Maggio 11, 2026
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C’è chi invecchia e si spegne. E poi c’è Piero Pelù, che a 63 anni entra sul palco dell’Hiroshima Mon Amour come se stesse ancora guidando i Litfiba nel ’90. Ieri sera Torino ha accolto il suo “Ritorno del Diablo Tour” con un sold out carico di sudore, nostalgia e adrenalina. Un concerto che è stato sì celebrazione di quattro decenni di carriera, ma anche un’esplosione di energia purissima.

Pelù è salito sul palco con le cuffie ben salde sulla testa per tutto lo show, un dettaglio non da poco: le indossa ormai sempre, per proteggere l’udito, messo a dura prova da anni di volumi estremi. Ma il Diablo non si lascia fermare da un paio di padiglioni sensibili – la voce è sempre lì, potente e graffiante, e la presenza scenica è da manuale del frontman.

Con i suoi fidati Bandidos (Amudi Safa alla chitarra, Luca Martelli alla batteria, Max Gelsi al basso e una chicca per i fan storici: Antonio Aiazzi alle tastiere), ha ripercorso le pietre miliari di una carriera che non conosce cali: Desaparecido, El Diablo, Spirito, Né buoni né cattivi, e ora anche il nuovo disco Deserti, che ha portato live con brani come Novichok e Maledetto cuore.

Se pensate che il rock sia roba da boomer, Pelù vi fa cambiare idea in tre accordi e due salti sul palco. È ancora il Diablo, ma con più consapevolezza, qualche acciacco portato con ironia e una carica che mette in riga anche le nuove leve. Vederlo live non è solo un concerto: è un rito tribale, un’esplosione di storia e presente, sudore e poesia urlata. Fatevi un favore: se passa nella vostra città, non perdetevelo. E magari portatevi anche voi un paio di cuffie—non si sa mai.

Photo Credit: MARCO RITOLI

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