Maggio 11, 2026
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FIRENZE – Non è stato solo un concerto. “Sos Palestina”, l’evento organizzato da Piero Pelù all’Anfiteatro Ernesto De Pascale alle Cascine, si è trasformato in una vera e propria presa di posizione politica collettiva. Oltre duemila persone si sono ritrovate nel cuore verde della città per sostenere la causa palestinese, in un momento in cui la crisi umanitaria a Gaza raggiunge livelli sempre più drammatici nel silenzio – o nella complicità – delle principali istituzioni internazionali.

La serata, il cui ricavato è stato destinato alle attività di Medici Senza Frontiere nella Striscia di Gaza, ha visto un susseguirsi di interventi e performance artistiche, ma soprattutto ha rappresentato un’occasione per ribadire un messaggio chiaro: la pace è impossibile senza giustizia, e la giustizia richiede responsabilità politica, non solo compassione.

Sul palco, accanto a Pelù, anche Angelo Rusconi, operatore umanitario appena rientrato da Gaza con MSF, che ha portato una testimonianza diretta su quello che ha definito «un massacro in piena regola, aggravato dal blackout delle comunicazioni imposto dall’IDF per coprire le violazioni del diritto internazionale».

Pelù non ha usato mezzi termini:
«Assistiamo a crimini di guerra in diretta. Chiediamo la fine dell’impunità e il deferimento dei responsabili alla Corte penale internazionale dell’Aja. Non ci sarà mai pace nel mondo senza una giustizia reale».
Ha poi concluso annunciando una nuova edizione del concerto: “Sos Palestina 2” è già in programma per il 20 giugno 2026.

In molti hanno scelto di esserci non solo per solidarietà, ma per affermare una presa di posizione politica precisa. «Forse il nostro grido non fermerà i bombardamenti, ma può impedire che vinca la rassegnazione», ha detto una ragazza in fila per entrare. Un ragazzo con la kefiah ha aggiunto: «La nostra voce, insieme, può rompere il silenzio internazionale. È un dovere morale esserci».

Quella di ieri è stata anche una manifestazione di rifiuto verso una narrazione sempre più distorta del conflitto israelo-palestinese, che tende a oscurare le responsabilità delle potenze coinvolte, la violenza dell’occupazione e le violazioni quotidiane dei diritti umani nei territori palestinesi.

Tra i presenti, molti membri della comunità musulmana fiorentina, tra cui palestinesi con legami diretti con la Cisgiordania:
«Non c’è solo Gaza. La situazione rischia di esplodere in tutta la Palestina. Serve una mobilitazione internazionale vera, non solo parole di circostanza», ha dichiarato un partecipante.

Significativa anche la presenza degli operai della ex Gkn di Campi Bisenzio, da tempo protagonisti di mobilitazioni sociali e sindacali in tutta Italia. Dal palco hanno rilanciato l’appuntamento del 18 ottobre con il corteo “Il futuro irrompe”, ponendo un legame diretto tra giustizia sociale e giustizia internazionale.

L’iniziativa ha visto la partecipazione di numerosi artisti, uniti da un messaggio comune: la cultura non è neutrale. Sul palco si sono esibiti, gratuitamente, Afterhours, Bandabardò, Emma Nolde, Fast Animals and Slow Kids, Ginevra Di Marco e Tre Allegri Ragazzi Morti. A firmare il manifesto ufficiale dell’evento è stato Zerocalcare, da sempre vicino alla causa palestinese.

Il concerto ha avuto il merito di riportare l’attenzione su un conflitto troppo spesso ridotto a cronaca bellica o a schermaglie diplomatiche. «Quello che succede a Gaza – ha ricordato l’imam di Firenze, Izzedin Elzir – è visto anche da chi vive sotto assedio. Ogni iniziativa qui è un filo di speranza per chi sente di essere stato abbandonato. La politica è sorda, ma l’umanità, a volte, riesce ancora a farsi sentire».

“Sos Palestina” non è stata soltanto una serata di musica, ma un atto di resistenza civile, un richiamo alla responsabilità delle istituzioni italiane ed europee, accusate da molti dei partecipanti di una pericolosa ambiguità nei confronti delle azioni israeliane. In piazza, tra le bandiere, tanti cartelli chiedevano la fine dell’occupazione, la protezione dei civili, lo stop agli accordi militari con Israele.

La domanda che resta, dopo il concerto, è la stessa pronunciata da Pelù sul palco: «Dove sono finiti i diritti umani? E quanto ancora dovremo gridare prima che qualcuno ascolti?»

Articolo a cura di Angela Todaro

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