Agosto 31, 2026
lp-room-12-album-artwork-1

Tre anni dopo Love Lines, LP — nome d’arte di Laura Pergolizzi — torna con Room 12, il suo ottavo album in studio, in uscita il 2 settembre 2026. Ma il vero punto di partenza del disco non è una nuova corsa: è uno stop. Per la prima volta dopo anni trascorsi tra palchi, aeroporti e tour internazionali, la cantautrice americana ha scelto di fermarsi. E proprio dentro quella pausa ha ritrovato lo spazio per scrivere: circa cinquanta canzoni, nate lontano dalle scadenze e dalle pressioni dell’industria.

Il risultato è un album che sembra interrogare l’idea stessa di stabilità. Room 12 attraversa alternative pop, scrittura acustica e suggestioni latine, mentre LP rinuncia in parte alle acrobazie vocali che hanno segnato la sua cifra più riconoscibile per cercare un suono più diretto, terreno, naturale. È come se la voce, prima ancora delle canzoni, avesse deciso di abbassare il volume.

Al centro ci sono identità, relazioni, genere e trasformazioni personali. Ma senza la retorica della rinascita definitiva. Per LP, crescere non significa arrivare una volta per tutte dall’altra parte del dolore: significa continuare a fare manutenzione, sapendo che i vecchi automatismi possono tornare a bussare alla porta.

Le undici tracce seguono questa traiettoria alternando ballate e pop-rock. L’apertura, Shelly, sceglie arrangiamenti mariachi e sposta per una volta il fuoco lontano dall’autobiografia: al centro c’è un’amica che prova a ricostruire la propria vita dopo un divorzio. Love Is All I Have, nata da un ukulele e immersa in atmosfere latine, guarda invece alla fine di una relazione senza trasformarla in una guerra: resta il riconoscimento di ciò che quel legame ha significato.

In Mi Corazón, LP mette in dialogo due passaggi decisivi della propria vita, il coming out e la conquista di uno spazio nel mercato musicale. Thirty 2nd Chances torna sulle relazioni precedenti e sugli errori che, a posteriori, sembrano aver preparato il terreno alla stabilità sentimentale del presente.

A chiudere il viaggio c’è Chasing & Waiting, scritta in Messico. È una conclusione che non promette risposte facili: racconta una quotidianità fatta di cicli, attese e inseguimenti, e della fatica di riconoscere quando si sta tornando esattamente nello stesso punto.

Più che un album sulla guarigione, Room 12 sembra allora un disco sulla continuità. Sul fatto che fermarsi non significhi necessariamente cambiare direzione, ma finalmente accorgersi di dove si è. E che, qualche volta, la stanza più interessante da esplorare sia proprio quella in cui si è scelto di restare.

Lascia un commento

error: Questo contenuto è protetto!