Maggio 19, 2026
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Quando ascolti Any Other ti aspetti che Adele Altro abbia un’aura misteriosa, eterea. Invece a salire sul palco è una persona umanissima, genuina, che mette a suo agio il pubblico con la sua semplicità. È proprio questo contrasto ad aumentare la poesia della sua musica, l’atmosfera magica che ieri sera ha tenuto tutto il pubblico rapito e attento. Sabato 9 maggio Adele Altro, cantautrice e polistrumentista italiana caratterizzata da una ripresa dell’indie rock d’oltreoceano, è stata accompagnata da Marco Giudici, Nicholas Remondino e Giulio Stermieri. Tutti e quattro hanno incantato Torino allo Spazio211.

Incredibile è stato il susseguirsi delle sensazioni suscitate dai brani che hanno eseguito: la quotidianità descritta da Adele Altro, cantata con quella voce morbida e limpida, ha creato un’atmosfera quasi irreale e sospesa. Noi che eravamo tra il pubblico eravamo completamente rapiti dalla musica, dalla voce, dai testi. Sarebbe facile colpire “solo” con delle parole scritte bene, in grado di cogliere nel profondo, ma non si tratta solo di questo. Anche le canzoni in inglese e addirittura quelle in giapponese – inevitabilmente meno comprensibili – hanno contribuito quanto quelle in italiano alla medesima atmosfera. È proprio il progetto Any Other ad essere magico e speciale. Non è musica per tutti certo, ma fidatevi se vi dico che chiunque è rimasto colpito dalla sensibilità portata sul palco e cantata tra noi.

Any Other ha eseguito tutto il suo ultimo lavoro Per te, che non ci sarai più – di cui trovate la recensione sempre qui – scegliendo di aprire il concerto proprio con la sua canzone di chiusura, che dà il titolo all’EP. Lo ha inframmezzato con alcuni dei suoi pezzi più famosi tratti dagli altri album, in particolare da Stillness, stop: you have a right to remember, da cui ha tratto Stillness, stop, Zoe’s Seeds, Awful Thread ed Extra Episode. Non sono mancati però brani di Two, Geography, di cui ha fatto Walkthroug e, in forma solista, la bellissima Mother goose. L’eclettismo linguistico è rimasta una caratteristica forte, testimoniato dai brani giapponesi Kono mama de ii, dell’ultimo EP, e da una cover di Yumi Arai. Infine, il concerto si è concluso con uno dei suoi pezzi più belli e forse il mio preferito: Sonnet #4, l’unico tratto da Silently. Quietly. Going away.

Ieri sera, Any Other ha confermato nuovamente il suo grandissimo talento e la sua innata capacità di far percepire al pubblico la sua grande sensibilità. E lo ha fatto con una semplicità e genuinità tale da lasciare senza parole, e che sono stata piacevolmente stupita di vedere.

Articolo a cura di Emma Salone

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