Maggio 16, 2026
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Prima della sua attesissima tappa al Cinema Vekkio di Corneliano d’Alba, abbiamo avuto il piacere di incontrare Hempress Sativa, una delle voci più autentiche e potenti della scena reggae contemporanea. Artista giamaicana capace di fondere radici profonde e consapevolezza moderna, Hempress porta avanti un messaggio di identità, spiritualità e emancipazione.

A dieci anni dal successo globale di “Boom (Wah Da Da Deng)”, il legame artistico tra la cantante e il produttore italiano Paolo Baldini DubFiles raggiunge una nuova, attesissima maturazione. Il 20 marzo 2026 è uscito “Woman”, il nuovo album di Hempress Sativa, pubblicato per La Tempesta Dub e interamente prodotto, registrato e mixato da Baldini presso l’Alambic Conspiracy Studio di Pordenone.

A tre anni di distanza da “Charka”, il disco segna un passaggio importante nel percorso dell’artista, unendo la spiritualità Rastafari a un messaggio forte di autodeterminazione e consapevolezza femminile. Il titolo, tratto dall’omonima traccia, è una vera dichiarazione d’intenti: in “Woman”, Hempress Sativa celebra la resilienza e la forza delle donne, invitando l’ascoltatore a trovare nelle sue parole uno spazio di riflessione e riconnessione.

Composto da nove tracce, l’album si muove tra riddim roots incalzanti e profonde atmosfere dub, mantenendo un equilibrio raffinato tra innovazione e rispetto della tradizione. Tra le collaborazioni spiccano quella con Tiken Jah Fakoly nel singolo “Rastaman A Chant” e la presenza di Jalifa, artista legata alla cultura Rastafariana e all’eredità musicale africana.

Il progetto vede inoltre il contributo di un collettivo di musicisti di altissimo livello, mentre il mastering è stato affidato a Giovanni Versari. Per gli amanti del vinile, “Woman” sarà disponibile anche in edizione fisica con contenuti esclusivi.

L’uscita del disco è accompagnata dal Woman Club Tour, che sta portando Hempress Sativa e Paolo Baldini DubFiles sui palchi di tutta Europa, confermando la forza di un sodalizio artistico capace di rinnovarsi senza mai perdere il legame con le proprie radici.

In questa intervista, Hempress Sativa ci ha raccontato la genesi di “Woman”, il suo percorso artistico e il significato di portare oggi la sua musica davanti al pubblico europeo.

“Woman” segna un punto di svolta nella tua carriera. Come ti senti rispetto a questa evoluzione artistica e in che modo il lavoro con Paolo Baldini DubFiles ha influenzato il nuovo album? 

Woman” segna più che altro una progressione costante e naturale lungo un percorso già ben definito, piuttosto che un improvviso “punto di svolta” nell’evoluzione di Hempress Sativa. Fin dai miei inizi nel reggae ho sempre mantenuto l’essenza del genere Roots Rock Reggae, con Ras Tafari come base della mia spiritualità, sostenendo un suono vibrante; come giamaicana ho preservato l’integrità culturale, e come donna ho ridefinito le narrazioni. In tutti i miei progetti questo è l’obiettivo, continuando al tempo stesso a crescere, espandermi e affinare il mio mestiere.

Lavorare con Baldini non ha influenzato né modificato l’obiettivo finale. Quando mi sono avvicinata a Paolo con l’idea di creare un album, cercavo soprattutto supporto nella realizzazione della visione, e di questo gli sono profondamente grata. Sono entrata nella creazione di questo progetto con idee molto chiare, al punto che avevo già preparato le demo della maggior parte dei brani. Ho condiviso ciò che volevo e Baldini lo ha realizzato. È una sinergia tra creatore e curatore.

Il titolo “Woman” è una dichiarazione d’intenti. Cosa rappresenta per te e come pensi che il disco possa ispirare le donne e il pubblico in generale? 

