Ottobre 5, 2026
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Francavilla al Mare, 17 agosto 2026. Il piazzale è pieno. Non è una di quelle serate in cui il pubblico arriva soltanto poco prima dell’inizio: a Francavilla, per i The Kolors, la gente è arrivata da diverse località e ha riempito ogni spazio disponibile, pronta a cantare insieme a Stash e alla sua band.

Sul palco ci sono i The Kolors, ma davanti c’è un pubblico decisamente trasversale. Ragazzi, adulti, famiglie e bambini. Generazioni diverse, alcune cresciute con le sonorità degli anni Ottanta che da sempre fanno parte dell’immaginario musicale di Stash, altre che hanno scoperto la band attraverso le hit più recenti. Il risultato è una piazza che conosce le canzoni e che, praticamente dall’inizio alla fine, le canta insieme alla band.

Stash appare particolarmente a suo agio. E non è soltanto una sensazione.

Durante la serata racconta infatti il suo rapporto con l’Abruzzo, una terra alla quale è legato anche per motivi personali. La sua compagna è abruzzese e questo territorio è entrato in qualche modo anche nella sua storia musicale. Stash racconta di aver scritto e vissuto qui parte del percorso che ha portato alla nascita di alcuni suoi brani e ricorda come diversi pezzi del repertorio siano stati registrati proprio in uno studio abruzzese.

Un legame che si percepisce anche dal modo in cui parla della regione: con la familiarità di chi non è semplicemente di passaggio.

Tra i riferimenti della serata arriva anche “Cabriolet Panorama”, uno dei brani che più rappresentano il percorso dei The Kolors verso quelle atmosfere anni Ottanta che sono diventate una cifra riconoscibile della band. Il pezzo, scritto da Stash con Davide Petrella e prodotto da Zef, nasce proprio da un immaginario personale e dalla voglia di ripartenza che ha caratterizzato quel periodo artistico dei The Kolors.

A rendere ancora più particolare la serata c’è un dettaglio molto personale: dietro il palco ci sono le bambine di Stash. Per lui, quindi, Francavilla non è soltanto una tappa estiva del tour, ma anche una serata trascorsa in un luogo che sente vicino, con la propria famiglia a pochi metri dal palco.

Poi si torna alla musica.

E qui i The Kolors fanno quello che sanno fare meglio: suonare dal vivo e tenere il pubblico dentro il concerto. Il repertorio attraversa le diverse fasi della carriera della band, dagli esordi fino ai successi che hanno portato i The Kolors a diventare uno dei nomi più riconoscibili del pop italiano contemporaneo.

Arrivano “Frida (mai, mai, mai)”, “Pensare male”, “Non è vero”, “Mal di gola”, “Cabriolet Panorama” e gli altri brani che il pubblico riconosce immediatamente. La componente anni Ottanta resta evidente, ma viene riletta attraverso una produzione moderna e un’attitudine decisamente pop, quella che negli ultimi anni ha permesso alla band di parlare a un pubblico molto più ampio rispetto agli inizi.

A Francavilla questo si vede bene proprio guardando la piazza.

C’è chi conosce ogni parola, chi balla, chi riprende il concerto con il telefono e chi semplicemente si gode la serata. E ci sono bambini che ascoltano e cantano insieme ai genitori. È forse questo uno degli aspetti più interessanti del concerto: la capacità dei The Kolors di mettere insieme pubblici che, almeno sulla carta, appartengono a generazioni musicali molto diverse.

Stash, dal canto suo, sembra godersi particolarmente la serata. Più volte torna sul suo rapporto con l’Abruzzo e sul fatto di sentirsi, a Francavilla, un po’ a casa.

E probabilmente è proprio questa la fotografia più riuscita della serata: una grande piazza estiva piena di persone, una band che porta sul palco i suoi successi e un artista che, in questa tappa, ha avuto anche qualche motivo personale in più per sorridere.

Il 17 agosto Francavilla ha così accolto i The Kolors con una piazza piena e un repertorio conosciuto praticamente a memoria.

E Stash, per una sera, ha avuto davvero un pezzo di casa sotto il palco.

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