Luglio 17, 2026
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Il Camaleonte Tour arriva a Torino e, per una sera, il Magazzino sul Po smette di essere un locale e diventa un posto dove riconoscersi. Non è solo un concerto: è una stanza piena di persone che parlano la stessa lingua, anche quando nessuno dice niente.

Ad accendere la miccia ci pensa Selli, alias Selene Greco, classe ’95, torinese fino al midollo. Porta sul palco un set essenziale, emotivo, senza filtri: canzoni che si muovono tra fragilità e confessione, con quella scrittura intima che non ha bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare. E infatti il pubblico la segue, in silenzio, fin da subito.

Poi tocca ad Alberto Bianco. Rientra a casa con un disco nuovo in tasca (fuori dal 6 febbraio) e l’aria di chi non deve dimostrare niente. Sul palco con lui ci sono due che non fanno da contorno ma da colonna portante: Roberto “Bob” Angelini e Andrea “Fish” Pesce. Tre musicisti, un equilibrio che sembra venire da lontano.

Quello che succede da lì in poi è difficile da incasellare. Non è solo una scaletta: è un flusso. I brani si allungano, si trasformano, respirano. Ci sono deviazioni improvvise, battute che spezzano la tensione, momenti in cui tutto si ferma e altri in cui invece scorre leggero, senza sforzo. Il palco e la platea si parlano continuamente, senza bisogno di intermediari.

Il pubblico sta al gioco: ascolta, assorbe i pezzi nuovi senza distrazioni, poi si apre nei ritornelli che conosce a memoria. E lì si vede tutto — Bianco che sorride, si lascia attraversare da quelle voci, quasi sorpreso.

Le canzoni storiche arrivano come vecchi amici: “Mela”, “Le stelle di giorno”, “Filo d’erba”, “Volume”. Non sono nostalgia, sono coordinate. E con Angelini e Pesce acquistano sfumature nuove, piccoli dettagli che le spostano appena, quel tanto che basta per farle suonare diverse senza tradirle.

C’è anche spazio per un passaggio più raccolto, quando Bianco e “Fish” Pesce si ritagliano un momento loro e riprendono Imparare dal vento dei Tiromancino in una versione asciutta, senza orpelli. Funziona proprio per quello: perché non cerca di stupire.

Alla fine, più che la scaletta, resta la sensazione. Di aver assistito a qualcosa di vivo, non replicabile. Un concerto che non si limita a essere suonato, ma succede.

E sì, usando le parole di uno dei brani nuovi, questo live “prende bene”. Ma soprattutto lascia addosso quel calore difficile da spiegare, che capita solo quando la musica smette di essere sottofondo e torna a essere esperienza condivisa.

Articolo e Photogallery a cura di Emanuela Trossero

Scaletta del concerto:

Camaleonte tour primavera 2026

-A casa di Mimi-

Due parole-

Il tempo è un bastardo-

L’amore è anarchia-

Assiere-

Camaleonte-

Il serpente maculato dei cespugli Coda Catalano

-In treno-

Prenditi bene

-Mela (albi solo)-

Volume (albi solo)

……….

-Imparare dal vento

-Filo d’erba

-Quello che non hai

-Corri corri

-Biglie

-Le stelle di giorno

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