Agosto 11, 2026
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L’essenza del GroundUP è tutta nella mimica, nelle smorfie e nelle parole che Michael League distribuisce a destra e sinistra lungo tutto il concerto. I momenti in cui chiama l’attenzione su di sé sono rari, rarissimi, nonostante le sue capacità musicali. Ben più frequente è vederlo sorridente, da buon leader qual è, mentre indica uno dei suoi undici compagni negli Snarky Puppy, come se volesse sempre ricordare la loro bravura. League è divertito e divertente, non meno di quanto non sia stato il GroundUP.

Il GroundUP Music Festival è nato nel 2017 dal desiderio degli Snarky Puppy di creare una rassegna dedicata al jazz e alla fusion, diventata dal 2020 un appuntamento annuale a Miami. Gli artisti e i gruppi coinvolti da League, direttore artistico del festival, sono tantissimi, tanto da costruire un catalogo di grande livello. Sfogliarlo è come frequentare un corso di introduzione alla fusion contemporanea. 

Inizialmente concentrato negli Stati Uniti, da alcuni anni il festival ha aggiunto date in altre nazioni, toccando grandi capitali di ogni continente. Nel 2025 League e il resto della produzione hanno scelto di portare in Italia per la prima volta il GroundUP, realizzandolo dal 26 al 28 giugno ad Alberobello in provincia di Bari. Difficile restare sorpresi e spiazzati da questa scelta dopo anni di grandi città, almeno per due ordini di motivi: Alberobello e la valle d’Itria, con il loro paesaggio di trulli, uliveti e ottime spiagge a pochi chilometri di distanza, sono diventati da un decennio abbondante uno dei traini dello sviluppo turistico pugliese, assieme al vicino Salento; un’affermazione mondiale che ha portato migliaia e migliaia di turisti russi, statunitensi ed europei in questa zona, costruendo un pubblico colto e benestante per un boutique festival come il GroundUp.

L’altro motivo lo ha sottolineato e raccontato bene Michael League dal palco nei suoi ringraziamenti conclusivi: già nel 2018, quando gli Snarky Puppy suonarono per la prima volta nella vicina Locorotondo al Locus Festival – che una marcata connotazione jazz l’ha avuto per molte edizioni –  nacque subito la suggestione di portare il GroundUP in Puglia, grazie al lavoro e alla sponda produttiva di Bass Culture, la più importante agenzia di produzione culturale in Puglia, organizzatrice da due decenni del Locus. League cita espressamente i responsabili di Bass Culture come co-organizzatori dell’edizione pugliese del festival, assieme all’amministrazione comunale di Alborebello. Sette anni di confronti e lavoro di sponda tra Stati Uniti e Puglia, materializzati in un programma di tre giorni colmo di masterclass, piccoli concerti pomeridiani all’ombra dei trulli e il grande palco di villa Donnaloja, sede per tre sere di fila di Snarky Puppy e ospiti.

Proprio a villa Donnaloja arriviamo sabato 28, appena in tempo per sentire le primissime note toccate da Cécile Mclorin Salvant. La franco-statunitense inaugura la serata con la sua voce, forte e precisa sia su brani propri che su interpretazioni, che l’ha resa una delle migliori cantanti jazz degli ultimi anni. Ad accompagnarla un solidissimo trio – piano a coda, contrabbasso e batteria – con cui oscilla tra brani pienamente soul e inserti dance, elegantissimi grazie al suo timbro e alla sezione ritmica. Lo spirito dance, che inizialmente appare e scompare lungo le canzoni, culmina nel momento finale del suo concerto: una versione di “I feel love” di Donna Summer che parte docilmente, reggendosi sulla sua voce e sugli accordi delle tastiere, e che man mano si gonfia di ritmo, accelerando. Il pubblico, che nel frattempo cresce tra i pini di villa Donnaloja, inizia a muoversi e ancheggia divertito. Breve pausa – giusto il tempo di prendere una seconda Raffo al bar – e nel frattempo tecnici e roadie portano via il piano a coda e la batteria della band di Salvant. Tocca a Kinga Glik continuare.

La giovanissima bassista polacca, forte della fama costruita lentamente con i suoi video pubblicati su Youtube, parte senza preamboli con un brano tra funk e jazz, sorretto dal suono pulito e possente del suo strumento con la tecnica che l’ha resa famosa online. Finisce il primo pezzo tra grandi applausi e subito introduce i suoi compagni di palco: “Questa è la prima volta che suoniamo insieme e chissà se succederà di nuovo”. Con lei ci sono Bob Reynolds al sassofono, Jamison Ross alla batteria e Justin Stanton a tastiere e sintetizzatori, ossia tre degli attuali membri degli Snarky Puppy, turnisti d’eccezione per la Glik. Reynolds, su tutti, arricchisce i brani con numerosi assoli di scuola jazz, usando il suo sassofono per colmare il vuoto di voce e strumenti solisti. Dall’altro lato del palco, Justin Stanton risponde col suo Mini Moog, ricamando sfondi e loop per i virtuosismi di Kinga Glik. La bassista presenta i suoi brani, per nulla sovrastata da ospiti così bravi, e offre il suo repertorio fusion alternando ballate raffinate, perfette per Reynolds, a altri brani più elettrici ed elettronici. Poco prima del terzo pezzo, mentre scrosciano gli applausi, racconta: “Oggi facciamo così tante cose per strappare un like in più, che quasi ci dimentichiamo che la sostanza della vita e dell’arte è qui. Questo pezzo è per tutto questo”.

