Giugno 29, 2026
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C’è un momento, durante “In the End”, in cui la Visarno Arena smette di essere un’arena. Diventa un unico coro. Sessantamila persone cantano ogni parola, trasformando uno dei brani simbolo degli anni Duemila in qualcosa che appartiene ancora al presente. È la fotografia perfetta dell’unica data italiana del From Zero World Tour dei Linkin Park, andata in scena venerdì 26 giugno davanti a un pubblico sold out che ha sfidato il caldo torrido pur di esserci.

Prima della musica, però, arriva la sorpresa. Dagli impianti parte “Per sempre sì” di Sal Da Vinci. Una scelta ironica e spiazzante che raccoglie sorrisi e cori improvvisati, sulla scia di quanto successo nel precedente passaggio italiano della band, quando l’intro era stata affidata a “La solitudine” di Laura Pausini. Poi le luci si abbassano davvero e lo spettacolo può iniziare.

La nuova era dei Linkin Park prende forma con “The Emptiness Machine”, manifesto del corso inaugurato da From Zero. Dal vivo il pezzo è ancora più abrasivo: Mike Shinoda ed Emily Armstrong si alternano con naturalezza, mentre la band ritrova quella tensione tra elettronica, rap e chitarre che l’ha resa un punto di riferimento per più di vent’anni.

La scaletta è costruita come un viaggio attraverso tutte le identità del gruppo. “Lying From You”, “Crawling”, “Somewhere I Belong”, “Burn It Down” e “Waiting for the End” tengono insieme generazioni diverse di fan, mentre Joe Hahn si prende il centro della scena con intermezzi e mash-up che riportano in superficie anche frammenti dell’universo Fort Minor.

I momenti più delicati arrivano con “Lost”, proposta in una veste essenziale che mette in primo piano la voce di Emily Armstrong. È qui che emerge la sfida più complessa affrontata dalla band: non sostituire Chester Bennington, ma trovare un nuovo equilibrio senza cancellarne il ricordo. Un equilibrio che, concerto dopo concerto, appare sempre più convincente.

La parte finale dello show cambia completamente marcia. “Numb”, introdotta da un richiamo a Numb/Encore, scatena una delle reazioni più forti della serata, seguita dall’impatto di “Heavy Is The Crown” e da una travolgente “Bleed It Out”, che incorpora un omaggio a “A Place for My Head”.

L’encore è quello che tutti aspettano. “Papercut” apre gli ultimi minuti prima della gigantesca “In the End”, cantata all’unisono da tutta la Visarno Arena. La chiusura è affidata a “Faint”, un’esplosione di energia che lascia il pubblico senza fiato.

Prima dei Linkin Park erano saliti sul palco i Phantogram e i Clipse, preparando il terreno a una serata che si è confermata tra gli eventi rock più partecipati dell’estate italiana.

Due anni dopo l’uscita di From Zero, il messaggio è ormai chiaro. I Linkin Park non stanno cercando di replicare ciò che erano. Hanno scelto di ripartire, accettando il peso della propria storia e trasformandolo in qualcosa di nuovo. A Firenze, davanti a 60mila persone, questa scommessa è sembrata più viva che mai.

Photo Credit Alessandro Stronati

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