Il producer italiano Godblesscomputers completa il dittico iniziato con Late Night Dance e pubblica il nuovo EP Dance Until Dawn per Delicieuse Records. Dieci tracce divise in due capitoli, tra jazz house, groove caldo e visione narrativa: “Volevo raccontare la natura ciclica della vita”.
A distanza di pochi mesi da Late Night Dance, Godblesscomputers torna a completare il suo nuovo capitolo discografico con Dance Until Dawn, in uscita il 13 febbraio per Delicieuse Records su tutte le piattaforme digitali.
Il producer e DJ Lorenzo Nada chiude così un cerchio pensato fin dall’inizio come un viaggio in due atti: notte e alba, oscurità e luce, inverno ed estate. Se Late Night Dance era immersione nella dimensione più notturna e club-oriented, Dance Until Dawn si presenta come una capsula complementare, sospesa nel tempo, dove elettronica, jazz e house si intrecciano in un equilibrio caldo e ipnotico.
I due EP insieme formano Late Night Dance Until Dawn: dieci tracce divise in due blocchi simmetrici, concepite come un unico racconto sonoro. Una visione che riflette l’identità di Godblesscomputers, nato nel 2011 durante il periodo berlinese di Nada e cresciuto tra beatmaking, cultura del campionamento e culto del vinile.
Dai primi album – Veleno (2014) e Plush and Safe (2015) – passando per la svolta di Solchi (2017) fino alle atmosfere evocative di The Island (2020) e alle più recenti esplorazioni di Faded Views (2023), il percorso di Godblesscomputers ha sempre mantenuto una costante: il groove come linguaggio emotivo, la ricerca timbrica come metodo, il calore come firma.
Con Dance Until Dawn, Nada non aggiunge semplicemente un nuovo tassello alla sua discografia: completa una visione ciclica della musica e della vita, che presto prenderà forma anche dal vivo in un club tour di otto date, con Bologna scelta come cuore simbolico della presentazione ufficiale.
Late Night Dance Until Dawn nasce come progetto unitario diviso in due parti. Quando hai capito che non sarebbe stato un semplice EP ma un racconto in due atti?
L’ho capito man mano che le tracce prendevano forma. Una volta chiuso il primo EP “Late Night Dance” sentivo che mancava qualcosa che completasse il racconto.
Parli di ciclicità, impermanenza, dualismo tra notte e giorno: quanto c’è di autobiografico in questa struttura?
Come sempre la componente autobiografica è centrale nella mia musica. E anche in queste tracce c’è molto di mio.
Se Late Night Dance è il buio fertile del club, cos’è per te l’alba di Dance Until Dawn? Liberazione, consapevolezza, trasformazione?
Le tracce di Dance Until Dawn le ho immaginate come un passaggio tra il buio e la prima luce del mattino.
In questo nuovo EP l’intreccio tra elettronica, jazz e house è molto raffinato e misurato. Hai lavorato più di sottrazione o di stratificazione?
Come sempre cerco di dare un equilibrio al suono delle mie produzioni. Di solito in fase di produzione tendo a lavorare per stratificazione. Quando inizio a lavorare alla struttura, all’arrangiamento e al mix lavoro più per sottrazione cercando di valorizzare le idee e i suoni principali.
Il groove resta centrale: è un fatto culturale (le tue radici black e hip hop) o è ormai una postura artistica?
Direi che la ricerca del groove è legato al mio background e al 90% di quello che ascolto
Sei un collezionista di dischi e suoni: in Dance Until Dawn hai campionato materiale “nuovo” o hai pescato dall’archivio personale?
Mi piace attingere per i sample dalla mia collezione di vinili e dal mio archivio di suoni. Entrambi in continua evoluzione
Quanto conta oggi per te l’elemento umano dentro una produzione elettronica?
Per me è tutto. Ho sempre cercato di distanziarmi dal suono delle macchine e dalla freddezza di un certo tipo di suono. Per questo preferisco lavorare con sample, strumenti musicali e suoni organici
Godblesscomputers nasce a Berlino nel 2011. Che rapporto hai oggi con quella città e con l’estetica berlinese?
