Agosto 11, 2026
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Venerdì sera al Santeria Toscana 31 c’è quella dimensione di live che funziona bene: palco raccolto, pubblico vicino, e una distanza minima tra chi canta e chi ascolta. È il contesto giusto per Laila Al Habash, la cantautrice romana, di origine palestinese, che porta a Milano il suo tour Tempo – Club Tour e trova immediatamente un contatto diretto con la sala.

La formazione è essenziale ma efficace: voce, basso/tastiere, sintetizzatori/tastiere e batteria. Una struttura sonora compatta che permette ai brani di respirare e allo stesso tempo di mantenere quella dimensione elettronica e pop che caratterizza il suo repertorio. Il suono è pieno, mai sovraccarico, e lascia spazio alla voce di Laila di restare sempre al centro.

Fin dai primi minuti si percepisce chiaramente una cosa: Laila è molto emozionata. Non nel senso della timidezza o dell’incertezza, ma di una partecipazione evidente. Cerca spesso lo sguardo del pubblico, quasi con insistenza. Lo fa tra un verso e l’altro, nei momenti di pausa, mentre aspetta che parta il brano successivo o un Moscow Mule. È come se avesse bisogno di vedere una risposta negli occhi delle persone davanti a lei, di riflettersi nello sguardo della sua gente.

E quando quel contatto arriva, si lascia andare completamente.
C’è una fiducia evidente nel rapporto con la sala.

Sul palco si muove relativamente poco, ma le mani raccontano moltissimo. Le usa per accompagnare le frasi, per sottolineare le parole, per disegnare piccole traiettorie nell’aria. È un gesto continuo, naturale, che dà l’impressione che la musica passi anche attraverso il movimento. In certi momenti sembra quasi danzare restando ferma, come se il corpo stesse seguendo una coreografia invisibile.

Il punto più forte resta comunque l’interpretazione. Quando canta si ha la sensazione che creda davvero in ogni parola che pronuncia. Non c’è distanza tra testo e voce: i brani vengono vissuti prima ancora che eseguiti. Ed è proprio questa sincerità a rendere il concerto coinvolgente anche nei passaggi più intimi.

Durante la serata arriva anche una piccola sorpresa: Laila imbraccia la chitarra per alcuni pezzi. Non è la sua configurazione più abituale dal vivo, e proprio per questo il momento ha un sapore diverso, quasi più cantautorale. Il palco cambia leggermente equilibrio e il set guadagna una nuova sfumatura.

La band accompagna tutto con precisione, costruendo un suono che resta compatto e funzionale senza mai rubare spazio alla voce. Il risultato è un live scorrevole, senza grandi pause o fratture, che mantiene costante il dialogo con il pubblico.

Se proprio si deve trovare una nota stonata, arriva alla fine. Dopo l’ultimo brano le luci si accendono abbastanza rapidamente e non c’è nessun bis. Il pubblico resta qualche secondo in sospeso, come se si aspettasse ancora qualcosa.

È forse l’unico momento in cui la serata lascia un piccolo vuoto: quando il concerto finisce, si ha la sensazione che potesse durare ancora un po’.

Articolo a cura di Pierluigi Spagnolo

Photo Credit Torino Marco Ritoli

Photo Credit Milano Alessia Diani

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