Luglio 24, 2026
POOH @VNPHOTO 62 47

C’è una differenza sostanziale tra un concerto celebrativo e uno capace di giustificare sessant’anni di storia. I Pooh, sul palco di AstiMusica in piazza Alfieri, scelgono la seconda strada. Nessuna operazione amarcord, nessun museo delle cere del pop italiano: piuttosto una band che continua a suonare come se quelle canzoni fossero state scritte ieri mattina.

La scenografia è essenziale ma elegante, costruita per accompagnare la musica senza sovrastarla. Le immagini scorrono sul grande schermo come pagine di un album di famiglia, mentre le prime note di Noi due nel mondo e nell’anima e Pensiero trasformano la piazza in un gigantesco coro. Più che spettatori, migliaia di persone sembrano custodire un pezzo della propria biografia dentro ogni ritornello.

Roby Facchinetti resta il cuore emotivo dello spettacolo. La sua voce non rincorre quella di quarant’anni fa: la interpreta con la maturità di chi conosce il peso di ogni parola. Dodi Battaglia continua a ricordare perché è considerato uno dei chitarristi più raffinati della musica italiana, alternando fraseggi eleganti ad assoli mai esibizionisti. Red Canzian è il collante ritmico e melodico, mentre Riccardo Fogli aggiunge quella timbrica inconfondibile che restituisce ai brani il loro equilibrio originale.

La vera sorpresa, però, è l’energia. Perché la retorica dell’età si dissolve dopo pochi minuti. I Pooh non suonano contro il tempo: semplicemente lo ignorano. Cambiano registro, rallentano quando serve, accelerano quando il pubblico lo chiede, ma conservano quella precisione quasi artigianale che ha sempre distinto il gruppo.

La scaletta attraversa sei decenni senza mai dare l’impressione di essere un jukebox dei successi. Ogni canzone trova un senso nel racconto complessivo, alternando momenti di pura emozione a parentesi più rock, ricordando che i Pooh non sono stati soltanto gli autori delle colonne sonore di intere generazioni, ma anche musicisti capaci di innovare il linguaggio del pop italiano.

Il pubblico risponde con un coinvolgimento raro. In piazza Alfieri convivono nonni e nipoti, coppie che hanno attraversato una vita insieme e ragazzi che conoscono quei brani per eredità familiare. È la fotografia più autentica della longevità della band: non la nostalgia, ma la trasmissione.

In un’epoca in cui molte reunion sembrano costruite per alimentare il mercato dei ricordi, i Pooh dimostrano che la memoria può essere ancora un gesto vivo. Asti non assiste semplicemente a un concerto: partecipa a una celebrazione della canzone italiana fatta con misura, eleganza e una qualità musicale che il tempo, invece di consumare, ha reso ancora più evidente.

Sessant’anni dopo, il segreto resta lo stesso: non limitarsi a suonare canzoni, ma raccontare la vita. E, almeno per una sera, piazza Alfieri ha avuto la sensazione che quella storia appartenesse un po’ a tutti.

Photo Credit Vincenzo Nicolello

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