Maggio 18, 2026
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Il sole è calato da poco su Alba, e il Collisioni Festival prende fuoco con l’arrivo sul palco dei Thirty Seconds to Mars. Quello che succede nei successivi novanta minuti non è un semplice concerto: è uno spettacolo totale in cui musica, corpo e pubblico si fondono in un flusso energetico che non concede tregua.

Jared Leto è il catalizzatore di tutto. Frontman carismatico, performer consumato, e – sì, inutile negarlo – ancora un’icona estetica, non smette un secondo di muoversi, incitare, coinvolgere. Ha l’istinto dell’attore, il fisico del rocker, e la consapevolezza del leader che sa come guidare una folla. Dall’altra parte del palco, suo fratello Shannon picchia sulla batteria con un’intensità viscerale: concentrato, potente, animale da palco silenzioso. Insieme sono una macchina da guerra emotiva, una coppia scenica complementare e affiatata.

Il set è ridotto all’essenziale. Luci taglienti, fumo denso, pioggia di coriandoli: pochi elementi, dosati con intelligenza teatrale. Nessun orpello, nessun virtuosismo fine a sé stesso. Tutto è pensato per mettere al centro il gesto, la voce, il salto. A fare da collante musicale, la chitarra di Steve Aiello.

Il live è costruito come un percorso emotivo. Si passa da momenti collettivi — cori urlati, fan chiamati sul palco, selfie a ripetizione — a fasi più intime, quasi spirituali. Jared gioca con i tempi, calibra il pathos, conduce lo show come un maestro di cerimonie. La scaletta attraversa l’intera carriera del gruppo, dai primi successi epici fino all’ultimo lavoro, It’s the End of the World but It’s a Beautiful Day (2023): un mix di ballate introspettive e anthem pop-rock progettati per esplodere live.

Ma quello che i Thirty Seconds to Mars portano in scena va oltre la musica. È un brand, una visione, una forma di intrattenimento totale. Ogni dettaglio del concerto è calibrato per trasformare il pubblico in comunità, il palco in esperienza, la performance in messaggio. C’è chi li considera un culto generazionale, chi semplicemente una band ad altissima tensione scenica. In entrambi i casi, è impossibile restare indifferenti.

Ad anticipare i Thirty Seconds to Mars, sono stati i Les Votives, giovane trio milanese fresco dalla finale di X Factor 2024, guidati dal visionario Achille Lauro  . Formati nel 2023 da Riccardo Lardinelli (voce e chitarra, 23 anni), Angelo Randazzo (batteria, 25 anni) e Tommaso Venturi (basso, 19 anni)  , hanno costruito uno stile “chic rock”, definendolo una fusione elegante tra influenze retrò – Beatles, Rolling Stones, Bowie – e vibrazioni moderne forma post‑punk e rock anni 2000  .

Hanno aperto con brani del loro primo EP Window (uscito il 4 aprile per Warner Music), affiancati dai singoli “Monster” e “Feel Alright”. Quest’ultimo, prodotto da Antonio Filippelli e Gianmarco Manilardi, è un grido di speranza per chi si sente “fuori posto”, una narrazione che punta a un posto nel mondo  . Il sound magnetico del trio ha conquistato i club: sold out a Milano, Roma, Torino e Bologna nei mesi scorsi  , arricchito da cover reinterpretate come “You Make Me Feel” di Sylvester in chiave rock  .

Sul palco di Collisioni hanno portato proprio quell’energia raffinata e rabbiosa, complice di una serata perfettamente calibrata e che ha scaldato il pubblico prima dell’arrivo dei Leto. Una partenza intensa e sorprendente, che ha alzato l’asticella dello show fin dai primi accordi.

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