Quando nel 2016 I Cani avevano calcato per l’ultima volta i palchi italiani, il Mondo era un po’ diverso: non era ancora arrivata la pandemia del 2020, la penetrazione dei social network nelle nostre vite era un po’ più acerba, e nella scena musicale italiana si parlava di indie come un genere a sè. Indie, nella prima metà degli anni Dieci, era quel cosmo di nomi grandi e piccoli autori di un rock un po’ pop e un po’ elettronico, di cui Niccolò Contessa era una delle divinità elette.
Nove anni dopo, gran parte di quel cosmo si è sfaldato, vista la scomparsa di gruppi come Lo Stato Sociale o le virate ancor più pop di Gazzelle o Thegiornalisti; non a caso, già da alcuni anni è ormai caduto in disuso indie come termine-ombrello di questa scena musicale, virando su di un termine ancor più ambiguo come it-pop.
Nove anni sono tanti e anche Niccolò Contessa li ha sfruttati per abbandonare parzialmente i lidi abituali, in cui pure aveva costruito la fama di grande autore pop che poi gli ha permesso di collaborare con nomi di punta della scena come Coez o Calcutta.
A sorpresa, pochi mesi fa, con il suo Post Mortem si è ripresentato in una veste più cupa e introspettiva, inedita rispetto ai tre album precedenti, ma che pubblico e critica hanno ben accolto. Le sue capacità di scrittura sono ancora efficaci e affascinanti, sia nella musica che nei testi, e se i concerti di dieci anni fa mostravano alcune pecche e ingenuità, già i primi rapidissimi reel di quest’anno hanno mostrato una maturità a lungo attesa. Per questo, l’attesa di questo tour di fine 2025 è salita, tantissimo, e i sold out non si sono sprecati.
Anche le due date pugliesi all’Eremo di Molfetta fanno il tutto esaurito, prevedibilmente. Noi arriviamo alla seconda data, quella del 7 dicembre, trovando il club pienissimo ma vivibile, lontano dalla saturazione degli spazi. Apre la brava e locale Gaia Rollo, già in apertura alla prima serata del 6.
Il colpo d’occhio del palco non è da poco: rispetto alla struttura residente dell’Eremo, una corona di luci circonda in alto lo spazio, mentre tutto lo sfondo è preso da un grande led wall. Entrambi gli elementi saranno importanti durante il concerto, come vedremo, e si presentano imponenti ma non invasivi.
Puntualissimo, alle 21.30 un arpeggio di chitarra introduce Io, tratta da Post Mortem, con il lamento introspettivo di Contessa che sembra incanalare la serata su direzioni più intime. Il registro cambia subito con la batteria marziale di Buco nero, che inizia a smuovere la folla, così come la successiva e più melodica Colpo di tosse. Il trittico di brani dell’ultimo album finisce con l’occasione per rifiatare subito, soffermandosi sul palco. Contessa si presenta in questo tour con cinque musicisti di accompagnamento (Simone Ciarocchi alla batteria, Francesco Bellani alle tastiere, Marcello Newman alla chitarra, Valerio Bulla al basso e lo storico collaboratore Andrea Suriani sempre alle tastiere).
Lui, Contessa si divide tra le tastiere e la chitarra, sempre vicino ai microfoni. Sin da subito Contessa mostra una padronanza tecnica notevole, a suo agio nell’ambiente più familiare di questi nuovi brani. Il gruppo esegue tutto alla perfezione, fedele al clima più buio di questo nuovo album. Il pubblico recepisce, resta assorto nei momenti più intimisti e partecipe alla festa quando i bpm salgono e i bassi si spostano su coordinate vicine al pop punk degli esordi.
Tocca a Contessa costruire un rapidissimo collegamento con gli esordi, appunto: “Ora suoneremo qualche brano di un po’ di tempo fa”, dice in maniera asciutta – nota generale: l’interazione col pubblico è scarna per tutto il tempo: i sei salgono sul palco e riversano sul pubblico più di un’ora e mezza di musica con poche pause e deviazioni – mentre la scaletta passa a primi classici: Come Vera Nabokov, Hipsteria, gasano le centinaia e centinaia di spettatori, innescano nelle prime file qualche salto e un pogo ancora timido, che poi la recente e dinamica Nella parte del mondo in cui sono nato consolida, con l’aiuto delle frenetiche visual che sullo sfondo rimarcano ogni volta la parola NATO.
Il pubblico? Quello dell’Eremo è frammisto, ma non troppo: l’età media ci sembra vicina ai 30 e poco più, composto soprattutto da chi ha imparato ad amare I Cani prima del lungo silenzio. L’energia liberata dai classici sembra dimostrarlo, e sono soprattutto le tastiere acerbe ma potenti dell’album di esordio, sostenute dalla batteria battente di pezzi come Velleità o Le coppie, a prendersi la scena, e dimostrano come quattro album dopo la verve post punk di Il sorprendente album d’esordio de I Cani resti quella con più presa dal vivo.
Il concerto scorre senza interruzioni: con una piccola pausa ci si avvicina alle due ore, prendendo a piene mani dai tre album del passato e quasi interamente da Post Mortem. La varietà di registri del repertorio dà alla scaletta una buona dinamica, ad esempio nell’alternanza tra Corso Trieste e FCFT, con cori rilanciati a pieni polmoni dal pubblico.
Il posto più freddo, che delle ottime capacità compositive pop di Contessa è l’esempio migliore e più riconosciuto, segna la fine del concerto, prima dell’encore coronata da un altro gioiello pop come Lexotan.
Siamo quasi alle 23.30 quando il gruppo lascia il palco e il pubblico defluisce verso l’uscita.
Nel microcosmo italiano, che avrà perso le stelle indie di dieci anni fa, i nomi che hanno consolidato la fama e l’hype, trasformandolo in ottima gestione del mestiere, sono pochi. Contessa e i suoi Cani sono tra questi, pochi dubbi: se in studio ha messo da parte, appunto, le velleità di genere in favore di una ricerca musicale e interiore sempre pop, ma raffinata, dal vivo ha tratto le lezioni dagli inizi acerbissimi, mostrandosi padrone della situazione, carismatico e divertente. Servirà aspettare altri nove anni? Probabile. Ne varrà la pena.
Articolo a cura di Michele Cornacchia
