Maggio 11, 2026
LA NINA 0

La Seconda Serata con La Nina del Sud e Marco Castello

È arrivato alla sua nona edizione, e Artico Festival non smette di sorprendere. Quest’anno, ospitato nella suggestiva cornice del Parco della Zizzola di Bra, il festival ha riscritto la sua storia con un sold-out che ha lasciato il segno, segnando un record senza precedenti.

L’inizio della serata è stato affidato a Edera, il progetto solista di Margherita Ferracini, musicista torinese già nota per la sua esperienza nel gruppo alt-rock Irossa. Una scelta decisamente intima, quella di un palco piccolo e nascosto, ma che si è rivelata una perfetta introduzione per l’atmosfera della serata. A accompagnarla, il talento di Claudio Lo Russo, chitarrista e cantante degli Atlante, ha costruito un’atmosfera che trascendeva i confini tra la delicatezza delle melodie di Edera e la potenza di suoni elettronici. La sua voce fragile ma decisa si è fusa a una ritmica incalzante e distorta, creando un paesaggio sonoro che ha catturato l’attenzione, nonostante il ridotto spazio.

Proseguendo la serata, l’attesa è cresciuta, culminando nell’esibizione di La Niña, il progetto di Carola Moccia, una delle artiste più singolari della scena musicale italiana. La Niña ha subito chiarito il tono dell’esibizione: un’eleganza selvaggia e al tempo stesso potente, dove ogni nota suonava come una dichiarazione d’intenti.

La potenza de La Niña sta nella profondità dei suoi testi, che parlano di natura, di animali – in particolare di gatti – ma anche di temi più complessi, come la migrazione e la condizione femminile. “Oinè“, il brano che racconta il dissing tra un serpente e un gatto, diventa metafora di una lotta di sopravvivenza, ma è con “Fortuna” che l’artista fa veramente centro. Raccontando la storia di Fatima, una giovane madre migrante, il pezzo esplora il dramma e la speranza di chi attraversa il mare per arrivare in Italia. È un inno alla resistenza e alla forza, e le sue parole risuonano come un grido di solidarietà.

Nonostante La Niña affermi di non scrivere molto d’amore, la sua musica è un atto di amore puro. Amore per la sua terra, per le storie che vuole raccontare, e per il pubblico che segue ogni parola e ogni suono con un’attenzione rara. La versione rivisitata di “Maruzzella” e “Era de maggio” di Salvatore Di Giacomo è un esempio di come La Niña sappia sedurre e coinvolgere senza mai perdere la sua autenticità. La sua “Manalonga” è forse la canzone più intensa della serata: un omaggio a una strega beneventana, in cui l’artista racconta la depressione e l’empatia come via di uscita, portando il pubblico in una dimensione intimamente personale e universale al contempo.

Il passaggio a Marco Castello sembra quasi inevitabile, visto il legame profondo che lega i due artisti. Castello sale sul palco con un’energia travolgente, vestito in modo spensierato e con l’occhiale scuro. Con la sua band, che include Giuseppe Molinari alla batteria, Daniele Bronzini alla chitarra e una sezione fiati che non smette mai di entusiasmare, Castello regala una performance che esprime al meglio la sua visione musicale: un mix di folk, rock e tanta energia.

Le canzoni tratte dall’album “Contenta Tu” e “Pezzi della Sera” hanno fatto ballare il pubblico, mentre “Beddu” e “Polifemo” hanno alzato ulteriormente il livello di coinvolgimento. L’intesa con il pubblico è palpabile, e a un certo punto, una piccola sorpresa arriva dal palco: un aeroplanino di carta con un numero di telefono. Ma il vero momento di pura magia è quando La Niña lo raggiunge di nuovo sul palco per una versione chitarra e voce di “I’ te vurria vasà”. La pietra miliare della musica napoletana, reinterpretata da loro due, sembra riassumere l’anima stessa di Artico Festival: un connubio di tradizione e modernità, di radici e sperimentazione.

La serata si conclude con “Torpi”, ma le emozioni sono difficili da spegnere. Artico è più di un festival. È una celebrazione di tutto ciò che la musica può offrire: il piacere di scoprire nuove voci, di ascoltare storie che parlano di noi, di sperimentare attraverso le sonorità, senza preconcetti, senza limiti. Se l’edizione di quest’anno è stata un successo, non c’è dubbio che l’Artico Festival stia diventando un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di musica e cultura. Un evento che non è solo una questione di suono, ma una vera e propria esperienza da vivere a 360 gradi.

Photo Credit: Vincenzo Nicolello

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