Il Torino Jazz Festival 2025 si apre al Teatro Colosseo con un evento d’eccezione: mercoledì 23 aprile sul palco Colosseo salirà Enrico Rava, icona del jazz italiano e internazionale. Un’occasione per celebrare l’arte e la carriera del celebre trombettista torinese, che ha portato il jazz di Torino nel mondo. Reduce da un importante riconoscimento nel referendum della rivista Musica Jazz, Rava ha trionfato in due prestigiose categorie: miglior album dell’anno con Fearless Five e migliore formazione dell’anno con il suo quintetto, a testimonianza di un percorso artistico sempre innovativo e coinvolgente.
Ad accompagnarlo in questo concerto ci saranno quattro talentuosi musicisti della scena jazz contemporanea, “i senza paura” del gruppo Fearless Five: Matteo Paggi al trombone, l’ultima scoperta di Rava e anch’egli premiato da Musica Jazz, Francesco Ponticelli al contrabbasso, energia e versatilità al servizio della musica, Evita Polidoro, batterista e cantante dalla personalità esplosiva, Francesco Diodati, chitarrista raffinato e collaboratore di lunga data di Rava.
Durante la serata, la Città di Torino renderà omaggio al grande jazzista conferendogli la targa Torri Palatine, con la dedica: “A Enrico Rava che ha portato il jazz di Torino nel mondo”. Un riconoscimento meritato per un artista che, oltre a essere un punto di riferimento per il jazz italiano, ha saputo scoprire e valorizzare nuove generazioni di musicisti.


I Calibro 35, partendo dalla ricerca sulle colonne sonore italiane della golden age, in quindici anni di attività si sono imposti come riferimento della scena alternativa nazionale e internazionale, producendo otto dischi e firmando svariate colonne sonore o progetti speciali come quello dedicato a Ennio Morricone. Oggi vengono campionati da pesi massimi dell’hip hop come Jay-Z, Dr. Dre e Timbaland e condividono il palco con artisti come Thundercat, Sun Ra Arkestra, Muse e molti altri. Colliva, Martellotta, Gabrielli e Rondanini si vedono come dei “rapinatori nella banca del jazz”: si entra, si afferra ciò che si può e si scappa, seminando gli inseguitori per poi fermarsi, togliersi il passamontagna, aprire i borsoni e trovarci dentro un sacco di cose di valore da riciclare. C’è il groove, l’interazione tra musicisti e l’improvvisazione; c’è la ricerca del suono. Jazzploitation riscopre il repertorio di artisti e etichette una volta bistrattati ma diventati ora di culto: da Idris Muhammad a Grover Washington Jr., dalla Kudu alla CTI. Ci sono quindi i mostri sacri e gli underdog, il jazz prestato al cinema italiano e quello che si ibrida prendendo nuove forme.
