Agosto 20, 2026
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Ci sono concerti che si ascoltano. E poi ci sono quelli che sembrano appartenere al luogo che li ospita, come se fossero sempre stati lì, in attesa di trovare il momento giusto per manifestarsi. A Tharros, tra le rovine affacciate sul mare della penisola del Sinis, Carmen Consoli ha portato “I segreti dell’anima”, un progetto essenziale, raccolto, quasi sussurrato, trasformando il palco del Dromos Festival 2026 in uno spazio di confessioni condivise.

Non era un concerto costruito per stupire con gli effetti speciali. Al contrario. La forza della serata è stata proprio la sottrazione: una versione unplugged, intima, in cui ogni nota, ogni parola e ogni pausa trovavano il proprio peso nel silenzio dell’area archeologica. Un equilibrio raro, in cui la musica sembrava dialogare con le pietre millenarie e con il respiro del mare.

Il titolo dello spettacolo, I segreti dell’anima, entrava in perfetta sintonia con il filo conduttore dell’edizione 2026 del Dromos Festival, “Dromos Secrets”. Non un semplice richiamo tematico, ma un vero percorso emotivo costruito attraverso racconti, ricordi e canzoni che hanno attraversato il repertorio della cantautrice siciliana con una prospettiva nuova, più fragile e allo stesso tempo più intensa.

Ad accompagnare Carmen Consoli c’era una formazione ridotta ma di straordinaria eleganza. Alla voce e alla chitarra della “Cantantessa” si sono affiancati Massimo Roccaforte alle chitarre, Claudia Della Gatta al violoncello ed Emilia Belfiore al violino. Un quartetto capace di scolpire arrangiamenti delicati, nei quali gli archi non facevano da semplice accompagnamento, ma diventavano voce narrativa insieme alla protagonista.

La dimensione acustica ha restituito alle canzoni una luce diversa. I brani, spogliati di ogni sovrastruttura, si sono rivelati per quello che sono sempre stati: storie. Storie di inquietudini, desideri, memoria e resistenza, raccontate con quella scrittura raffinata che ha reso Carmen Consoli una delle figure più autorevoli della canzone d’autore italiana.

In un festival che ha scelto il tema del segreto come chiave di lettura del presente, la serata di Tharros ha dimostrato che il mistero più interessante resta quello custodito nelle emozioni. Nessuna scenografia avrebbe potuto competere con il tramonto sul mare, nessun artificio avrebbe aggiunto qualcosa alla forza di una voce capace di creare un dialogo diretto con il pubblico.

A rendere l’appuntamento ancora più speciale c’era un dettaglio non secondario: quella di Tharros era l’unica data in Sardegna di questo progetto esclusivo. Un’occasione irripetibile che ha richiamato spettatori da tutta l’isola, consapevoli di assistere a qualcosa destinato a rimanere unico.

Quando le ultime note si sono dissolte tra le colonne dell’antica città fenicio-romana, è rimasta la sensazione di aver partecipato non semplicemente a un concerto, ma a un rito collettivo fatto di ascolto, memoria e bellezza. Perché, in fondo, i segreti dell’anima non chiedono di essere spiegati. Chiedono soltanto di essere ascoltati.

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