui è cresciuto lui, e anche l’hip hop ha assunto nuovi significati: meno legato alla rivalsa sociale e più spesso concentrato sul successo e sulla sua rappresentazione.

Il palco di Olbia diventa così anche un luogo nel quale far convivere epoche e linguaggi differenti.

L’omaggio alla Sardegna

Nel finale Jovanotti riserva un momento speciale alla Sardegna ricordando Andrea Parodi, interpretando “No potho reposare” insieme al corista Moris Pradella.

È uno dei passaggi più emotivi di una serata costruita soprattutto sulla festa, prima della chiusura affidata ad “A te”.

Il tour italiano arriva dopo le precedenti esperienze europee e punta a numeri importanti: sono oltre 300mila i biglietti già venduti per le date italiane, con circa 100mila spettatori attesi al Circo Massimo di Roma. Rispetto alle precedenti edizioni sulle spiagge, il nuovo progetto cambia scenario e punta su grandi aree attrezzate, mantenendo però l’idea di un evento che va oltre il semplice concerto.

A Olbia, per una giornata, il pubblico ha condiviso musica, balli, incontri e spettacolo sotto un sole implacabile. Un grande esperimento collettivo nel quale convivono generazioni, stili e linguaggi differenti.

L’Arca di Loré, almeno nella sua prima tappa italiana, ha preso il largo. E Jovanotti ha scelto di farlo nel modo che gli è più congeniale: trasformando il concerto in una festa e la festa in un viaggio.

Photo Credit Ivan Sanna

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