Luglio 24, 2026
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Al concerto di Milano, Ernia sceglie di mettersi in discussione e, insieme a lui, un’intera scena rap. Sul palco passano diversi nomi – da Fabri Fibra a Marracash, fino a Tedua, Lazza, Rkomi, Bresh e Kid Yugi – mentre resta sospesa una domanda di fondo: si fa ancora musica per passione o soprattutto per guadagno?

All’Unipol Forum, nella prima delle tre date finali del tour, lo spettacolo prende la forma di un vero e proprio “processo”. Prima dell’ingresso, sui led scorrono immagini che raccontano il suo passato: richiami a scuola, la famiglia che lo sprona a rientrare, un contesto in cui tutti sembrano dirgli cosa fare. Poi l’adolescenza e un episodio che lo porta davanti a un giudice, il quale gli chiede se abbia agito per soldi o per amore. La risposta viene rimandata, lasciando il pubblico in attesa fino alla fine.

La scaletta è ampia, con oltre trenta brani, anche se alcuni vengono accorciati per fare spazio agli ospiti. L’apertura con “Mi ricordo” introduce subito un tono autocritico verso una scena partita dalla passione e approdata al successo economico. Subito dopo, “Vivo” rafforza l’idea del confronto, anche visivamente, con il richiamo al tribunale milanese. Brani come “Così stupidi” riportano invece alle origini, evocando le influenze e le pressioni esterne che modellano un percorso artistico.

La band accompagna con equilibrio, mantenendo compatto il suono e lasciando spazio alla voce. In questo contesto emerge bene la cifra stilistica di Ernia: un passaggio fluido tra rap più crudo e aperture melodiche, senza forzature. Davanti al pubblico di casa, il legame è evidente e dichiarato, con riferimenti agli inizi nei piccoli locali milanesi.

Una parte centrale del live è dedicata ai brani delle origini, dove il racconto personale diventa collettivo. Qui il flow è più serrato, meno orientato ai ritornelli e più diretto. Dal vivo questi pezzi conservano un’energia più grezza, meno rifinita ma molto incisiva.

La presenza scenica è essenziale ma efficace: pochi gesti, mirati, bastano a creare connessione. Anche vocalmente alterna con sicurezza parti rappate e momenti più melodici, mantenendo controllo e intonazione.

Con “Non piangere” il concerto entra in una fase più emotiva, tra ricordi personali e legami con il quartiere d’origine. L’intensità cresce fino al primo momento corale con gli ospiti Rkomi, Tedua e Lazza, che riportano sul palco un’energia più street.

Da lì lo spettacolo si apre a una riflessione più ampia: immagini di grandi figure della cultura italiana accompagnano l’idea che molte cose nascono dall’amore ma finiscono per diventare anche fonte di denaro. Il tema torna esplicito in diversi brani, fino ad allargarsi a una critica del materialismo contemporaneo.

L’arrivo di Kid Yugi aggiunge una carica più ruvida, mentre con Fabri Fibra e Marracash il livello si alza ulteriormente: la loro presenza viene accolta come un riconoscimento a due pilastri del rap italiano e dà al concerto un respiro più generazionale.

Nel finale il tono si fa intimo. Tra dediche personali e momenti di forte coinvolgimento emotivo, il pubblico accompagna ogni parola. La chiusura arriva con un senso di gratitudine verso chi ha sostenuto il percorso fin dall’inizio.

A quel punto, la domanda iniziale trova una risposta implicita: passione e successo economico possono convivere, ma solo se non si perde il legame con il proprio pubblico e con le motivazioni da cui tutto è partito.

Photo Credit Manuel Corti

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