Cosa amiamo di più della musica cantautorale? Credo che ognuno abbia il suo punto di vista su questo – con “ognuno’ sottinteso tutti coloro i quali apprezzano le canzoni che riescono ad andare oltre delle facili rime, o dei gutturali quanto incomprensibili gorgheggi che tanto vanno di moda attualmente – e ciascuno di noi ha un motivo per il quale ascolta quell’autore piuttosto che quell’altro. Ma fondamentalmente, possiamo generalizzare dicendo che adoriamo la capacità che, di norma, hanno questi artisti – collocabili all’interno della definizione di ‘Cantautore’ – di esprimere concetti sentimentalmente intricati pitturando sfumature di senso che ce li rendano più comprensibili, o semplici, o comunque condivisibilmente reali. Persone che sanno costruire piccole sedute terapiche, in note e parole, così intime da farne strumenti catartici, a volte temporanei, altre – più fortunate e rare – definitivi.
Credo che Claudio Domestico – in arte Gnut – possieda questa capacità, davvero tutta umana, di andare oltre all’immediatezza, e all’urgenza di un certo ‘sentire’ personale, cristallizzandolo in versi e parole all’interno di piccoli trattati di sociologia esistenziale: un modo un po’ complicato per dire che il ‘ragazzo’ ne sa parecchio di cosa accada nella vita, e che soprattutto sappia cosa farne di tutti quei ‘fatti’ una volta che imbraccia una chitarra e inizia a scrivere una canzone. Cosa che è successa, ad esempio, con il suo ultimissimo singolo Luntano ‘a te , una ballad ispirata alle melodie classiche della canzone popolare napoletana, la cui genesi è anche sintomo lampante di questa capacità ‘urgente’: “Avevo scritto la melodia di questo pezzo tanto tempo fa con un altro testo. A pochi giorni dalla registrazioni mi è venuta l’ispirazione per un testo completamente nuovo.” confida Claudio nell’intervista che ci concede, mentre sta ancora ultimando la preparazione dell’imminente tour che partirà proprio da Torino.
Il tuo nuovo singolo “Luntano ‘a te” lancia il tuo tour in giro per l’Italia. Un brano dolce e amaro allo stesso tempo, intenso e suggestivo. Qual è stata la scintilla che ha dato vita a questa canzone?
Gnut: “Riflettevo sui vari gradi di tossicità che i rapporti interpersonali possono raggiungere. Un tema purtroppo molto attuale. Nelle forme più “lievi” siamo circondati e tremendamente condizionati da rapporti nocivi sia in amore che in ambito lavorativo o in amicizia. La nostra è una società nella quale è veramente complicato riuscire a costruire un rapporto sano. Una società competitiva ed individualista con l’ego costantemente messo sotto pressione dai social. Le forme gravi di questo tipo di rapporto passano da un tipo di violenza psicologica a quella fisica, fino ad arrivare agli allarmanti dati sul numero di omicidi/femminicidi che ogni anno avvengono nelle case degli italiani.”
D: Un problema che pare essersi anche un po’ incancrenito con il tempo, ancora di più per gli effetti nefasti del lockdown subito nel periodo dell’isolamento durante il covid, ma che risulta peggiorato anche con l’uso smodato dei social, e della loro perniciosità sulle relazioni umane.
Gnut: “Il problema principale è che quello che emerge è solo una piccolissima percentuale di quello che realmente succede tutti i giorni. Bisogna trovare la forza di reagire, liberarsi e nel caso denunciare. Se la mia canzone può dare un minimo di coraggio a chi la ascolta e ne ha bisogno avrà fatto già tantissimo. Ma il lavoro grande da fare è sicuramente a carico delle istituzioni che devono cercare in tutti i modi soluzioni per limitare questo problema tutelando le persone più deboli.”
D: Hai ragione, chiaramente certi effetti andrebbero filtrati maggiormente dalle istituzioni, che esse si chiamino Scuola, o Stato poco importa. Le difese personali, così come la cura che si dovrebbe trovare all’interno delle famiglie, spesso non bastano più. C’è un verso o una frase del testo di questa canzone che senti particolarmente ‘vicina’, significativa?
Gnut: ”La parte del testo che trovo più interessante è l’inciso “t’ aggio voluto bene ma ‘o bene po’ fa male si non t’ ‘o ssaie astipà” (ti ho amato tanto ma l’amore può far male se non sai custodirlo).”
D: Che, guarda caso, è anche la mia frase preferita: una di quelle ‘pillole di sociologia esistenziale’ che tu sai ben costruire e che, se non cura, per lo meno può lenire.
Spesso nelle tue canzoni si parla di sentimenti positivi come l’amore passionale e familiare, il bene, l’essere solidali, e il nuovo pezzo non fa eccezione, a prima vista: parla però di un amore finito, forse in malo modo come capita spesso a molte relazioni, e la voce che narra pare ancora in quel momento nel quale pare di essere usciti dal buio pesto e, intravedendo la luce, ci si volta ancora una volta indietro con nostalgia e con un certo dolore e risentimento. Una situazione rispetto alla quale risulta facile empatizzare: credi che questo, la tua capacità empatica, sia uno degli aspetti che i tuoi fan apprezzano di più? Cosa credi che ricerchino soprattutto nella tua musica?
