La sperimentazione e la ricerca di un suono autentico non sono incompatibili con il pop. Anzi, nel caso dei Selton, ne sono l’essenza. Il trio nato a Porto Alegre e ormai di casa a Milano torna con Gringo Vol. 2, seconda parte di un progetto ambizioso e luminoso, in cui la leggerezza è solo apparente e nasconde una continua tensione verso la libertà creativa.
Gringo nasce da una lunga e fertile sessione di scrittura: oltre sessanta brani composti e poi selezionati fino ad arrivare ai ventitré che compongono i due volumi. Il primo, uscito nel 2023, aveva un’anima più tipicamente brasiliana — quella capacità di parlare di temi complessi come il burn out, la crisi ambientale o la migrazione con una grazia solare e melodica.
Con Vol. 2, i Selton scelgono una strada ancora più libera. I ritmi e i suoni del Brasile contemporaneo si fondono con il pop italiano, tra citazioni e nuove collaborazioni. Il risultato è un disco che abbraccia il contrasto: tra ironia e malinconia, tra vintage e presente, tra spontaneità e cura dei dettagli.
La band continua a muoversi come un ponte tra culture, senza paura di mescolare linguaggi. Me and My Skate è un’esplosione di energia, tra Queen e Beach Boys, mentre El Sexo, con Giulia Mei, porta il trio su territori più urban, tra flow e ironia. Poi arrivano i momenti più classici “alla Selton”: Tudo Bem, piccola gemma pop sulla fine dell’estate, e Vado Fuori, ballad sospesa tra cantautorato italiano e saudade sudamericana.
Il gioco delle collaborazioni si fa ancora più interessante con Panda 2013, riscrittura di Ouro de Tolo di Raul Seixas in duetto con Emma Nolde — un brano che profuma di Enzo Jannacci in ogni verso. E Beati Noi, con Francesco Bianconi e Rachele Bastreghi, è un perfetto manifesto pop dei tempi moderni: melodico, elegante, luminoso.
A chiudere, la triade tutta in portoghese — Fica Aqui, No Me Llamas e Tropicaliente — che non appare come un’appendice, ma come un ritorno alle radici. Tre brani che ribadiscono il legame dei Selton con la loro identità brasiliana, ma sempre filtrata da uno sguardo globale.
Anche l’immagine del disco racconta una storia. Dopo il verde acceso del primo volume, che richiamava la vitalità di Bruno Munari, il bassista (e grafico del gruppo) Eduardo “Dudu” Stein ha scelto un rosa brillante. Insieme, i due colori richiamano quelli della scuola di samba Mangueira di Rio de Janeiro, fondata da Cartola e simbolo di libertà creativa. È un dettaglio che diventa manifesto visivo: il pop può essere intelligente, giocoso e profondo allo stesso tempo.
Gringo Vol. 2 è un disco che non si lascia imbrigliare da definizioni. Suona fresco, sincero, pieno di luce. È il lavoro di una band che ha trovato nella leggerezza una forma di resistenza, nell’ironia un modo per raccontare la complessità, e nel pop una lingua comune capace di unire mondi.
Per i Selton, la libertà non è un concetto astratto: è il suono stesso della loro musica.
Articolo a cura di Angela Todaro
