Maggio 16, 2026
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Richard Ashcroft, lontano dall’essere un artista ancorato al passato, conferma con Lovin’ You la sua determinazione a tracciare una traiettoria personale, distante dalle etichette e dai cliché. Con questo settimo album solista, originariamente atteso per il 3 ottobre e posticipato alla prossima settimana, Ashcroft si concentra su un’intima celebrazione della voce e delle emozioni, portando avanti un linguaggio da crooner maturo che racconta amore, disperazione e redenzione con un approccio diretto e autentico.

L’esperienza maturata negli anni — evidenziata anche dal successo ottenuto come supporter nel tour di reunion degli Oasis — si riflette nella scrittura e nella produzione del disco, interamente realizzato dallo stesso Ashcroft, affiancato in coproduzione da Chris Porter e Emre Ramazanoglu. La sua firma è riconoscibile nell’intreccio tra chitarre essenziali e arrangiamenti minimali, arricchiti da loop, beat elettronici e inserti sintetici, elementi che modernizzano la sua cifra stilistica senza tradirne l’essenza.

Il nucleo emotivo di Lovin’ You è la voce di Ashcroft: non più quella giovane e graffiante che caratterizzava Urban Hymns, ma un timbro denso, a tratti baritonale, che riflette il passare del tempo e aggiunge pathos alle composizioni. L’album si muove tra atmosfere orchestrali e ritmiche decise, come nella grintosa “Heavy News”, dove il tema della resilienza si fa manifesto, e momenti più intimi e caldi, come “Oh l’amour”, che esprime la necessità universale di vicinanza emotiva.

Sul piano lirico, Ashcroft adotta un registro semplice e confidenziale: l’amore e le relazioni sono al centro della narrazione, raccontati con immediatezza e senza artifici. Le ballate dall’ampio respiro — “Out of These Blues”, “Fly to the Sun”, “Live with Hope” — pescano dalla tradizione americana e dal gospel, fondendo luminosità e disincanto in un equilibrio emotivo che da sempre accompagna la sua poetica.

Lovin’ You ospita inoltre aperture più sperimentali e audaci: “Find Another Reason” si immerge in echi psichedelici reminescenti del periodo più visionario dei Verve, mentre la title track rielabora il celebre riff di “Classical Gas” di Mason Williams, confermando la capacità di Ashcroft di reinterpretare classici con un tocco contemporaneo e cinematografico.

Il disco presenta anche momenti di rottura, come l’ibridazione elettropop di “I’m a Rebel” e “Lover”, dove sintetizzatori e pulsazioni elettroniche si uniscono a melodie più immediate, evidenziando la volontà dell’artista di esplorare nuove direzioni senza timori, anche a costo di creare un contrasto con la propria tradizione stilistica.

Nel complesso, Lovin’ You vive di contrasti e oscillazioni — tra intensità interpretativa e mancanza di vere hit radiofoniche, tra orgoglio e tenerezza, tra sperimentazione e classicità — ma restituisce l’immagine di un artista coerente, in continuo movimento, che si muove per propria scelta, lontano dalle mode del momento, con un passo lento ma costante e un’innegabile ostinazione.

Con Lovin’ You, Richard Ashcroft si conferma un artista in continua evoluzione, capace di riflettere sul proprio passato senza esserne prigioniero. L’album offre una combinazione di liriche sincere e sonorità che oscillano tra il classico e il moderno, spaziando con naturalezza dalla ballata intimista all’ibridazione elettropop.

Se da un lato la mancanza di veri brani “hit” potrebbe deludere chi cerca immediata radiofonicità, dall’altro la profondità emotiva e la produzione curata regalano all’ascoltatore un’esperienza ricca di sfumature. Ashcroft dimostra maturità nel saper modulare il proprio timbro, trasformando il passare del tempo in una nuova forma di espressività.

Lovin’ You è dunque un lavoro che richiede pazienza e apertura mentale, un album per chi ama seguire un percorso artistico autentico, che non rincorre mode ma si evolve con onestà. Un disco dal cuore umano, che conferma Richard Ashcroft come una voce imprescindibile della musica britannica contemporanea, capace di reinventarsi senza rinunciare alla propria identità.

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