Giugno 25, 2026
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Il concerto delle Bambole di Pezza al Teatro Concordia di Venaria Reale arriva in un momento particolarmente significativo per la band, che con il progetto “5” ha segnato una nuova fase del proprio percorso artistico. Il numero non è casuale: rappresenta le cinque componenti del gruppo, i lavori pubblicati e anche un equilibrio tutt’altro che stabile, proprio come la loro identità musicale in continua evoluzione.

L’esibizione e i nuovi brani mostrano una band più consapevole e matura, capace di muoversi tra energia e introspezione. L’apertura è affidata a un pezzo carico di spinta generazionale, che subito definisce il tono dello spettacolo: ritmo serrato, attitudine punk e voglia di rompere gli schemi.

Tra i momenti più intensi spicca il brano presentato a Sanremo 2026, “Resta con me”, che porta sul palco una forte componente emotiva. È una canzone che parla di fragilità e resistenza, del restare anche quando tutto sembra spingere altrove, e dal vivo riesce a creare un’atmosfera raccolta ma molto sentita.

Non manca lo sguardo sulla contemporaneità, con pezzi che raccontano una generazione sospesa tra connessione continua e smarrimento, tra pressioni sociali e ricerca di identità. Alcuni brani giocano con l’immaginario pop e con il tema dell’immagine pubblica, mettendo in luce la consapevolezza di vivere in un’epoca dominata dallo sguardo degli altri.

Accanto a questa dimensione più immediata, emergono anche momenti più profondi e riflessivi. In alcune canzoni il suono si fa più ampio e rarefatto, quasi sospeso, per raccontare il cambiamento personale, la crescita e la sensazione di perdere equilibrio mentre si cercano nuove direzioni. È in questi passaggi che la band mostra il lato più introspettivo del progetto.

Molto apprezzata anche la reinterpretazione di “Occhi di gatto” di Cristina D’Avena durante la serata cover. Il brano, storico e legato all’immaginario televisivo di più generazioni, viene trasformato in una versione rock che mescola nostalgia e energia contemporanea. Il risultato è un vero cortocircuito generazionale, in cui il richiamo all’infanzia si intreccia con l’attitudine grintosa della band, rendendo l’esibizione uno dei momenti più sorprendenti della serata.

La chiusura del progetto lascia invece un senso di coesione e solidità: un finale che ribadisce l’identità compatta delle cinque musiciste, unite da un suono riconoscibile e da una forte energia collettiva, pronte a portare tutto questo anche nei prossimi live.

Photo Credit Marco Ritoli

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