Gennaio 25, 2026
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Memphis, Tennessee – 29 maggio 1997, ore 21.30 circa
Nelle strade polverose di Memphis, tra le tipiche “shotgun shack” — quelle case strette e lunghe, simbolo di un’America rurale e ancora un po’ dimenticata — si nasconde una storia che ha segnato per sempre la musica degli anni ’90. È qui, al numero 91 di North Rembert Street, che una chiamata cambia per sempre la vita di Joan Wasser e di tutti quelli che amavano Jeff Buckley.

«Presto, venite al fiume… Jeff è sparito». Le parole di Keith Foti, amico e roadie, arrivano in una telefonata carica di paura e confusione. E da quel momento, la tragica notte in cui Jeff Buckley, voce indimenticabile di Grace, si è perso nelle acque del Wolf River diventa leggenda e mito. Ma che cosa è successo davvero? E quali nuove verità potrebbero emergere dal documentario IT’S NEVER OVER, JEFF BUCKLEY, firmato da Amy Berg, in uscita negli Stati Uniti l’8 agosto?

Buckley non era solo un musicista: era un’anima tormentata, una mente brillante che cercava di domare i suoi demoni personali. La sua lotta contro disturbi psichici, le medicine da prendere, il bisogno di stare lontano da droghe e alcol, tutto è raccontato con una sincerità cruda e intima nel film di Berg. Le testimonianze inedite di amici, collaboratori e della stessa Joan Wasser svelano un ritratto umano e fragile, lontano dal mito dorato che spesso avvolge le rockstar.

Quella sera, Buckley decide di fare un tuffo nel fiume, vestito con gli stivali e i jeans. Un gesto apparentemente semplice, quasi innocente, che nasconde forse una ricerca di pace o un modo per affrontare l’angoscia che lo attanagliava. Keith Foti, che era con lui, ricorda come Jeff cantasse sottovoce Whole Lotta Love dei Led Zeppelin, un brano che sembra quasi una colonna sonora di quel momento sospeso tra la vita e la morte.

Il documentario di Amy Berg scava a fondo, portando alla luce non solo la cronaca degli eventi ma anche le tensioni nascoste, le paure e le speranze di un artista che aveva appena cominciato a mostrare la sua grandezza. Emergono dettagli nuovi, come gli sms enigmatici inviati da Jeff a Rebecca Moore, il suo primo amore, e le confidenze fatte a persone vicine, tra sogni inquieti e premonizioni di morte.

IT’S NEVER OVER, JEFF BUCKLEY non è solo un omaggio, è una vera indagine emotiva che mette a nudo l’uomo dietro la leggenda. Amy Berg, già nota per il suo lavoro intenso e empatico su figure iconiche, riesce a restituirci Jeff in tutta la sua complessità, senza retorica, con uno sguardo onesto e partecipato.

Per chi ha amato Jeff, per chi ha vissuto la sua musica come una colonna sonora di momenti importanti, questo documentario rappresenta una nuova occasione per guardare oltre le note, per capire il prezzo della genialità e per ricordare che, come dice il titolo, non è mai finita davvero.

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