Maggio 19, 2026
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Al Flowers Festival, gli Afterhours non hanno suonato una semplice scaletta celebrativa: hanno acceso un vero incendio emotivo. Quella che doveva essere una festa per i vent’anni di “Ballate per piccole iene” si è trasformata in un’esplosione di energia rock davanti a un pubblico numeroso e appassionato.

L’inizio è stato tutto un crescendo: cinque ledwall dietro il palco hanno raccontato per immagini “Ballate per piccole iene”, con il suo sound cupo e carico di tensione. Il ritmo, oscuro e potente, ha raggiunto il suo culmine in brani come “La vedova bianca”, dove ogni nota sembrava colpire dritta allo stomaco.

Poi, quando la band ha scelto di omaggiare Fabrizio De André con “La canzone di Marinella”, l’accoglienza è stata da brividi: applausi autentici e rispettosi. Da lì in poi è stato un vortice: “Strategie”, “Germi”, “Lasciami leccare l’adrenalina”, “Dea”, “La verità che ricordavo”, “Male di miele”. Ogni titolo una bomba, e Manuel Agnelli, con il suo ghigno, ha proprio cavalcato il pogo chiedendo al pubblico di formare un cerchio infernale.

L’atmosfera è diventata strada, corpo, suono. Un’energia primordiale, condivisa, sudata, viscerale. Un pugno nello stomaco, ma in senso positivo: “una delle serate più coinvolgenti mai fatte dagli After”, hanno detto a fine concerto alcuni fan storici.

Non manca il momento iconico con “Quello che non c’è” e “Non è per sempre”, appena diventato Disco d’Oro (26 anni dopo l’uscita!): adrenalina pura e sentimento. Sul palco Agnelli ha scelto anche di rompere il ritmo con un tocco di attualità, ricordando con forza la tragedia in Palestina e invitando tutti a fare qualcosa per un vero “cessate il fuoco”.

Risuona ancora “Padania”, da pelle d’oca, con versi che pesano come pietre: “Fare parte di un amore… anche quella più crudele”. È un gesto potente, intenso, che svela l’identità del gruppo oggi: cresciuto, consapevole e ancora profondamente inquieto.

Con “Ballate per piccole iene” gli Afterhours hanno portato a Collegno una band ritrovata, autentica e orgogliosa di esserlo. Il loro live è stato tutto tranne che nostalgia: è stato rock in forma pura, oggi, ora. E se il passato è sacro, il presente suona ancora meglio.

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