Maggio 11, 2026
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Dopo oltre due anni di tempesta, Tiziano Ferro torna con una dichiarazione forte e chiara: “Sono un grande”. È la frase di chi ha attraversato momenti difficili, ha ricostruito sé stesso e ha ritrovato la musica come rifugio e forza. Il suo nuovo album, uscito oggi per Sugar, è proprio questo: un manifesto di resilienza, la prova che dalle ceneri si può davvero rinascere.

Le aspettative intorno al suo ritorno erano alte. Dopo un periodo di cambiamenti personali e professionali – dal divorzio al nuovo contratto discografico, fino al nuovo management – la domanda principale era: quale direzione avrebbe scelto, sia musicalmente che nei testi?

Il nono album in studio di Ferro si apre con l’amore, cuore pulsante di tutto il progetto. “L’amore è re”, dice nella traccia otto, e l’artista si arrende al suo potere. Racconta il dolore di un “Cuore rotto” e mette in musica la fine di un amore in due chiavi. La prima è quella intima, raccolta, pensata per elaborare il dolore, con brani come “Ti sognai” e “Quello che si voleva”: perché non si può arrivare alla luce senza attraversare il buio. Ma come canta lui stesso, “anche l’inferno passa”.

Curioso è notare come il pezzo più radiofonico, quello con più energia, arrivi subito all’inizio, in seconda posizione dopo la title track. La cassa che batte in quarti di “Fingo&spingo” non mente: è il segnale che Tiziano vuole tornare al pop, alle hit, a cantare con leggerezza. E in questo percorso di emozioni c’è spazio anche per l’amore per sé stessi, fondamentale per risalire la corrente. Momenti più spensierati, come “Le piace”, con la sua allegria indie-pop alla Pinguini Tattici Nucleari, aprono la strada a un futuro più sereno.

Il disco alterna stili e sonorità grazie a una squadra di produttori – Zef, Marco Sonzini, Marz, Madfingerz, Bias, Alessandro De Crescenzo, Will Medini – che introducono nuove sfumature senza tradire la coerenza di Ferro. La sua forza sta nella fedeltà a sé stesso e nell’onestà: valori rari in un panorama musicale spesso costruito su facciate. Qui la trasparenza è protagonista, così come il contributo di collaboratori storici come Roberto Casalino.

“Sono un grande” non è un atto di presunzione – come dice lui stesso, “e non me ne sono accorto” – ma un invito a riconoscere il proprio valore. Chi ascolta non resta passivo: diventa parte di un racconto motivazionale e universale, capace di dare forza nei momenti di difficoltà. Condividere è la chiave: “Se hai tra le mani un cuore, è come sfidare Dio”. E per farlo, ci vuole davvero un grande.

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