Nel 2007 Mika sembrava il futuro del pop. Life in Cartoon Motion arrivò come un’esplosione di technicolor in un’industria che stava già diventando grigia e seriale: melodie immediate, falsetti teatrali e un senso dello spettacolo che trasformava brani come Grace Kelly o Lollipop in piccoli meccanismi perfetti.
Quasi vent’anni dopo, il contesto è cambiato. Con Hyperlove, pubblicato a gennaio 2026, Mika torna a un pop più analogico e personale: pianoforte in primo piano, registrazioni senza troppi artifici digitali e una dichiarata voglia di autenticità. Un disco elegante e sincero, ma che per molti ha perso quella leggerezza quasi irriverente che aveva reso imprevedibili i suoi esordi.
Dal vivo però il discorso cambia. Perché se in studio Mika appare oggi come un artigiano del pop che lavora con calma su materiali familiari, sul palco resta uno showman naturale, capace di trasformare qualsiasi spazio in un teatro.
È quello che succede anche alle OGR di Torino, seconda e ultima tappa italiana dello Spinning Out Tour dopo il debutto del 2 marzo all’Unipol Arena di Bologna. Il concerto è sold out e, fin dall’inizio, si presenta come una versione inevitabilmente ridimensionata dello spettacolo visto pochi giorni prima in Emilia.
Quando lo spazio non aiuta
Le Officine Grandi Riparazioni non permettono di ricreare la scenografia su più livelli con ruote e ingranaggi mobili che accompagna il tour europeo – un immaginario liberamente ispirato a Tempi moderni di Charlie Chaplin. Anche la visuale è complicata: la sala è completamente in piano e molti spettatori si trovano ai lati o nelle retrovie.
Mika lo fa notare subito, senza nasconderlo.
Poi aggiunge, sorridendo, che proverà a compensare con l’unica cosa che non dipende da una struttura scenica: l’energia.
“Qui stasera siamo noi, voi e la musica”
Alle 21 in punto entra sul palco con la band e due coriste. Il palco è più piccolo e più spoglio rispetto a Bologna, ma basta una frase per definire l’atmosfera della serata:
“Qui stasera siamo noi, voi e la musica”.
L’apertura è affidata a Modern Times, brano pop industriale che rende omaggio proprio al film di Chaplin del 1936. Il pubblico entra subito nel gioco. Durante Eleven parte una fan action dalle prime file: cartelli numerati fino all’undici accompagnano il ritornello, trasformando la platea in una coreografia improvvisata.
Torino canta più forte
Seduto al pianoforte, Mika introduce Hyperlove con una domanda semplice:
“Cos’è l’amore? Possiamo scoprirlo stasera, Torino?”
La risposta arriva pochi minuti dopo quando partono Relax (Take It Easy) e We Are Golden. Le OGR si trasformano in un coro gigantesco e l’artista sembra davvero sorpreso dall’intensità del pubblico.
“Una domanda, Torino: perché nonostante questo sia il pavimento più piatto di tutto il tour, senza gradini e senza scenografia, siete quelli che cantano più forte di tutti?”
Non è solo una battuta. È il momento in cui il concerto prende definitivamente velocità.
L’ “esorcismo” pop
Mika introduce la parte più ritmata dello show con un’espressione surreale: “l’esorcismo di Mika”.
Le luci diventano rosse e la scaletta accelera con Spinning Out, Dreams, Science Fiction Lover e Immortal Love, dedicata al suo cane scomparso che – racconta – aveva assistito alla registrazione del brano “solo perché era sorda”.
Tra una canzone e l’altra Mika parla molto: racconta storie, ricordi, piccoli retroscena. È un narratore spontaneo e un comunicatore istintivo, qualità che negli anni lo hanno reso uno dei performer pop più empatici della sua generazione.
Il teatro pop di Mika
Durante un interlude torna sul palco vestito di rosa – quella che lui definisce la sua “filosofia di dolce resistenza” – e seduto sul pianoforte racconta la storia di una città grigia in cui vive una ragazza rosa, prima di attaccare Lollipop.
Il concerto procede come uno spettacolo teatrale leggero: cambi d’abito, piccoli monologhi, gag improvvisate. Dopo Excuses For Love e Stardust, arriva uno dei momenti più calorosi della serata.
Con Big Girl (You Are Beautiful) Mika scende dal palco e attraversa la sala, raggiungendo chi si trova nelle retrovie e ai lati. Era una promessa fatta all’inizio dello show, e la mantiene.
Arcobaleni e connessioni
Durante Grace Kelly dal pianoforte compare un grande arcobaleno gonfiabile. È una trovata semplice ma perfettamente coerente con l’immaginario pop e inclusivo che Mika ha costruito negli anni.
Dopo Happy Ending arriva un completo giallo e Elle me dit, cantata in francese. Prima di iniziare, Mika chiede al pubblico di non guardare il palco ma di ballare con la persona accanto, chiunque sia.
Le OGR obbediscono. Per qualche minuto il concerto smette di essere uno spettacolo frontale e diventa una piccola comunità temporanea fatta di sconosciuti che ballano insieme.
Lo show oltre i limiti
Per il bis Mika torna con un completo verde brillantinato e chiude con Love Today, lasciando la sala in piena euforia.
Il paradosso è che Hyperlove, il disco che dà il titolo emotivo a questa fase della sua carriera, racconta un artista più pacificato e meno spigoloso rispetto agli inizi. Ma dal vivo Mika continua a fare quello che gli riesce meglio: trasformare il pop in un evento teatrale, fisico, collettivo.
Se alle OGR mancavano scenografie monumentali e visuali perfette, non è mancato di certo lo spettacolo.
Articolo a cura di Angela Todaro
Photo Credit Elisabetta Canavero

























Elisabetta Betta Canavero, unisco la passione per la musica, gli spettacoli e la fotografia, seguendo gli eventi più vicini e lontani, dando vita a racconti coadiuvati dall’obiettivo della macchina fotografica