Finisce il suo concerto e il cambio palco non lascia posto per una terza birra, perché il palco è già pronto e il pubblico ben numeroso – nota di merito a organizzazione e produzione: la serata inizia alle 20.30 e finisce a mezzanotte con tre ore effettive di concerto con puntualità invidiabile. Non sono ancora le 23 quando salgono sul  palco dodici dei membri degli Snarky Puppy (che, lo ricordiamo, contano all’attivo circa trenta componenti nel collettivo, tra cui un pugno di fedelissimi e onnipresenti guidati dal capitano Michael League).

L’ora di musica che la band statunitense offre al pubblico è densa e spessa come il suono che hanno costruito nel tempo: il reparto dei fiati, due trombe e due sassofoni, fraseggia e si risponde in canti e controcanti come un coro; i tre tastieristi – meritano una citazione: di nuovo Justin Stanton e i bravissimi Bill Laurence e Bobby Sparks II – costruiscono un sottofondo variegato e coloratissimo di toni e sonorità, sfruttando tutta la gamma cromatica di Moog, Wulitzer e tastiere varie, spesso introducendo suoni distorti per dare ad alcuni passaggi una vocazione quasi metal; al centro c’è sempre Michael League, il più minimalista della band per note e peso del suo strumento nel suono, che conduce il collettivo da vero e proprio direttore d’orchestra; attorno a lui, violino, chitarra, percussioni e batteria.

Difficile descrivere la scena offerta dai dodici musicisti sul palco, perché l’occhio non riesce a racchiuderlo in uno sguardo solo; la loro musica non è meno vasta, fatta da strati su strati e ricami di questo o quel comparto della band. Iniziano con due brani presi dalla produzione recente, come Flood e Cliroy, la cui resa dal vivo supera la minore ispirazione della band in studio in questi ultimi album; si arriva subito a metà set con Chonks, guidata dal giro di accordi di Bobby Sparks II sul suo sintetizzatore. Siamo già a mezz’ora di musica, quando Michael League presenta l’ospite annunciato della serata (è un tratto tipico dei concerti degli Snarky in ogni evento del GroundUP avere un musicista d’eccezione, quasi sempre locale, che li accompagna per un paio di brani): stasera tocca a Adriano Viterbini, già membro di Bud Spencer Blues Explosion e I Hate My Village, che si aggiunge durante Binky e Xavi, portando nella fusion gli arpeggi sincopati della tradizione afrobeat e blues cui si ispira da sempre.

Gran chiusura, dopo aver salutato Viterbini, con uno dei brani più famosi degli Snarky Puppy: è Lingus, come in studio introdotta dalla tastiera di Stanton, dal vivo ancor più lunga e ricca di assoli di quasi tutta la band. Con questo pezzo arioso i dodici musicisti salutano il pubblico entusiasta del concerto, perfetto nella sua durata. 

Sul finire di Lingus, capitan League prende la parola. Ringrazia tutti per l’esperimento riuscito del GroundUP in Italia e annuncia la conferma per l’anno prossimo, sempre all’ombra dei trulli di Alberobello. Attorno a noi tutte e tutti sono felici, e capiamo il perché: tra i 4-500 spettatori si mischiano fedelissimi degli Snarky Puppy, contenti di poter rivedere una delle band più uniche della scena fusion qui in Italia, a un elevato numero di turisti stranieri che, come dicevamo in apertura, nel GroundUP hanno colto l’occasione di partecipare a un festival intimo in uno dei territori più in voga del turismo internazionale. Tra le voci inglesi, tedeschi o francesi, però, ogni tanto si coglie qualche parola del dialetto locale a noi più familiare. Il GroundUP, infatti, ha offerto ai residenti di Alberobello la partecipazione gratuita agli eventi di tutti e tre i giorni. “Temevamo che a un certo punto gli abitanti potessero cacciare questa carovana numerosa – dice League – e invece abbiamo visto ragazzi e adulti alle masterclass e ai concerti”.  

Nell’età del turismo di massa che trasforma i luoghi, non meno di quanto non facciano i grandi eventi musicali, c’è un modello che si incunea, promettendo un futuro sostenibile: è quello dei festival degli spazi di piccola o media dimensione, con più curatela artistica e coerenza con il territorio. Il GroundUP 2025 è un ottimo esempio di questo modello, costruito con chi già anima e organizza attività culturali in loco, aprendosi ai residenti senza portare un pubblico smisurato rispetto alla capacità del luogo ospitante. Tutto questo è riuscito a farlo con una ricetta sonora ben strutturata, forte della natura contaminata e aperta della band che l’ha generato e che lo presiede. Se siete fan degli Snarky Puppy, difficile avere occasioni migliori per vederli in Italia; se non li conoscete, vale la pena di aprirsi alle loro proposte e agli artisti che li accompagneranno: al suono di un Minimoog distorto e accattivante o di un basso che pian piano vi indurrà a muovervi, ne varrà la pena.

Articolo a cura di: Michele Cornacchia

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