Aprile 20, 2026
IMG_8595

Ieri sera, l’Hiroshima Mon Amour ha ospitato una delle band più interessanti e camaleontiche della scena torinese: gli Atlante. Il power trio, fresco del suo terzo album Poi Rinascere (Believe / Pioggia Rossa Dischi), ha portato in scena un live che, come la loro musica, ha saputo navigare tra luci e ombre, elettronica e rock, senza mai perdere quella tensione emotiva che caratterizza la loro proposta artistica.

Fin dalle prime note, è apparso evidente che gli Atlante non si limitano a riproporre il loro album in versione “da concerto”: la loro musica si trasforma, si espande e, attraverso la complicità di una sezione ritmica che merita un applauso a parte, assume una nuova vita. In apertura, l’arpeggio di 27 ha dato il via a un viaggio sonoro che è stato più un’esperienza sensoriale che un semplice concerto. Il beat profondo e l’atmosfera quasi eterea hanno fatto da cornice a una performance vocale che, seppur lontana dal clamore, ha colpito dritto al cuore.

Dita, singolo estratto recentemente, ha conquistato la scena con la sua potenza iniziale, per poi svilupparsi in un ponte più riflessivo e atmosferico, creando un perfetto equilibrio tra tensione e distensione. L’uso delle voci effettate, tra autotune e vocoder, ha aggiunto quella dimensione surreale e ipnotica che è un tratto distintivo del loro sound, ma è stato nella potenza di Antipodi, con le sue strofe urlate e l’intensità che cresceva di minuto in minuto, che la band ha davvero fatto esplodere l’energia della serata.

A metà set, Animali Selvatici ha riportato la calma prima che la sala si riscaldasse nuovamente con Mostri negli Armadi, un brano che ha preso il volo subito dopo un breve rallentamento, mantenendo alta la tensione e incollando il pubblico a ogni battito. Il vero cuore pulsante della performance è arrivato con Sabbia, dove la sezione ritmica, con i suoi bassi potenti e il fuzz della chitarra, ha creato un muro sonoro che ha fatto vibrare ogni angolo del locale. È stato impossibile non lasciarsi travolgere dall’arrangiamento perfetto e dal coinvolgimento della band.

Il finale, con la splendida Primavera, è stato un susseguirsi di emozioni, lasciando che l’elettronica e il rock si fondessero in un crescendo finale che ha chiuso il cerchio di un concerto intenso e ben strutturato. La band ha confermato ancora una volta la sua capacità di muoversi tra diversi generi e atmosfere, facendo del live un’esperienza che, come l’album, è riuscita a esplorare il significato della “rinascita”, di una continua evoluzione sia musicale che personale.

Gli Atlante sono una di quelle realtà che, ascoltandole dal vivo, rivelano la loro vera essenza: una band in continuo divenire, capace di sorprendere e coinvolgere. Il consiglio, quindi, è di non perderli alla prossima occasione. In ogni loro performance c’è sempre qualcosa di nuovo, qualcosa da scoprire. E chi sa cosa riserverà la loro prossima “rinascita”?

Scaletta del 16/1

  1. Dita
  2. Antipodi
  3. Murphy
  4. Naufraghi
  5. Resti
  6. L’inizio è la mia fine
  7. 27
  8. Sabbia
  9. Mostri nell’armadio
  10. Materia
  11. Atlas
  12. Diciannove
  13. Venere
  14. Bolle
  15. Animali selvatici
  16. Lamiera
  17. Crociate
  18. Primavera

Photo Credit: Emanuela Trossero

Lascia un commento

error: Questo contenuto è protetto!