Maggio 11, 2026
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Ci sono artisti che sanno raccontare il mondo con una profondità rara, traducendo emozioni complesse in musica con un’eleganza fuori dal tempo. Peppe Fonte è uno di questi. Cantautore raffinato e narratore sensibile, il suo ultimo album è un viaggio tra melodie avvolgenti e testi che scavano nell’anima, portando alla luce storie di amore, nostalgia e speranza.

Peppe Fonte è un artista dalla sensibilità unica, capace di intrecciare sonorità classiche con un’anima cantautorale autentica. Con una carriera costruita su coerenza e qualità , si è distinto per la sua capacità di dare voce ai sentimenti più intimi, raccontandoli con una delicatezza che conquista sin dal primo ascolto.

Nel suo ultimo album, “La Testa è DonnaFonte mette in scena un racconto musicale intenso e suggestivo, dove ogni brano è una pennellata su una tela sonora ricca di sfumature. Le sue canzoni evocano immagini vivide, raccontano storie di vita vera e trasportano l’ascoltatore in un universo poetico che parla direttamente al cuore. La sua scrittura è sincera, la sua musica avvolgente: un equilibrio perfetto tra nostalgia e speranza, tra introspezione e apertura verso il mondo.

Questo lavoro segna un ulteriore passo nella sua ricerca artistica, confermando Peppe Fonte come una delle voci più autentiche del panorama cantautorale italiano.

Ma cosa si nasconde dietro la sua scrittura? Come nascono le sue canzoni e quali sono le influenze che lo guidano? Ho avuto il piacere di parlarne direttamente con lui in questa intervista, in cui Peppe Fonte si racconta con la stessa sincerità e intensità che caratterizzano la sua musica.

Hai iniziato a scrivere musica all’età di 15 anni, ispirato dall’incontro con Piero Ciampi. Come ha influenzato la tua musica l’incontro con Piero Ciampi?

Direi che è stato determinante non solo averlo conosciuto direttamente ma, soprattutto, averlo vissuto nel racconto dei suoi due compagni di viaggio, Pino Pavone e Marcello Micci, insieme al fratello di Piero, Roberto, detto Bobo. Se non avessi conosciuto Piero Ciampi e Pino Pavone sarei stato un uomo diverso e, forse, mai artista. La mia musica è figlia della loro scuola. La scrittura dei miei testi è stata, ed è tuttora,  inevitabilmente influenzata dal mondo di Piero Ciampi.   

Nel corso degli anni, hai pubblicato diversi album, tra cui “Quello che ti dirò” (2008), “Secondo me è l’una” (2012), “Io non ci sono più” (2018) e “La testa è donna” (2024). Come descriveresti l’evoluzione del tuo stile musicale attraverso questi lavori?

 C’è un viaggio molto lungo tra “Quello che ti dirò” e “La testa è donna”. Ci sono 16 anni di musica vera. E per vera intendo musica senza menzogne. In questo disco ci sono canzoni scritte non perché bisognava scriverle ma perché era inevitabile che venissero scritte. Perché sono tutte canzoni che come dice Vasco ..nascono da sole.

La testa è donna”: Il tuo ultimo album, “La testa è donna”, è uscito nel 2024. Cosa rappresenta questo album per te e quali temi hai voluto esplorare?

 Penso che sia l’album della maturità artistica. C’è un’evoluzione nel modo di cantare, di comporre, di spiegare le cose fino ad un certo punto tentando di essere compreso dagli altri. Una scrittura più aperta e serena dove anche il dramma è visto come un’emozione.

Oltre a Piero Ciampi, quali altri artisti o generi musicali hanno influenzato la tua formazione e il tuo percorso artistico?

Sono un amante della musica jazz ed un amante dei grandi italiani: Modugno, Buscaglione, Jannacci, Conte, De Gregori, De Andrè.

Hai avuto l’opportunità di esibirti in vari contesti. Qual è stata l’esperienza live più significativa della tua carriera e perché?

Ho fatto varie ipotesi di musica live. Tutte per la verità molto importanti. Io credo che il massimo in questo momento della mia vita artistica sia voce e pianoforte da solo. Perché così posso veramente raccontare agli altri una storia.

Essendo anche un avvocato penalista, come riesci a conciliare la tua carriera musicale con quella legale?

La mia vita professionale è un parallelo tra l’avvocato e l’artista in cui, quei due, per fortuna, non s’incontrano mai. 

