Ottobre 5, 2026
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La controversa presa di posizione di Boy George sul conflitto israelo-palestinese non accenna a spegnersi. Anzi, ora entra direttamente dentro i Culture Club. Dopo aver pubblicato a fine luglio We Will Dance Again, brano apertamente schierato con Israele e fortemente critico nei confronti della solidarietà internazionale alla Palestina, il cantante ha annunciato che i musicisti della band dovranno eseguire la canzone dal vivo. Chi si rifiuterà, ha fatto sapere, rischia di essere licenziato.

«La verità è che se avessi cercato di scrivere We Will Dance Again con qualsiasi musicista, mi avrebbe ostacolato», ha raccontato Boy George in un messaggio pubblicato su Instagram. Secondo il cantante, anche adesso alcuni componenti della formazione starebbero valutando se accompagnarlo o meno nell’esecuzione del brano. La sua risposta è stata netta: «Quelle persone saranno licenziate».

Non è chiaro a chi si riferisse esattamente. La formazione attuale dei Culture Club comprende, oltre a Boy George, i membri storici Roy Hay e Mikey Craig, affiancati dal batterista John Themis e da altri musicisti impegnati nelle attività dal vivo della band.

Il nuovo capitolo della vicenda arriva dopo settimane di polemiche. We Will Dance Again, presentata inizialmente sui social con il titolo ebraico עוד נרקוד e accompagnata dalla parola «Shalom», respinge esplicitamente l’uso del termine «genocidio» per descrivere la guerra a Gaza. Nel testo Boy George attacca inoltre alcuni musicisti che hanno manifestato sostegno alla causa palestinese, accusandoli di aderire a una narrazione alimentata dalla propaganda online.

Il cantante ha spiegato di aver scritto la canzone dopo aver visitato a Londra una mostra dedicata al Nova Music Festival e dopo aver incontrato alcune persone legate all’attacco del 7 ottobre 2023. Nelle sue intenzioni, il brano sarebbe un messaggio «a favore della pace». Il risultato, però, ha prodotto una sequenza di conseguenze tutt’altro che pacifiche.

Boy George ha lasciato la produzione londinese di Jesus Christ Superstar, nella quale avrebbe dovuto interpretare Erode, e ha chiuso i rapporti con Tony Pontius, manager della sua etichetta Boy George Presents. Pontius si era infatti rifiutato di pubblicare il brano.

Poi è arrivato il caso Bandcamp. La piattaforma ha rimosso We Will Dance Again, indicando come motivazione le proprie regole sulla musica realizzata interamente, o in misura sostanziale, attraverso l’intelligenza artificiale. Boy George ha confermato di aver utilizzato strumenti di AI durante la produzione, ma ha respinto la spiegazione, sostenendo che dietro la rimozione ci fosse in realtà il contenuto politico della canzone. Ha quindi accusato Bandcamp di essersi «piegata alla pressione degli antisemiti».

Ed è proprio l’intelligenza artificiale ad aprire un altro fronte nella sua difesa del brano. Secondo Boy George, uno dei vantaggi dell’AI sarebbe la possibilità di lavorare senza quelli che definisce «gatekeeper», cioè gli intermediari capaci di frenare o condizionare una scelta creativa. «Rimuove tutte le interferenze umane», ha sostenuto.

Il cantante ha anche rivendicato per sé la paternità artistica di We Will Dance Again, ricordando che nei Culture Club il suo ruolo è soprattutto quello di autore di testi e melodie, anche se non suona strumenti.

Per ora, la canzone resta disponibile in download attraverso Payhip. Ma la questione non riguarda più soltanto un singolo controverso o una piattaforma che lo ha rimosso: con l’ultimatum rivolto ai musicisti, la battaglia di Boy George è arrivata nel cuore stesso della band che lo ha reso famoso.

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