Gli uomini sognano più il ritorno che la partenza. E’ un concetto facile, in sé, ma foriero di parecchie sfumature di significato. Non so se sia in effetti così, o quanto sia vera come affermazione, anche perché spesso le partenze sono situazioni a lungo anelate, e alcune di esse si palesano alle persone come vere e proprie ‘liberazioni’. Ma è pur vero che quando si parte per una destinazione, o per un’avventura che sia più o meno lunga e articolata, lo si fa anche con la consapevolezza che lì fuori ci aspetta l’ignoto: e si sa che ciò che è oscuro alle volte può anche spaventare.
Chissà come si dovevano sentire i Subsonica invece, quando circa 28 anni fecero partire il loro straordinario viaggio dal loro primo concerto ufficiale al mitico Barrumba di Torino, che li vide nascere e muoversi, e di certo crescere – musicalmente e umanamente – tra i rumorosi e festosi Murazzi, e le trafficate vie di una città che ai tempi cercava ancora di capire come emanciparsi da una identità ancora troppo industriale – nonostante mamma Fiat fosse già estremamente proiettata all’estero -e ancora troppo poco vitale e accogliente. Di certo però ieri sera quei 4 ragazzi partiti dalla capitale sabauda quasi trent’anni fa erano felicissimi del loro ritorno a casa: un ritorno che per loro è e sarà sempre accogliente, festoso, familiare. Si capisce subito che per Samuel, Boosta, Max, Ninja e Vicio non è una serata come le altre tante del loro fantastico Club Tour 2025: come potrebbe mai esserlo, per un gruppo di ‘ragazzi’ solo anagraficamente cresciuti, che tornano in quella casa che spesso ha fatto da sfondo alle loro stupende canzoni, e altrettanto di frequente ne è stata addirittura protagonista? Hanno voglia di stare in mezzo alla “propria gente”, tra parenti e amici, ma anche tra le facce di quelli che incontravano nei locali ad inizio carriera, e che adesso Samuel definisce come “i nostri supporti”, gente il cui viso ha messo su rughe simili alle loro, ma il cui cuore è rimasto praticamente lo stesso. Che sarà una serata tra amici lo si capisce ancora prima che i Subsonica salgano sul palco a ‘fare festa’: di supporto al concerto, infatti, c’è Liede – al secolo Francesco Roccati – ‘casinaro’ anche lui, come del resto lo sono i 4 ragazzi. Cantautore torinese, Liede è un autore con un sound dal sapore rock con base nell’elettronico, ma che ieri sera ha proposto un dj set particolare, facendo sapere a tutti alla fine che i brani utilizzati per il suo set saranno nel nuovo album dei Sub (e qui la prima notizia). Chiusa la parentesi dance elettronica, è finalmente l’ora di ritrovare i nostri amici di sempre. Un set di 22 canzoni per due ore di puro ballo sfrenato, ma con momenti di intensità e di discorsi seri, su problemi reali, sinceri: davvero un consesso fraterno, un ritrovo di amici di lunga data che non si vedono da parecchio, ma che quando lo fanno è quasi come se si fossero salutati il giorno prima. C’è il tempo di celebrare l’amicizia pertanto, ma anche di parlare della deriva “fascista” a cui il mondo occidentale sta ormai puntando fortemente. Ma c’è anche il tempo di parlare di Palestina, di ignoranza e populismo: argomenti seri, a cui tutti rispondiamo come si conviene, con approvazione. Perché se siamo amici da sempre, qualcosa vorrà pur dire.
E arrivano però anche interi gruppi di canzoni in cui non si smette più di saltare e di suonare insieme ai ragazzi, con il solo aiuto delle nostre mani. Un autentico casino festoso, come solo Samuel, Davide e Max, insieme a Ninja e Vicio, sanno fare: ad un certo punto è solo più una sequenza di “su le mani!” e di “Salta!!”, a cui tutti rispondiamo come fossimo ragazzini. Quei ragazzini a cui la promessa di Boosta di ritrovarsi per il tour dei 30 anni (e qui la seconda notizia) non può che esaltare, al ritmo di ‘Discolabirinto’, ‘Nuova ossessione’, e ‘Tutti i miei sbagli’, o di cover mirabili e da gioia danzerina pura come ‘Up patriots to arms’ del maestro Battiato. In mezzo ci sta benissimo anche un veloce saluto agli amici dei Linea 77, veri ospiti in quel di Venaria Reale, e poi tutti a rotta di collo verso la fine del concerto. Che si chiude, come si conviene, tra i saluti, e gli abbracci, e i sorrisi stampati in bocca.
Stasera si bissa il sold out di ieri: sappiamo già come andrà a finire: d’altra parte certi ritorni a casa sono ancora più sognati di certe partenze, a conquistare il mondo con la propria musica.
Ci si rivede qui a casa, alla prossima, ragazzi. Con la stessa voglia di ballare, di cantare a voec piena, di tirar “SU LE MANI!” e di saltare; e di abbracci e sorrisi. Come quelli di ieri e di questa sera.
Che, ne siamo certi, rimarranno lì dove sono anche oggi, a pensarci, fino al nostro prossimo ritrovo torinese.
Photo Credit: Marco Ritoli Articolo a cura di: Stefano Carsen


















Sentimentalmente legato al rock, nasco musicalmente e morirò solo dopo parecchi “encore”. Dal prog rock all’alternative via grunge, ogni sfumatura è la mia.