Il rapporto con la città è buono. A Berlino ho molti amici e ci sono realtà musicali e discografiche con cui collaboro regolarmente. Ci torno spesso, almeno una volta all’anno. L’estetica berlinese legata al clubbing e alla techno non mi appartiene, ma in città ci sono molte altre scene interessanti
Tornare in Italia ha cambiato il tuo modo di produrre? C’è un suono “mediterraneo” nel tuo modo di intendere la house?
Direi di no. Il ritorno in Italia non ha coinciso con una ricerca artistica legata a tradizioni più “mediterranee”. Ovviamente tutto ciò che vivo è una fonte di ispirazione. Vivo in Italia ma potrei essere anche altrove. Consumo dischi, libri, film e soprattutto esperienze di vita, incontri e viaggi che metto nella mia musica come suggestioni.
Guardando indietro a Solchi, che aveva segnato una svolta anche live, senti di aver chiuso un ciclo o di averlo trasformato?
Con Solchi ho portato per la prima volta dal vivo la mia musica con dei musicisti. Il disco dopo è uscito in piena pandemia quando non si poteva suonare dal vivo. Sono ritornato ad una dimensione live da solo sul palco con i miei visual ed è una formula che mi piace molto. Ma prevedo a breve di ritornare dal vivo con dei musicisti con un progetto nuovo a cui sto lavorando.
Da Veleno a Faded Views, fino ai singoli del 2025: qual è il filo rosso che tiene insieme tutto?
Credo la mia passione per la musica che col tempo continua ad alimentarsi
Se dovessi descrivere il tuo suono oggi a qualcuno che non ti ha mai ascoltato, quali tre parole useresti?
Caldo, avvolgente, cool
Questo progetto nasce con una forte dimensione narrativa. Come si traduce live? Sarà un DJ set, un live ibrido, una performance concettuale?
Sarà un live pensato per il dancefloor con un impianto visual narrativo. Suonerò i miei pezzi nuovi oltre ad alcuni classici dei miei album precedenti. Suonerò anche alcuni miei re-edit di tracce che amo
Dopo aver costruito un’opera divisa in due parti, il live sarà pensato anch’esso come un viaggio dall’oscurità alla luce?
No, il live è stato immaginato più come un viaggio tra suoni e immagini
Nel 2025 hai pubblicato molto: EP, singoli, ora questo dittico. È una fase particolarmente fertile o una scelta strategica?
Io di base faccio musica quasi tutti i giorni. Amo il processo creativo e vedere i pezzi che prendono forma mattone dopo mattone è la cosa che preferisco di questo lavoro. Spesso le scelte legate ai tempi e alle modalità di uscita dipendono dalle etichette con cui lavoro. È anche un momento storico caratterizzato dalla sovra-produzione musicale e le dinamiche imposte dagli algoritmi e dalle piattaforme di streaming spingono gli artisti e le label a dover immettere sul mercato cose sempre nuove.
Cosa ti interessa esplorare ora che hai chiuso questo ciclo?
L’ultimo periodo l’ho passato in studio con dei musicisti a registrare un progetto nuovo che è già pronto. Di solito quando esce un disco è già pronto qualcosa di nuovo. In contemporanea al mio progetto Godblesscomputers poi produco musica con il mio side-project Koralle
In un’epoca di consumo veloce e playlist, proporre un’opera concepita come un viaggio completo è quasi un atto controcorrente. È una scelta politica oltre che artistica?
I mei dischi sono sempre stati concepiti come dei concept album e per me è molto importante che ci sia un racconto dietro ai miei dischi. Dopodiché la scelta di pubblicare diversi singoli per anticipare gli ep è stata una scelta dell’etichetta per cercare di far girare di più le tracce
Con Dance Until Dawn, Lorenzo Nada non si limita a pubblicare un nuovo capitolo discografico: chiude un cerchio. I due EP, pensati come parti complementari di un unico racconto, restituiscono l’immagine di un artista che lavora per sottrazione e profondità, più interessato alla costruzione di un’atmosfera che all’impatto immediato.
In un tempo dominato da singoli e playlist, Godblesscomputers sceglie la forma lunga, la narrazione, il viaggio. Un percorso che parte dal buio del club e si apre lentamente alla luce dell’alba, mantenendo saldo il groove come bussola emotiva.
Articolo a cura di Angela Todaro

Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
