Con Il Male, gli Zen Circus tornano a scuotere le coscienze, portando alla luce le ombre che per troppo tempo sono state lasciate fuori dalla discussione. Un disco potente, che si sviluppa attorno al concetto di “male”, rimosso dalla narrazione contemporanea e confinato in un angolo oscuro, messo da parte per fare spazio a una retorica di “bene” troppo spesso finta e pubblicitaria. Eppure, come sottolinea Andrea Appino, il male è diventato così normale, che sembra quasi non spaventarci più, ma anzi, ha assunto una forma ancora più profonda e inquietante. Con un sound crudo, diretto e senza fronzoli, questo è uno dei dischi più maturi degli Zen Circus, ma anche il più irriverente e punk, in una scena musicale che ormai sembra aver dimenticato questi tratti.
La title track, Il Male, apre le danze, fissando fin da subito l’orizzonte tematico. È un inno all’autenticità, un richiamo a guardare in faccia la realtà senza cedere alla tentazione di dipingere il mondo di rosa. Subito dopo arriva Miao, che dà il via a un piccolo viaggio nei sentimenti con una narrazione che affonda le radici in un passato lontano. Questo brano è la continuazione di un carteggio interrotto nel 2016 tra Appino e una sua amica, Mdm, e risuona come un ritorno alla vita, alla realtà che spesso si interrompe, ma che ogni tanto è anche in grado di ripartire.
In È solo un momento, gli Zen Circus si rivolgono a tutti quelli che, almeno una volta nella vita, si sono detti: “Stai tranquillo, è solo un momento”. La canzone è una ballata intensa, ma mai patetica, sulla solitudine e sulla difficoltà di affrontare la propria vulnerabilità. Un altro grande pezzo del disco è Meglio di niente, che affronta la fine di una relazione con uno sguardo cinico e disincantato. Non ci sono piagnistei, solo l’amarezza di chi sa che niente è mai come sembra.
Novecento è il brano che strappa un sorriso, ma con una critica affilata. Si tratta di una lista di personaggi noti, da Putin a Gerry Scotti, nati nel XX secolo e che si lamentano, ognuno a modo suo, del cambiamento del mondo. In Caronte, invece, la band ci regala una ninnananna amara, dove il male si fa anche dolce e seducente. È un brano che ricorda quanto sia facile lasciarsi avvolgere dalle tenebre, senza nemmeno accorgersene.
Con Vecchie troie, il gruppo torna a scuotere la scena, con il consueto spirito punk rock che contrasta apertamente con l’idea di un mondo perfetto. Sebbene sembri una critica alle nuove generazioni, in realtà è un atto di autocritica, un’ammissione che il tempo scorre e non possiamo fermarlo. Un milione di anni si interroga su come saremo ricordati, immaginando degli archeologi del futuro che scavano tra le rovine della nostra epoca. E se Virale è uno schiaffo al mondo patinato e glamour dei social media, Adesso e qui e La fine chiudono il cerchio, affrontando gli ultimi scampoli di esistenza e le macerie sentimentali che ci portiamo dentro. E, alla fine, arriva la rivelazione più dolorosa e liberatoria: il male siamo noi.
Con Il Male, gli Zen Circus non fanno solo musica, ma un’indagine sociale e umana, in un’epoca che sembra aver dimenticato come confrontarsi con le proprie ombre. Un disco coraggioso, che non si tira indietro nel raccontare la realtà per quella che è, senza filtri e senza paura di affrontare l’inquietudine. Un album che, tra melodie pop e riff graffianti, riesce a mantenere vivo lo spirito punk e irriverente che li ha resi uno dei gruppi più originali della scena musicale italiana.
Tracklist:
- Il Male
- Miao
- È solo un momento
- Meglio di niente
- Novecento
- Caronte
- Vecchie troie
- Un milione di anni
- Virale
- Adesso e qui
- La fine

Dalla sicilia con furore (come una Bruce Lee della musica), trasportata da tutte le note del pentagramma in tutto quello che è musica. Mi troverai sempre sottopalco.
