Maggio 25, 2026
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Arrivano i momenti in cui viene l’ora di salutarsi. E quando dietro a questi momenti c’è una lunga storia, dentro la quale sono trascorse ripetute e vibranti emozioni, arrivare al momento dei saluti diventa complicato. Così, è complicato per il pubblico sapere di avere un’ultima occasione per assistere a uno spettacolo live di un artista che ha annunciato di essere giunto all’ultimo tour. Se poi, al momento della partecipazione dell’evento, le emozioni rivivono nella maniera più intensa e le vibrazioni tornano a farsi potenti, allora credere di essere davvero all’ultimo appuntamento risulta una sensazione davvero straniante. Perché alla fine del concerto, è istintivo pensare di voler partecipare nuovamente e di voler rivivere ancora tutta la gioia di una serata esaltante, dove la musica trionfa e la partecipazione è travolgente.

Il passaggio del Notte Rosa Final Tour all’interno degli eventi musicali che impreziosiscono l’estate siciliana grazie al ricchissimo cartellone del Catania Summer Fest è allora un appuntamento straordinario, a cui non manca di rispondere un numeroso pubblico, consapevole dell’eccezionalità dell’evento.

Era l’estate del 1977 e tutta l’Italia ascoltava e cantava “dammi il tuo vino leggero, che hai fatto quando non c’ero, e le lenzuola di lino” e si lasciava trasportare, in un irresistibile crescendo, nel grido “Ti amo, ti amo, ti amo”. Poi, nelle estate appena successive, sarebbero arrivate canzoni intramontabili: “Tu” e “Gloria”. Si dirà: ma ogni estate ha i suoi tormentoni e le sue hits ed anche oggi la stagione estiva è colorata di musica leggera. Però, quanto durerà?

Ecco, da questo punto di vista, ogni confronto è impietoso e anche pensare di essere di fronte a un final tour, assistendo all’esibizione di un sempre ruggente Umberto Tozzi e alla riproposizione di brani straordinariamente integri nella loro vitalità, crea l’impressione di una durata nel tempo che abbatte lo stesso significato della parola fine.

La straordinarietà dell’appuntamento, d’altra parte, è da valorizzare e da apprezzare anche in rapporto all’estensione delle sue coordinate geografiche, poiché questo final tour, oltre alle date italiane, prevede anche passaggi europei ad anche intercontinentali, a segnare la cassa di risonanza eccezionale che negli anni la musica di Umberto Tozzi ha conquistato a sé.

Il leone è ancora ruggente e la capacità di forte coinvolgimento dello spettacolo live è altresì potenziata da una fortissima ‘big band’ che accompagna l‘artista: una band completa, dentro la quale prendono posto archi, violini, fiati, oltre a una energica formazione elettrica, in grado di esaltare a tutto tondo le vibrazioni trasmesse dal palco.

Il Notte Rosa Final Tour è certamente una straordinaria galleria musicale dentro cui prende corpo un coinvolgente amarcord: ai pezzi che segnarono già sulla fine degli anni Settanta il clamoroso successo di Umberto Tozzi si aggiungono pezzi di memoria che accompagnano il pubblico a ricordare momenti indimenticabili, vere pietre miliari della contemporaneità della musica italiana: da quel “Si può dare di più” che segnò il trionfo sanremese del 1987 con la formazione Morandi – Ruggeri – Tozzi, a quel “Gente di mare”, che insieme a Raf segnò una delle partecipazioni italiane più riuscite alle edizioni dell’Eurovision Song Contest, sempre nel 1987.

E tuttavia, il live non è solo amarcord. C’è anche lo spazio da dedicare alla presentazione di un paio di brani inediti, a testimonianza della persistente vitalità creativa del musicista, tra cui la bella e struggente “Vento di aprile”, dedicata al ricordo di una bambina prematuramente scomparsa a soli sei anni, a causa di una malattia degenerativa, per cui l’artista è anche testimonial di una campagna permanente a favore della raccolta di fondi per la ricerca scientifica sulle patologie del midollo osseo.

La chiusura del concerto, immancabilmente dedicata all’esibizione della super-hit internazionale “Gloria”, è la consacrazione di un live formidabile che segna una carriera di successi.

In conclusione, c’è da provare a non lasciarsi intimorire dalla parola fine. Il pubblico da parte sua è sempre pronto a riaccogliere e a ri applaudire il leone ruggente: allora, vale la pena consolarsi con un “chissà…”

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