Gennaio 25, 2026
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Durante la seconda serata del Mind Festival di Montecosaro, l’artista toscano conquista le Marche a colpi di musica.

Il Mind Festival va avanti deciso. La rassegna, che da tempo ormai fa parte degli eventi più attesi dell’estate marchigiana (e non solo), ha colpito ancora.
Perché le storie, quelle buone, non finiscono dopo la prima sera: cambiano voce, ritmo, stile…ma restano lì, pronte a farsi ascoltare ancora.

Giunge con passo leggero e voce limpida, Lucio Corsi, nella seconda sera del Mind Festival a Montecosaro. Il cielo sopra il paese sembra aspettarlo, come se fosse parte della scena.

La gente si raduna: giovani in cerca di stupore, ascoltatori di lungo corso, curiosi del posto e viandanti del suono. Tutti lì per lui, il cantastorie della Maremma, arrivato con il suo bagaglio pieno di visioni e parole.

Le luci si accendono, gli amplificatori vibrano, il vento muove le prime note. E con le note, prende forma un racconto.
Perché non è solo musica. Lucio canta storie.

Menestrello contemporaneo con un piede affondato nei vinili del glam rock e l’altro tra le polveri della campagna toscana: è lì che nasce la sua lingua, antica e nuova, particolare ma familiare.

Nel frattempo, il Mind Festival mantiene la sua promessa: accoglie, accompagna, amplifica. Montecosaro si trasforma, per una notte, nella capitale di una piccola utopia dove la cultura è vicina, la musica è scelta e gli artisti non si limitano a intrattenere: raccontano e aprono spiragli.

Tra una canzone e l’altra, Lucio scherza, divaga, semina pensieri. Li lascia lì, come semi in un campo. Chi vuole li raccoglie. Chi no, resta comunque a guardare crescere qualcosa.

Anche chi non conosce le sue canzoni lo capisce: quel ragazzo in camicia fiorata, con i modi gentili e lo sguardo altrove, ha qualcosa da dire. E lo dice senza forzature, con la naturalezza di chi vive in una realtà parallela e sa come tornarne con un pezzo da condividere.

Quando le ultime note si dissolvono nell’aria, resta un ritornello nell’orecchio e una domanda nel cuore:
E se fosse proprio la stranezza, oggi, la forma più limpida di bellezza?

Il pubblico si allontana piano. Qualcuno canticchia. Qualcun altro guarda il cielo, forse cercando davvero quell’astronave di cui Lucio canta. Non si sa mai.

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