Ieri sera il “Vita Vera Paradiso Tour” di Leo Gassmann ha fatto tappa all’Hiroshima Mon Amour di Torino portando sul palco il nuovo progetto discografico nato dopo la partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo.
Quello andato in scena nel club torinese è stato un live raccolto e profondamente emotivo, capace di mettere al centro non tanto l’impatto scenico quanto il rapporto diretto con il pubblico. Ed è proprio questa essenzialità ad aver reso il concerto così intenso.
Fin dall’ingresso nel locale si percepisce un’atmosfera diversa. Poco prima dell’inizio del concerto, parte dello staff distribuisce al pubblico dei braccialetti gialli pensati per permettere alle persone di riconoscersi tra loro, fare amicizia e condividere l’esperienza del concerto anche oltre il semplice ascolto. Un gesto semplice ma significativo, perfettamente in linea con il percorso artistico che Leo Gassmann sta costruendo negli ultimi anni: una dimensione musicale che punta sulla vicinanza, sul senso di appartenenza e sulla creazione di una vera comunità attorno alle sue canzoni.
Dentro l’Hiroshima Mon Amour il pubblico è trasversale ma incredibilmente compatto nell’energia. Ci sono ragazzi molto giovani ma anche persone cresciute con un cantautorato più tradizionale, probabilmente attratte dalla nuova direzione musicale intrapresa da Leo con Vita vera paradiso. Un progetto che segna un’evoluzione importante nel suo percorso: sonorità più calde, strumenti suonati dal vivo e una scrittura più narrativa e personale rispetto agli esordi. Sul palco questa trasformazione emerge in maniera ancora più evidente.
Ad accendere per primo il palco dell’Hiroshima Mon Amour ci ha pensato Clemente Guidi: 25 anni, di Bertinoro (FC), vincitore della prima edizione di Music Is The Best 2022, la piattaforma di scouting ideata da Panico Concerti.
La scaletta del main stage alterna i brani più recenti a quelli che hanno segnato le tappe principali della sua carriera. Canzoni comeVai Bene Così, con cui vinse nella categoria Nuove Proposte del Festival di Sanremo nel 2020, o La mia libertà, manifesto di una libertà vissuta senza compromessi e paure, vengono accolte e cantate all’unisono dall’intera sala.
Ma è soprattutto nei brani più recenti che emerge con forza la maturazione artistica del cantautore romano. Naturale, presentata all’ultima edizione del Festival di Sanremo, acquista dal vivo una dimensione ancora più intensa e partecipata, trasformandosi in uno dei momenti emotivamente più forti del concerto.
Tra gli episodi più toccanti della serata c’è il momento dedicato a un padre che sale sul palco per dedicare una canzone al figlio Leonardo, regalando al pubblico una parentesi di grande delicatezza. Poco dopo arriva un altro momento destinato a lasciare il segno: Leo invita sul palco Iris, una ragazza che sta affrontando una difficile battaglia personale e, insieme, interpretano Oltre. Un momento estremamente autentico, capace di fermare per qualche minuto il ritmo del concerto e trasformarlo in qualcosa di profondamente umano.
Durante tutta la serata emerge con chiarezza anche il legame tra Leo e la sua band. Gli scambi continui, gli sguardi complici e l’intesa musicale contribuiscono a rendere il live spontaneo e autentico, lontano dalla sensazione di uno spettacolo rigidamente costruito.
Uno degli ultimi momenti più intensi arriva quando Leo decide di scendere dal palco e raggiungere il pubblico per cantare in mezzo alle persone. In pochi istanti la distanza tra artista e spettatori scompare completamente: il pubblico canta, balla e si stringe attorno a lui, dando forma all’immagine che meglio riassume l’intera serata.
All’Hiroshima Mon Amour non è andato in scena semplicemente un live, ma un’esperienza condivisa, fatta di vicinanza, racconti personali e connessioni autentiche tra palco e pubblico. Leo Gassmann, infatti, sceglie la strada della semplicità, della presenza e di canzoni capaci di creare ancora un senso reale di vicinanza tra le persone.
Articolo a cura di Natalia Ameduri
Photo Credit Elisabetta Canavero




























Elisabetta Betta Canavero, unisco la passione per la musica, gli spettacoli e la fotografia, seguendo gli eventi più vicini e lontani, dando vita a racconti coadiuvati dall’obiettivo della macchina fotografica
