Maggio 19, 2026
g24

Cristiano Godano chiude all’Hiroshima di Torino il suoi minitour di presentazione del nuovo album “Stammi vicino

“L’uomo che non conosce la tristezza non ha mai pensieri profondi” recita un vecchio proverbio cinese. Si potrebbe pensare che a volte, in tali ‘profondità’, ci si possa anche perdere: ed in effetti, per alcuni casi questo assunto risulta tristemente vero. Ma nemmeno l’allegria e la gioia a tutti i costi porta poi tanto lontano. Viviamo in tempi assai ‘castigati’, intellettualmente parlando, nei quali si tende a costringere le persone che hanno davvero qualcosa di significativo da dire, a tacere, a edulcorare il proprio pensiero o – possibilmente, secondo le intenzioni della politica dominante – ad appiattirsi verso posizioni consuete, non pericolose, banalizzate. Ecco: la banalizzazione del pensiero è probabilmente il più grande pericolo esistente, culturalmente parlando, per le generazioni contemporanee, e per le prossime a venire. La storica e filosofa tedesca Hannah Arendt, che di certo di “Banalità” se ne intendeva parecchio, sosteneva tra le altre cose proprio la forza multidimensionale della cultura nella costruzione del pensiero – una forza ‘disordinata’, pura, produttiva in senso allargato – contro quella piatta dell’ordine e dell’esaltazione dell’ignoranza, ricordando che “la società di massa non vuole la cultura ma gli svaghi”. Che di certo non significa che si debba azzerare il divertimento riducendo tutte le attività d’intrattenimento a pompose dissertazioni accademiche, ma sostiene semmai come anche nell’evasione e nello svago possa esserci una parte di piacere solleticata da sensi e significati più ampi.
Chi di certo non è mai banale in ciò che dice, che scrive e che canta – così come nelle sue frequentazioni letterarie e musicali – è di certo Cristiano Godano, rocker e cantautore italiano che, quasi arrivato alla soglia dei suoi sessant’anni, ha ancora voglia di cercare e proporre nuove sfumature di pensiero, di musica, di creazione di senso e di espressione di sentimenti. Il carismatico leader dei Marlene Kuntz è arrivato ormai alla seconda opera solista, proponendo un album di otto inediti – Stammi vicino – ancora una volta caratterizzato  (com’era già stato per il suo primo intimo e apprezzatissimo lavoro ‘in solo’, Mi ero perso il cuore)da toni chiaroscurali e malinconici, ma di certo mai ‘arresi’ all’appiattimento e alla banalità. Nell’accogliente spazio dell’Hiroshima Mon Amour di Torino, ieri ha presentato dal vivo e nella sua interezza tutta la profondità e la forza ‘disordinata’ della sua nuova musica, proponendo nella prima parte del concerto il nuovo album al completo e quasi nel set originale, invertendo – come Cristiano stesso ha tenuto a precisare ad un certo punto – solo il primo brano della scaletta proposta nell’LP con il terzo, nella sua setlist torinese. Otto canzoni nate quasi tutte nel 2021,  a ridosso della fase ‘matura’ del periodo del Covid, dotate (per stessa ammissione di Godano) di una “quiete turbata”, reazioni catartiche ad un momento difficile per chiunque di noi, ma soprattutto per chi come lui non poteva portare in giro tanto facilmente la propria arte. Un album di certo melodico, che fonda parecchia della sua struttura ad una tradizione cantautorale italiana (in Cerco il nulla c’è pure un chiaro rimando ad uno dei padri del cantautorato nazionale, Battiato, e alla sua ricerca di un Centro di gravità), ma che non disdegna nemmeno il riferimento eterodosso esterofilo, magari mutuato dalla musica Paisley Underground.
Rispetto alle sue precedenti apparizioni di cantautore solitario – che lo vedevano principalmente apparire in veste acustica e ‘in solo’ – questa volta Godano si presenta al pubblico accompagnato da una band di tre superbi musicisti, quei Guano Padano formati dal chitarrista e tastierista Alessandro “Asso” Stefana (già collaboratore di Capossela), dal bassista e contrabbassista Danilo Gallo dal batterista Zeno De Rossi (che nel 2011 è stato premiato come batterista dell’anno con il Top Jazz): un connubio quasi prettamente strumentale, il loro, che sul palco infonde vitalità emozionale e tridimensionalità melodica alla musica già estremamente intensa di Cristiano, e che riesce ad impreziosire e sostenere al meglio la vocalità maggiormente ruvide e rock del cantautore piemontese anche nelle sue tonalità più acute e sottili. La seconda parte del concerto è invece un fiero ritorno alle canzoni del suo primo lavoro, con sette dei tredici brani che ne costituivano la struttura completa, ‘presentati’ al pubblico dalla stupenda cover d’intermezzo di Lazarus, ultimo singolo uscito nel 2016, appartenente al compiantissimo David Bowie, e che i 4 artisti rifanno in una maniera sublime e viscerale. Non l’unica cover della serata, però, perché tra i bis c’è anche il tempo di apprezzare la voce di Godano, e le note dei tre ‘guani’, presentare una precisa versione di Karmapolice dei Radiohead, con una buona intensità e una dovizia musicale qui davvero adeguatamente sostenuta dalla voce del cantante che, per certi versi, fa meritatamente le veci di quella di Yorke. Il concerto si chiude con l’ultimo bis della serata, “Ho bisogno di te” che, in quanto ultimo brano (e come ha cuore e voglia di dire Cristiano, accomiatandosi dai fan pienamente soddisfatti dal live) ha il compito di creare il mood del ricordo della serata, e salutare la conclusione di un minitour di lancio del suo album, che ha toccato Roma, Verona, Bologna e Milano (oltre, chiaramente, a Torino) e che di certo ha dato nuove emozioni, e melanconiche sensazioni, a chiunque abbia avuto la buona idea, e il cuore, di stare vicino alla bellissima musica di Cristiano Godano.

Articolo a cura di: Stefano Carsen

Photo Credit: Maurizio Lesto De Angelis

Lascia un commento

error: Questo contenuto è protetto!