Gnut: “Credo che la sincerità sia alla basa di tutto. Con la mia musica ed i miei testi non cerco di vendere niente a nessuno. Ho solo voglia di condividere con chi ha una sensibilità affine alla mia quello che sento e lo faccio attraverso le emozioni che genera la musica. La forma più alta di rispetto che posso avere per chi mi ascolta risiede sicuramente nel non cercare di assecondare gusti o tendenze. Sono il primo a giudicare la mia musica ed il primo a dover essere soddisfatto ed emozionato per il risultato.”
D: Credo che questa tua esigenza di sincerità traspaia chiaramente dalle tue canzoni, e di certo è avvalorata dalla cura e dal modo con i quali tu ti ‘dai’, ti presenti al tuo pubblico durante i tuoi concerti. A proposito di live, cosa dobbiamo aspettarci di ‘nuovo’ da questo tour, che arriva dopo un bel periodo di ‘immobilità’ live un bel po’ forzata? Sarai in giro in ‘solo’, o avrai degli amici/musicisti che ti accompagneranno per il tour?
Gnut: “Sarà un tour per me molto emozionante. Ripercorrerò pezzi importanti del mio repertorio e della mia vita con due fratelli in musica che daranno un tocco molto cinematografico alla canzoni:
Marco Sica (violino) e Mattia Boschi (violoncello). Sarà emozionante perché dopo mi dedicherò al nuovo disco e al nuovo repertorio che stravolgerà parecchio il mio approccio ai concerti e agli arrangiamenti. Quindi cercherò di godermi al massimo questo ultimo giro di boa.”
Una gustosa anticipazione che di certo fa molto piacere a noi, da amanti della buona musica cantautorale italiana, e al tuo pubblico anche di più. Un pubblico nutrito, ma forse – consentimi di dire – ancora un po’ troppo ristretto rispetto alla qualità della tua musica e allo spessore delle cose che hai e che avresti da ‘dire’. Siamo praticamente ancora in periodo di post-Festival sanremese, e quindi la domanda nasce un po’ spontanea. non credi che sia arrivato il momento di portare questa tua capacità ad un pubblico più vasto? Cioè, hai mai valutato ad esempio che sarebbe il momento giusto per un Sanremo (visto soprattutto il successo avuto dal cantautorato all’ultima edizione)?
Gnut: “Sinceramente non è una strada che ho mai valutato concretamente. E’ una cosa che non escludo a priori ma non è nemmeno qualcosa alla quale ambisco. Se più in là dovessero crearsi i presupposti potrebbe anche essere ma in questo periodo della mia vita non è una priorità.”
D: Capisco. E poi è di certo un salto quantico non da poco, soprattutto visto il clamore che potrebbe portare nell’immediato e gli stravolgimenti che potrebbero conseguirne. Siamo praticamente alla fine dell’intervista, manca solo un’ultima domanda di rito, giusto per non farti perdere l’abitudine alla ‘pressione’ del mercato: Luntano ‘a te anticipa per caso un nuovo album o un progetto più ampio? Se invece no, cosa puoi dirci di un nuovo eventuale album? E visto che parliamo di nuova musica, come va la tua collaborazione con il mitico Alessio Sollo, la cui presenza virtuale – come sa chiunque sia stato ai tuoi ultimi concerti – è sempre viva durante i tuoi live?
Gnut: “Luntano ‘a te” farà da ponte con un nuovo disco (di cui non farà parte) che mi auguro di far uscire l’anno prossimo. Sarà un disco molto diverso dagli altri sia per i testi che per le sonorità ma non voglio spoilerare troppo. Per quanto riguarda la collaborazione con Sollo è stato un bel periodo ma credo di aver raggiunto la fine di un ciclo con lui quindi non credo ci saranno altre cose che faremo insieme in futuro.
Forse un piccolo colpo, questo, per i suoi fan: ma gli arrivederci e, per estensione, gli addii sono accadimenti umani, fanno parte delle relazioni, e spesso ci vuole più coraggio a mettere un punto e a capo ad una collaborazione – musicale o di vita che sia – evitando che le ricadute tossiche di quanto potrebbe succedere ne rovinino un po’ il ricordo. E’ stato bello poter fare alcune domande a Claudio\Gnut, un artista che riesce a mettere il proprio talento a disposizione di chi lo vuole ascoltare, e che sa anche essere persona sui palchi, laddove spesso gli stessi luoghi sanno solo esaltare i ‘personaggi’. Un autore, un artista e soprattutto una persona che vi invitiamo ad andare a conoscere (se non lo aveste ancora mai fatto) e ad ascoltare dal vivo già dalla sua prima data in quel dello Spazio211 di Torino, giovedì 20 marzo. Una volta tanto, non da Luntano.
Calendario concerti:
20/03 Spazio211 – Torino21/03 Sala Vanni – Firenze
22/03 Teatro Bibiena – Sant’Agata Bolognese (Bo)
23/03 Limo Club – Pavullo (Mo)
24/03 Arci Bellezza – Milano
27/03 Teatro Bolivar – Napoli
28/03 Spazioporto – Taranto
29/03 Monk – Roma
07/05 Colonne28 – Parma
08/05 Locomotiv Club – Bologna
18/07 Respira Festival – Olevano sul Tusciano (Sa)
(date in continuo aggiornamento)



Sentimentalmente legato al rock, nasco musicalmente e morirò solo dopo parecchi “encore”. Dal prog rock all’alternative via grunge, ogni sfumatura è la mia.
