Maggio 16, 2026
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Due anni e mezzo dopo l’ultima, memorabile data a Torino, Salmo torna all’Inalpi Arena con la sua cricca pronta a scatenare il caos (in senso buono). Sabato 11 ottobre, alle 21:00, il rapper sardo riapre il sipario nei palazzetti — stavolta con il peso di un album nuovo, RANCH — e la promessa di uno show che non lascerà spazio ai compromessi. Fin dai primi istanti, il concerto mostra le due anime che da sempre scalpitano in Salmo:

L’anima hardcore/metal: fiamme, scenografia massiccia, impatto visivo da show internazionale, suoni potenti. La prima mezz’ora spara “On Fire” con l’intenzione di bruciare ogni incertezza, piazzando subito il tono ad altissimo voltaggio.

L’anima rave/irriverente: quando il rapper si stacca dal microfono e lascia spazio al DJ set, si trasforma in un ricercatore di caos controllato, in un party che potrebbe stare in un festival techno.

Ma non è solo merito delle luci spettacolari e dell’effetto scenico se i paragoni con gli act internazionali non suonano esagerati: la vera spina dorsale del progetto è la band, Le Carie, che agisce da esoscheletro sonoro. Loro tengono insieme l’energia digitale e le esplosioni rock, elevando Salmo dal “rapper italiano forte” a performer completo sul tributo live. La struttura della serata è più schietta rispetto a precedenti tour: non c’è il secondo atto unplugged (quel momento “intimo fra candele” che nel 2023 aveva fatto discutere). Qui si punta sul pieno, sull’impatto. Dopo circa un’ora e trenta di repertorio energico (pensa a circle pit che strizzano l’occhio ai Limp Bizkit, ma in versione nostrana), Salmo salta direttamente al “terzo atto”: il DJ set / after-party, con DJ 2P (Andrea Ciaudano) al fianco. È un salto netto — niente momento acustico — ma la follia non manca.

Sul palco dominano immagini potenti: un teschio enorme, mani scheletriche che emergono dai ledwall, scenografie visionarie che mettono in scena il lato più folle del concerto. Le hit “Russel Crowe”, “1984”, “Daytona”, “90 Minuti” si alternano a momenti più sperimentali come “Death USB”, “Ho Paura di Uscire” e l’inarrestabile “Fuori Controllo”. Salmo è rocker, rapper e DJ, cambia pelle con disinvoltura e guida il pubblico in una cavalcata sonora.

Talvolta le sue metafore – “siete pronti per la guerra?”, “venite in guerra con me?” – rischiano di sembrare retoriche in certi momenti storici. Ma quel che conta è che non perde mai il contatto con Torino: durante il live ha fermato tutto per chiedere al pubblico se qualcuno si fosse fatto male dopo un pogo, quasi come un fratello che controlla la famiglia. Due ore e mezza volano via. Alla fine resta una certezza: Salmo non si accontenta. Vive in un ranch (metaforico, reale, spirituale), rifiuta di conformarsi, ma vuole che il suo nome continui a risuonare. Il ritorno nei palazzetti è per lui qualcosa di più di uno spettacolo: è una riaffermazione, un reset, una sfida.
A livello tecnico e performativo, il live di Salmo all’Inalpi Arena conferma una piena maturazione artistica sia nella scrittura del concerto che nel sound design. La coesistenza tra set band e sezione DJ non è solo una scelta scenica: è la dichiarazione programmatica di un artista che ha interiorizzato due anime (hip hop e rave, punk e techno) e le restituisce in una narrazione fluida, mai disgiunta. Il lavoro di Le Carie è centrale: la loro capacità di tenere il palco con solidità ritmica e interplay dinamico, pur tra cambi di stile e BPM, eleva la resa live di brani nati su produzioni digitali spesso serrate. A colpire è anche la cura per l’equilibrio tra caos e controllo: laddove molti artisti optano per un’escalation di volumi e luci, Salmo riesce a gestire la tensione emotiva in modo progressivo, dosando impatto e respiro (nonostante l’assenza del segmento unplugged). Le scelte registiche – tra pyro, videografica e architettura visiva – suggeriscono un’attenzione che si avvicina più al concept show europeo che al classico live italiano. Sul piano del linguaggio e del simbolismo, persistono alcune forzature (le metafore belliche, ad esempio, oggi risultano potenzialmente anacronistiche), ma nel complesso Salmo ribadisce di sapersi muovere nella zona ibrida tra mainstream e counterculture, con una proposta artistica sempre riconoscibile e attenta all’identità più che alla convenienza.

Articolo a cura di Angela Todaro

Photo Credit: Gabriele Giordana

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