Si percepisce subito, ancora prima che la musica inizi, che per Levante questa serata al Teatro Concordia di Venaria ha il sapore di un ritorno.
L’emozione le attraversa la voce quando, dopo il primo brano, saluta la città dove ha vissuto fino a qualche anno fa, quasi a ricucire un filo lasciato in sospeso.
Anche il palco restituisce quella stessa familiarità: la scenografia è dominata da una tenda da teatro (la stessa che richiama il video del brano “Sei tu”, con cui ha partecipato all’ultimo Festival di Sanremo) davanti alla quale prende forma lo spettacolo.
L’effetto è quello di essere immersi in un “dietro le quinte” caldo e autentico, come se Levante avesse scelto di condividere non solo le sue canzoni, ma l’intimità del luogo da cui esse nascono. E questo, infatti, ci mostra durante tutta la performance.
Ci parla al passato con le canzoni del suo esordio, passando da “Diamante” a “Gesù Cristo sono io” come se sfogliasse le pagine di un diario.
Ma ci racconta anche di un presente musicale nuovo, frutto di grande riflessione interiore, presentandolo con l’inedito “Ruggine” che travolge e incuriosisce inevitabilmente la platea.
E a questo punto affonda il colpo: scende dal palco e insieme alla sua band canta tra il pubblico “Abbi cura di te”, regalandoci un momento che ci ricorda la necessità di coltivare un amore profondo e maturo verso noi stessi e di assumersi la responsabilità della propria felicità. Ma a colpire è anche la capacità di integrare ogni aspetto, dall’alternanza di delicatezza e intensità vocale senza mai perdere controllo, alla qualità degli arrangiamenti costruiti in modo che ogni brano possa prendere forme nuove stupendo l’ascoltatore.
Levante canta l’amore senza mai banalizzarlo, mostrandone le crepe, le paure, le contraddizioni. Nei suoi brani ci convince che inquietudine e desiderio, caduta e resistenza possano convivere e che tutto nasca dalla necessità profondissima di superare i propri limiti interiori senza smettere di guardarli in faccia.
E forse è proprio questa la forza del live: riuscire a rendere universale qualcosa di estremamente personale per poi fonderlo nell’esperienza di ognuno e ognuna di noi.
Live report a cura di: Benedetta Capobianco
Ph: Nicola Londei


