Ho scelto intenzionalmente di chiamare il progetto “Woman”: oggi più che mai c’è la necessità che le nostre voci vengano ascoltate, comprese e rispettate. Le donne, fin dall’inizio dei tempi, hanno avuto il ruolo più vitale nella creazione. Siamo il portale attraverso cui nasce la vita, siamo fondamentali per la continuità dell’esistenza. Eppure abbiamo represso, fino a far regredire, la nostra essenza e il nostro essere, così come la nostra responsabilità di creatrici ed educatrici della società. Spero che questo album ispiri le donne e il pubblico in generale a onorare, rispettare e apprezzare le donne, a vederci come l’anello mancante per ristabilire armonia, unità ed equilibrio.

In che modo temi come la resilienza e l’autodeterminazione di genere emergono in questo album, e come hai vissuto la creazione di un progetto così personale e riflessivo? 

I temi della resilienza e della consapevolezza di genere emergono chiaramente in “Hotter the Battle” e “Woman”. In “Hotter the Battle” sono riuscita a trasformare il dolore del lutto e della disperazione in una canzone sulla resilienza e sulla forza interiore. Usare la musica come sfogo o come mezzo per esprimere emozioni e sentimenti è sempre terapeutico, soprattutto quando è qualcosa di profondamente personale, perché ti permette di essere il più vulnerabile possibile.

La collaborazione con Tiken Jah Fakoly in “Rastaman A Chant” è molto significativa. Come è nata questa collaborazione e che significato ha per te unire le forze con un artista come lui?

“Insieme ci sincronizziamo, il nostro peso e la nostra grandezza reali, il male tremerà” – Vaughn Benjamin. Quando gli africani si uniscono, quando il popolo di Ras Tafari si unisce, diventa una forza formidabile. Stiamo creando un ponte tra la Giamaica e la Costa d’Avorio. Ci stiamo riunendo come un’unica famiglia africana, attraverso la musica. Avere Tiken nell’album è una vera benedizione, per la quale sono profondamente grata. Quando gli è stata proposta l’idea, ha accettato senza esitazione. È per me un grande onore collaborare con artisti di questo calibro.

“Woman” mescola radici dub e sonorità moderne. Come hai trovato l’equilibrio tra questi due mondi musicali, e quanto è importante per te mantenere viva la tradizione?

Le tradizioni sono importanti da preservare, anche se la musica è in continua evoluzione. Il principio è sempre quello di mantenere le fondamenta, di onorare le radici. Abbiamo fatto uno sforzo consapevole per non allontanarci troppo da questo, fondendo sonorità vecchie e nuove, ma mantenendo l’integrità del suono Roots autentico.

Il Woman Club Tour è da poco iniziato, come ti prepari ad esibirti in Europa? Cosa speri che il pubblico porti con sé dopo aver ascoltato il tuo nuovo album dal vivo?

Sono entusiasta di essere di nuovo in tour. Siamo grati per la straordinaria partecipazione e apprezziamo tutti coloro che hanno reso questo inizio così speciale. Non vediamo l’ora di incontrare tutti ai concerti, di scattare foto e firmare il merchandising. Colgo l’occasione per esprimere la mia gratitudine per tutto il supporto ricevuto: sono felice di avere persone così incredibili che ascoltano la mia musica. Vi mando amore e forza. Ci siamo preparati con grande attenzione, selezionando brani pensati per dare energia e allo stesso tempo educare lungo tutto il tour. Spero che la musica risuoni profondamente nell’anima di chiunque la ascolti. Quando creiamo un album è come dare alla luce un figlio, per poi offrirlo al giudizio degli altri: può darsi che non vedano mai la bellezza o l’essenza che noi vediamo. Per questo dico che sono grata di poter creare in modo autentico, dal cuore: che venga compreso o meno, il solo fatto di creare è una benedizione. Ringrazio per tutto l’amore e il supporto. Per il grande amore e rispetto.

Articolo a cura di Angela Todaro

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