Rosalía è riuscita nell’impresa di portare Björk per la prima volta nella top ten delle canzoni più ascoltate su Spotify, e sebbene l’artista islandese non ne avesse bisogno, vederla al fianco dei popstar più in voga del momento è comunque un colpo al cuore. Un’altra dimostrazione del potere artistico di Rosalía, che da tempo ha dato nuova linfa al flamenco, mescolandolo con il pop e il suono latino in modo unico e audace. Con il suo ultimo progetto, Lux, non solo conferma di essere una delle voci più originali della scena musicale mondiale, ma spinge ulteriormente i confini del pop come mai prima.
Nel suo nuovo album, che arriverà in tutte le piattaforme il 7 novembre, la catalana si fa accompagnare da una serie di ospiti stellari, tra cui Björk, ma anche Yves Tumor, per un lavoro che miscela generi e culture in un modo che solo un’artista del suo calibro può permettersi. Lux è un viaggio ambizioso che abbraccia la musica elettronica e la classica, il sacro e il profano, e si snoda attraverso tredici lingue diverse, spaziando dallo spagnolo all’inglese, dal tedesco all’arabo, fino al siciliano.
Come spiega la stessa Rosalía, il progetto nasce dal desiderio di fare musica che vada oltre le motivazioni terrene come denaro o fama, puntando invece su una spinta creativa pura. L’ispirazione per Lux affonda le radici nella mistica femminile: l’artista ha infatti letto le opere di filosofi e pensatrici come Ildegarda di Bingen e Simone Weil, che le hanno fornito la spinta per scrivere testi che riflettono sull’interiorità e sul divino.
Il singolo “Berghain”, che anticipa l’uscita dell’album, è un viaggio emozionale che racconta la lotta di una donna contro il dolore e il lutto, con un finale che porta alla guarigione attraverso la spiritualità. Il video, girato a Varsavia, è un mix di simbolismi, dove tra gli altri fa capolino un omaggio a Biancaneve e i sette nani, in una sintesi tra cultura pop e riflessioni più profonde. A dare ulteriore spessore al brano, c’è anche la voce di Björk che appare nel finale, cantando parole che parlano di “intervento divino” come unica via per la salvezza. Un incontro quasi mistico, per un brano che fa incontrare la musica sacra con la techno di un club simbolo come il Berghain di Berlino, che dà il nome al singolo.
Ma Lux non è solo un esperimento musicale. È un album che sfida le convenzioni del pop moderno, rompendo con le aspettative e creando qualcosa che non può essere incasellato facilmente in un genere o in una moda. La London Symphony Orchestra contribuisce con arrangiamenti di Caroline Shaw, vincitrice del Premio Pulitzer, mentre la presenza di un coro di voci bianche dell’Escolania de Montserrat dona un ulteriore tocco di sacralità.
In un’intervista recente, Rosalía ha parlato della sua continua evoluzione e di come la sua musica non possa che riflettere il suo stesso cambiamento interiore. “Perché non dovrei provare a cantare in altre lingue, a espandere la mia visione come artista?”, ha detto, sottolineando la connessione globale che la musica può portare. Lux è un progetto che ci spinge a riflettere sul concetto di pop, un pop che non è più quello facile e omologato, ma un pop che si nutre di ricerca e sperimentazione.
Rosalía ha lanciato una sfida al mondo della musica, una sfida che porta il pop su nuovi livelli. E con Lux, dimostra che un altro tipo di pop può esistere, proprio come lo hanno fatto prima di lei leggende come Björk e Kate Bush. Non c’è niente di più potente di un album che ti costringe a confrontarti con te stesso.
E se “Lux” è un labirinto musicale, Rosalía ha trovato la sua strada. Chiunque la segua, è destinato a perdersi e ritrovarsi.
Articolo a cura di Angela Todaro

Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
