Agosto 20, 2026
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Luca Carboni è arrivato ieri sera all’Anfiteatro Ivan Graziani di Alghero con una missione semplice e tutt’altro che scontata: riportare l’onda emotiva delle sue canzoni nei cuori di chi lo segue da decenni e dimostrare che la fragilità, quando diventa musica, può ancora essere una forma di resistenza.

La tappa algherese del Rio Ari O Live Tour ha confermato quello che il pubblico conosce da tempo: Carboni non è un artista che rincorre il passato, ma un cantautore che continua ad attraversarlo per renderlo vivo nel presente.

L’apertura con Primavera non è casuale. È lui stesso a spiegarne il senso: una stagione di rinascita che arriva dopo gli anni della malattia e del silenzio, un nuovo capitolo in cui ritrovare il palco significa ritrovare la vita, l’arte e il pubblico. Non c’è retorica nelle sue parole, ma quella sincerità disarmante che da sempre distingue il suo modo di raccontarsi.

La delicatezza del suo dialogo con gli spettatori accompagna un concerto che attraversa quarant’anni di carriera senza mai trasformarsi in un’operazione nostalgia. Silvia, Luca e Farfallina prendono per mano il pubblico e lo guidano dentro un repertorio che appartiene ormai alla memoria collettiva della musica italiana. Gli arrangiamenti acustici restituiscono nuova intimità ai brani, rendendoli ancora più essenziali. È il caso de Le storie d’amore, che Carboni introduce ricordando come nacque quasi di getto, fuori da un albergo di Rimini oggi scomparso. Un racconto che dice molto del suo modo di scrivere: partire da un dettaglio quotidiano per arrivare a qualcosa di universale.

Le sue sono storie intrise di malinconia, ma mai di rassegnazione. Parlano di un tempo che sembra lontanissimo, fatto di estati infinite, incontri casuali e mare, ma continuano a suggerire che quei luoghi dell’anima possono ancora esistere, almeno per la durata di una canzone.

Lo sguardo di Carboni non si ferma ai sentimenti privati. La mia città e Inno nazionale diventano momenti di riflessione sul cambiamento, sulla velocità con cui il mondo ha trasformato i rapporti umani e sulla necessità di conservare uno spazio per la sensibilità. Temi che attraversavano già la sua scrittura negli anni Ottanta e che oggi risuonano con un’urgenza sorprendente.

A rendere ancora più personale lo spettacolo contribuisce anche la scenografia, costruita con opere realizzate dallo stesso Carboni. Un’estensione naturale del suo universo creativo che ricorda come la sua poetica non si esaurisca nelle canzoni, ma attraversi immagini, colori e dettagli, sempre con lo stesso sguardo gentile.

Nel finale arrivano inevitabilmente i brani che appartengono al patrimonio del pop italiano. Mare mare trasforma l’anfiteatro in un grande coro collettivo, mentre Ci vuole un fisico bestiale chiude la serata con quell’energia capace di attraversare le generazioni senza perdere forza. Prima dei saluti, il cantautore ringrazia chi ha reso possibile l’evento e sottolinea il valore che manifestazioni come questa aggiungono alle città che le ospitano.

Più che un concerto, quello di ieri ad Alghero è stato l’incontro con un artista che continua a scegliere la sincerità come linguaggio. In un tempo dominato dall’urgenza di stupire, Luca Carboni resta fedele alla poesia delle cose semplici. Ed è forse proprio questa la sua forma più autentica di contemporaneità.

Photo Credit Ivan Sanna

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