Ed. Mondadori a cura di Giordano Casiraghi
A ottant’anni dalla nascita di Franco Battiato, All’essenza arriva come un oggetto necessario. Non un’operazione nostalgica né un santino postumo, ma un libro che prova a restituire complessità a una figura che, soprattutto negli ultimi anni, rischiava di essere ridotta a etichetta: “maestro”, “guru”, “santone laico”. Tutte definizioni che Battiato non amava e che, paradossalmente, vengono smontate proprio dalle sue parole.
Curato da Giordano Casiraghi – giornalista e autore che ha seguito Battiato fin dagli anni Settanta, assistendo anche alla registrazione di album cruciali come L’era del cinghiale bianco e Apriti sesamo – All’essenza raccoglie dichiarazioni, riflessioni e pensieri estratti da interviste rilasciate a quotidiani, periodici, radio e televisione lungo l’intero arco della carriera. Ogni frase è documentata, contestualizzata, rintracciabile: nulla è lasciato al mito o alla suggestione.
Il risultato, come ammette lo stesso Casiraghi, è qualcosa che somiglia molto a un’autobiografia postuma. Un’autobiografia frammentaria, certo, ma sorprendentemente coerente, in cui emerge l’evoluzione spirituale, artistica e umana di un uomo che ha attraversato la musica pop come un pensatore prestato alla forma-canzone.
Il percorso parte dagli anni Settanta, quando Battiato intraprende quella strada tortuosa che lo porterà a una scelta tanto lucida quanto controintuitiva: cercare il successo popolare senza rinunciare alla propria visione del mondo. «Credo che sia indispensabile che nei miei dischi ci sia la mia visione del mondo», diceva, consapevole che la comunicazione di massa poteva essere un veicolo, non un tradimento. Una convinzione che lo porterà a firmare canzoni capaci di parlare tanto “alla portinaia di casa” quanto a un ascoltatore colto o spiritualmente inquieto.
Non sorprende, quindi, che All’essenza sia entrato rapidamente nella classifica dei libri più venduti, arrivando al terzo posto generale su Amazon e al primo nella categoria musica pop. Un successo che racconta soprattutto un’assenza: quella dello sguardo di Battiato sul mondo contemporaneo. Dal 18 maggio 2021, data della sua scomparsa, ciò che manca davvero non è solo la sua musica – che continua a vivere – ma la sua voce come intellettuale capace di leggere il presente senza semplificarlo.
Viene naturale chiedersi cosa avrebbe detto della pandemia, del conflitto tra Russia e Ucraina, dell’intelligenza artificiale. Perché Battiato, pur predicando il recupero della spiritualità, era tutt’altro che disallineato dal suo tempo. Anzi, spesso lo precedeva. Era un pioniere anche nel rapporto con la tecnologia, e questo libro lo restituisce come figura profondamente moderna, non come icona fuori dal mondo.
Una delle prime citazioni del volume chiarisce immediatamente la sua posizione: «Sono contrario ai guru e non mi piace l’idea che un maestro mi insegni qualcosa». Eppure, suo malgrado, soprattutto nell’ultima fase della carriera, Battiato è stato percepito proprio come questo. All’essenza funziona allora anche come antidoto: non propone verità rivelate, ma un pensiero in movimento, fatto di dubbi, contraddizioni, cambiamenti continui. «Dal mattino alla sera siamo altre persone», diceva, ricordandoci che nulla è fisso, nemmeno l’identità.
Il libro è strutturato in tre sezioni – Spirito, Arte e Materia – che disegnano una mappa della sua ricerca. Dentro ci sono riflessioni su amore, sesso, alimentazione, educazione, guerra, morte e, naturalmente, musica. Ma tutto converge verso un’idea centrale: la responsabilità individuale dell’evoluzione personale. «L’opera d’arte più meravigliosa e compiuta che una persona può fare è su se stessa», affermava. Un concetto che attraversa l’intero volume come un basso continuo.
Tra le pagine emerge anche il lato più intimo e contemplativo dell’uomo: il Battiato meditativo, amante della concentrazione e delle piccole cose, affascinato dalla figura dell’eremita, colpito da uno sguardo più che da mille parole. E infine, una dichiarazione che suona come testamento: «Cosa mi piacerebbe rimanesse di me in questo transito terrestre? Il mio suono, necessariamente il suono quale vibrazione di quello che sono».
Franco Battiato. All’essenza è un libro da tenere sul comodino, da aprire a caso, da leggere lentamente. Non offre risposte facili, ma pone buone domande. E in un’epoca che ama le certezze granitiche e diffida della complessità, è forse questo il lascito più prezioso di un artista che ha sempre camminato “diversi passi avanti rispetto agli altri”.
Articolo a cura di Angela Todaro

Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
