Le cover di Sanremo 2026: promossi, rimandati e delitti musicali
La serata delle cover è da sempre uno degli appuntamenti più attesi del Festival: duetti inediti, omaggi ai grandi classici, esperimenti riusciti e altri meno. A Sanremo 2026 il palco dell’Ariston si è trasformato in un laboratorio musicale tra revival anni Duemila, riletture d’autore e mash-up sorprendenti. Ecco le nostre pagelle della serata cover, con tutti i voti ai duetti e i commenti su promossi e bocciati.
7+ – Aserejé
Elettra Lamborghini con Las Ketchup
Dopo due apparizioni un po’ spente, Elettra si accende proprio quando serve. Entra nel meccanismo del tormentone anni Duemila e trasforma l’Ariston in una festa da villaggio turistico. Operazione revival dichiarata e riuscita: leggera, autoironica, funziona.
2 – L’ultimo bacio
Mara Sattei con Mecna
Troppa enfasi per un brano che chiederebbe misura. L’interpretazione spinge sull’intensità ma perde in sfumature, e il senso della storia si annacqua. Più pathos che profondità.
3 – Portami via
Eddie Brock con Fabrizio Moro
Quando l’autore è sul palco, il rischio è che il concorrente scompaia. Qui succede: gara a chi alza di più la voce, equilibrio zero. Spettacolo sì, valorizzazione meno.
6 – Ti lascio una canzone
Patty Pravo con Timofej Andrijashenko
Un classico affrontato quasi in solitaria. Patty domina, il ballerino accompagna. È un monologo elegante, teatrale, consapevole. Carisma che basta e avanza.
9 – I maschi
Levante con Gaia
Rilettura intelligente e attuale. Complicità evidente, leggerezza e messaggio chiaro sul ribaltamento dei ruoli e delle prospettive. Peccato per una regia un po’ timida sul finale, ma l’intesa c’è tutta.
8 – Mi sei scoppiato dentro al cuore
Malika Ayane con Claudio Santamaria
Atmosfera vintage ben calibrata. Non tutto è impeccabile, ma lo spirito è quello giusto: rispetto senza rigidità, ironia senza parodia.
7.5 – Occhi di gatto
Bambole di pezza con Cristina D’Avena
Versione hard rock anni ’80 con deviazioni improvvise. Surreale, sopra le righe, volutamente kitsch. Se la si prende sul serio, non funziona; se si accetta il gioco, diverte.
7 – Su di noi
Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso
Mash-up ambizioso e sovraccarico di citazioni. L’intento è alto, il risultato un po’ confuso. Tra messaggio e kitsch, resta l’effetto sorpresa.
7 – L’ultima luna
Tommaso Paradiso con Stadio
Paradiso omaggia una tradizione che sente sua, chiamando chi quella storia l’ha vissuta davvero. Qualche sbavatura vocale, ma l’entusiasmo trascina.
5 – Domani è un altro giorno
Michele Bravi con Fiorella Mannoia
Omaggio rispettoso ma troppo impostato. Elegante, sì, però distante. Manca l’emozione vera.
8 – Vita
Tredici Pietro con Gianni Morandi, Galeffi e Fudasca
Scelta rischiosa che diventa colpo sicuro quando arriva Morandi. Operazione familiare ma efficace: il pubblico risponde.
7- – Il mondo
Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas
Versione delicata, quasi sospesa. Qualche eccesso nella parte declamata, ma l’intenzione è chiara: restituire poesia al brano.
8 – Parole parole
Fulminacci con Francesca Fagnani
Scambio di ruoli e ironia televisiva. L’idea è brillante, l’esecuzione meno magnetica. Divertente, ma non memorabile.
8,5 – Andamento lento
LDA & AKA 7even con Tullio De Piscopo
Bella intuizione riportare De Piscopo al centro. Giovani rispettosi, energia giusta. Un tributo che suona autentico.
5 – The Riddle
Raf con The Kolors
Ingresso scenografico, atmosfera da club patinato. L’idea visiva convince più dell’esecuzione musicale.
6,5 – E la vita, la vita
J-Ax con Ligera County Fam
Ritorno alle radici dialettali con ospiti simbolici. Non tutto è rifinito, ma l’identità è chiara e coerente.
9 – The Lady Is a Tramp
Ditonellapiaga con TonyPitony
Gioco di travestimenti e ironia. Messa in scena curata, spirito leggero. Funziona nel suo essere teatrale.
4,5 – En e Xanax
Enrico Nigiotti con Alfa
Buona scelta di repertorio, ma interpretazione troppo carica. L’effetto finale è neutro: non lascia il segno.
3 – Bésame mucho
Serena Brancale con Gregory Porter e Delia
Versione che non trova equilibrio. Talenti importanti, ma amalgama assente.
8 – Hit the Road Jack
Sayf con Alex Britti e Mario Biondi
Scelta coraggiosa e sorprendente. Energia, competenza musicale e un tocco personale che convince anche le giurie.
2 – Ragazzo solo, ragazza sola
Francesco Renga con Giusy Ferreri
Rilettura che appiattisce un brano già discusso nella sua versione italiana. Poco mordente, poca personalità.
8+ – Quello che le donne non dicono
Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma
Interpretazione intensa e misurata. Il coro aggiunge profondità senza invadere. Una delle migliori della serata.
4 – Baila morena
Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci
Atmosfera da show televisivo di Capodanno. Intrattenimento leggero, ma musicalmente fragile.
6 – Cinque giorni
Sal Da Vinci con Michele Zarrillo
Clima da lento collettivo, pubblico coinvolto. Emozione sincera, anche se non indimenticabile.
3 – Meravigliosa creatura
Fedez & Marco Masini con Stjepan Hauser
Interpretazione enfatica fino all’eccesso. Molta retorica, poca sorpresa.
4 – Golden Hour
Ermal Meta con Dardust
Scelta internazionale, arrangiamento curato. Però il collegamento emotivo resta sfuggente.
6,5 – La canzone dell’amore perduto
Nayt con Joan Thiele
Atmosfera raffinata, voce e presenza scenica convincenti. Buon equilibrio.
6,5 – Falco a metà
Luchè con Gianluca Grignani
La presenza di Grignani pesa e dà senso all’operazione. L’intervento rap resta accessorio.
7 – Mi sono innamorato di te
Chiello con Saverio Cigarini
Interpretazione imperfetta ma personale. Sta in equilibrio tra casualità e intuizione.
4,5 – Era già tutto previsto
Leo Gassmann con Aiello
Versione corretta ma prevedibile. Elegante, senza scosse.
