Ottobre 5, 2026
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Dopo i primi teaser, i Fontaines D.C. hanno ufficializzato i dettagli del loro prossimo album. Si intitola Dopamine Chamber e sarà pubblicato il 16 ottobre. Ad accompagnare l’annuncio è arrivato anche il primo singolo, Marianne, un brano che prende spunto, almeno in parte, dall’immaginario della serie Ripley.

Il disco, prodotto da James Ford, arriva a due anni da Romance e segna un ulteriore cambio di direzione per la band irlandese. Il nuovo lavoro è stato registrato tra l’Inghilterra e Palermo, dove Grian Chatten ha inciso le parti vocali in uno spazio ricavato in modo artigianale, utilizzando materassi e cuscini per creare una sorta di cabina.

Secondo la band, Dopamine Chamber porta ancora più lontano la trasformazione iniziata con Romance: meno riferimenti al suono delle origini e maggiore spazio a atmosfere fredde, sintetiche e stranianti. L’idea, racconta Chatten, è quella di costruire un album capace di intervenire direttamente sulla percezione e sull’umore dell’ascoltatore.

Il cantante descrive il disco come una sorta di ambiente mentale nel quale vengono messi alla prova brani pensati per modificare la sensibilità di chi li ascolta. Se Romance conservava ancora un equilibrio tra componente umana e una crescente presenza dell’automazione, il nuovo album accentua ulteriormente quest’ultima dimensione.

Anche la scrittura è nata lontano da un unico luogo. Chatten ha lavorato ai testi durante periodi trascorsi tra Venezia, Vienna e la Sicilia, mentre il tema dello spaesamento rimane centrale nella poetica dei Fontaines D.C. Rispetto al precedente album, però, la band sembra voler rinunciare a una prospettiva consolatoria: Dopamine Chamber nasce piuttosto dall’idea di osservare senza filtri un presente percepito come sempre più inquietante, fino a trasformare l’album in una sorta di segnale d’allarme.

Il bassista Conor Deegan collega questa evoluzione a un tema che attraversa l’intera discografia del gruppo: il rapporto con i luoghi e con il bisogno di appartenere a qualcosa. Dublino è stata il punto di partenza, poi è arrivato l’allontanamento dalla città e la ricerca di nuove forme di romanticismo. Nel nuovo disco la domanda cambia: non tanto dove andare, ma da cosa o da chi sia ancora possibile fuggire.

Le possibili risposte sembrano trovarsi nell’interiorità, nell’edonismo, nella fantasia e nella ricerca ossessiva della perfezione. Tra gli elementi evocati dalla band c’è anche la dimensione digitale, rappresentata dalla ricerca continua di una versione migliore di sé e dal gesto ormai automatico di aggiornare lo schermo.

Sul piano musicale, invece, Conor Curley spiega che l’obiettivo era proprio quello di mettere in discussione i riferimenti abituali dei Fontaines D.C. e cercare una direzione più proiettata verso il futuro.

Con Marianne, la band offre quindi il primo assaggio di un album che sembra voler spingere ancora oltre la mutazione sonora cominciata con Romance: un disco più sintetico, inquieto e meno interessato a offrire risposte che a fotografare le tensioni del presente.

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