Aprile 20, 2026
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Credo esista un motivo ben preciso se attorno ai The Zen Circus, negli anni, non si sia formata una semplice fanbase ma una vera e propria famiglia allargata, sparsa lungo tutto lo stivale. Un concetto che al Mamamia di Senigallia prende forma concreta, fisica, sudata.

Sono passati venticinque anni o giù di lì da quando una Panda sgangherata con un megafono annunciava sui lungarni pisani dove avrebbero suonato quella sera gli Zen Circus. Tante cose sono cambiate, quasi tutto è cambiato. Eppure, quando Andrea Appino, Massimiliano “Ufo” Schiavelli e Karim Qqru salgono sul palco, quella foga primordiale è ancora lì. Intatta. Urgente. Necessaria.

Il tour de Il Male fa tappa a Senigallia e il Mamamia risponde con il sold out delle grandi occasioni. Il pubblico è trasversale per età e vissuto, ma unito da un’identica urgenza: sentirsi parte di qualcosa. Gli Zen lo sanno, lo alimentano, lo cavalcano. Appino, istrione consumato e narratore empatico, alterna ironia e ferocia, sarcasmo e confessione, mentre la sezione ritmica di Ufo e Karim macina groove ruvidi e senza compromessi.

I nuovi brani funzionano dal vivo come colpi allo stomaco. La title track Il Male apre squarci scomodi, cantata a squarciagola da un pubblico che ne ha evidentemente fatto proprie le parole. Novecento dal vivo è una detonazione controllata: l’intro scandita come un conto alla rovescia esplode in un ritornello che trasforma la disillusione storica in rabbia condivisa. Vecchie Troie mantiene tutta la sua carica corrosiva, tra risate amare e consapevolezze generazionali che bruciano più di quanto si voglia ammettere.

Ma il concerto è anche equilibrio. Alla furia punk-rock si alternano momenti più intimi, in cui il Mamamia si trasforma in un enorme salotto emotivo. È solo un momento diventa un abbraccio collettivo, Meglio di niente sospende il tempo, mentre La fine chiude il cerchio con una lucidità che fa male, ma serve.

«Adesso il male siamo noi», canta Appino. E dal pubblico nessuno si tira indietro.

Accanto ai brani del nuovo disco trovano spazio i classici, accolti come vecchi amici di cui si conoscono a memoria pregi e difetti. È qui che emerge la forza degli Zen Circus dal vivo: la capacità di far convivere passato e presente senza nostalgia sterile, mantenendo una coerenza artistica rara nel panorama italiano.

Il Male è un disco necessario. Dal vivo, però, diventa qualcosa di più: un atto politico, emotivo, umano. In un’epoca di narrazioni edulcorate e pose rassicuranti, gli Zen Circus continuano a sporcarsi le mani, a chiamare le cose col loro nome, a suonare come se ogni concerto potesse essere l’ultimo.

Anche al Mamamia di Senigallia, la famiglia si è riunita. E ha brindato, ancora una volta:
Lunga vita agli Zen Circus.

Photo Credit: Alessandro Stronati

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