Ieri sera, il Milk di Torino è diventato il palco di una delle performance più surreali e coinvolgenti dell’anno, quella dei Pop X. Un concerto che ha celebrato l’uscita del loro ottavo album, Balla coi lupi nella stalla, un lavoro che, ancora una volta, sfida le convenzioni della musica pop con il suo mix di slogan, suoni sintetici e un’irriverente dose di nostalgia anni ’90.
Il sound dei Pop X non è mai stato così puro, così diretto e, al tempo stesso, così disilluso. Se nei primi lavori la band giocava con campionamenti e atmosfere più distorte, ora tutto sembra più chiaro e “ballabile”, con un ritorno al folklore e alla cultura pop che ha segnato una generazione. L’album sembra quasi un inno a una festa senza regole, dove ogni cosa è possibile: dal ballo scatenato alla riflessione distopica, passando per la sfrontata ironia.
Il concerto ha visto il pubblico del Milk abbandonarsi a una specie di trance, dove ogni brano diventa un mantra che il pubblico impara a memoria in pochi secondi, urlando a squarciagola slogan come “Balla dentro questa stalla”. Non importa che si parli di toast con la paprika o di sesso e sangue, l’importante è che il messaggio arrivi, si radichi, e faccia saltare le regole di una realtà ormai noiosa.
Visivamente, l’iconico lupo coloratissimo che campeggia sulla copertina dell’album è diventato il simbolo di una nuova epica pop, fatta di immagini e suoni che sembrano uscire da un sogno anni ’90, distorto dalla lente dell’era digitale. Un lupo che, con i suoi occhi da grande fratello, ci invita a liberare la mente dal raziocinio e a gettarci nel caos della musica. E in effetti, il concerto è stato esattamente questo: un’onda travolgente di energia e immagini, in cui i brani si mescolano in un mix di balletti improvvisati e folli, dove ogni movimento diventa parte della performance.
Quello che colpisce di Balla coi lupi nella stalla è la sua capacità di parlare del presente senza prendersi troppo sul serio. La nostalgia degli anni ’90 è evidente, ma senza mai cadere nel rimpianto, anzi, diventa uno spunto per riflettere su come il concetto di “musica pop” sia cambiato. La band, in fondo, è sempre stata un po’ fuori dai radar, ma ieri sera al Milk si è visto chiaramente come la loro evoluzione li abbia portati più vicino a Paola e Chiara che mai, con testi e melodie che mescolano in modo spudorato nostalgia e modernità.
Se c’è una cosa che i Pop X non hanno mai smesso di fare, è spingere i confini. Il Festivalbar distopico, magari condotto da Luca Babic, diventa l’obiettivo finale: un mix di bimbi sudati, suoni midi e yodel tirolesi-tibetani. Un’idea assurda ma incredibilmente affascinante che potrebbe, un giorno, concretizzarsi in un evento tanto folle quanto geniale. Intanto, nella stalla del Milk, i Pop X hanno dimostrato di saper rompere tutte le pareti: fisiche e metaforiche.
Perché, alla fine, quando Pop X sono in scena, non c’è bisogno di pareti. La festa è ovunque.