Ci sono nuovi progetti musicali o collaborazioni in cantiere di cui puoi parlarci?

 LSto lavorando a questo spettacolo voce e pianoforte in cui tento di fare la summa dei miei peccati: Ciampi, Pavone, Fonte si cantano tra una storia e l’altra. Quasi come se sul palco, tutti e tre, salissero insieme.

Quali consigli daresti ai giovani che desiderano intraprendere una carriera musicale?

Gli consiglierei di cantare…solo le canzoni belle! “Canto solo le canzoni belle” è il titolo della mia ultima canzone inedita. 

La testa è donna” ha una sonorità molto distintiva, che spazia tra diversi generi. Come descriveresti il processo di composizione e produzione dell’album? Quali strumenti o tecniche hai utilizzato per ottenere questa particolare atmosfera sonora?

Innanzitutto ho eliminato la batteria. Ci sono solo le percussioni. Le atmosfere sono mediterranee ed un po’ argentine. Stanno tra il West e la Pampas. Riccardo Biseo è un grande musicista, le tecniche musicali sono sue.

Ci sono collaborazioni particolari in questo album che ti hanno ispirato o influenzato più di altre? Come hai scelto i musicisti o i produttori con cui hai lavorato?

Ho ascoltato molto, nel periodo che ha preceduto la stesura del disco, la musica di Astor Piazzolla.

I testi dell’album sembrano affrontare temi profondi e riflessivi, come la condizione femminile e l’introspezione. Come hai deciso di strutturare i testi, e quale significato ha il titolo dell’album in relazione ai temi trattati?

La testa è donna” è un disco di sentimenti vari.  Sentimenti verso la memoria, il recupero delle vecchie abitudini, i figli. E’ anche un disco contro gli sceriffi della vita. 

In “La testa è donna” si percepisce una certa sperimentazione sonora rispetto ai tuoi lavori precedenti. Hai esplorato nuove tecniche di registrazione o nuovi suoni? Se sì, quale tecnica di produzione ti ha entusiasmato di più?

Non ci sono state tecniche particolari. C’è stato un grosso lavoro sulla pulizia della voce che, nella canzone d’autore, ha un ruolo centrale.

In che modo le emozioni e le esperienze personali hanno influenzato la creazione di quest’album? C’è una canzone in particolare che rispecchia al meglio il tuo stato d’animo durante la scrittura?

Lettera a mio padre” è una canzone per me importantissima. Leo Ferrè diceva che col tempo tutto se ne va. Io esprimo, in questo brano, un concetto contrario: Col tempo non passa niente. 

Gli arrangiamenti nell’album sembrano molto curati e complessi. Come hai lavorato sugli arrangiamenti e quali strumenti o tecniche hai scelto per dare a ogni traccia un’identità unica?

Gli arrangiamenti sono tutti di Riccardo Biseo. Io ho ispirato il mondo musicale del disco. L’autore ha il compito (molto arduo) di spiegare al maestro di musica quale dovrà  essere il vestito della sua canzone.   E’ la cosa più difficile.

In che modo hai cercato di innovare nel tuo approccio alla scrittura musicale in “La testa è donna”? C’è qualche elemento stilistico che hai voluto sperimentare per la prima volta?

 In questo disco la scrittura è, e deve essere, essenziale. Nel senso che le parole devono essere necessarie altrimenti meglio che non ci siano.

Puoi parlarci del processo di registrazione dell’album? Hai lavorato in studio con un team fisso o hai deciso di sperimentare con diverse location e tecniche di registrazione?

Assolutamente no. Nel tempo della musica che utilizza i microfoni per intonare io appartengo ad altra generazione ed altra  filosofia: quella della spontaneità e della verità. 

La tua voce ha un ruolo centrale nell’album. Come hai lavorato sulla parte vocale, in particolare in brani più emotivamente carichi? Hai utilizzato qualche tecnica vocale particolare per ottenere l’effetto desiderato?

Nessuna tecnica. Solo anima e passione.

Qual è stata la reazione più sorprendente o emozionante che hai ricevuto riguardo a quest’album da parte del tuo pubblico o di colleghi musicisti?

Devo dire che ho avuto un coro di consensi e complimenti. Un bellissimo messaggio da Brunori Sas che conservo gelosamente tra le cose più importanti.

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