FOGGIA – Ci sono spettacoli che si guardano e altri che si vivono. “Come una Catapulta”, portato in scena da Herberth Ballerina sabato 21 marzo al Teatro del Fuoco, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Il sold out della serata è solo il primo segnale di un’energia che, fin dall’inizio, ha attraversato tutta la sala.
Più che seguire una struttura rigida, lo spettacolo si sviluppa come un flusso libero, fatto di intuizioni, cambi di ritmo e continue deviazioni. Ballerina gioca, osserva, ascolta. E soprattutto coinvolge. Il pubblico non resta mai spettatore passivo, ma diventa parte integrante di un meccanismo comico che si costruisce momento dopo momento.
Tra i momenti più esilaranti, la gag costruita attorno al telefono della fidanzata, trasformato in un piccolo teatro quotidiano di equivoci e dinamiche riconoscibili, capace di strappare risate proprio perché vicino all’esperienza di tutti. Non meno efficace il gioco sull’inglese, smontato e reinventato con quella leggerezza surreale che è ormai cifra distintiva dell’artista.
E poi i riferimenti che diventano subito terreno di complicità: da Campobasso evocata con ironia, fino al richiamo a Fred Bongusto, riletto in chiave contemporanea. Piccoli spunti che accendono la sala e rendono ogni passaggio condiviso.
Il punto di forza dello spettacolo sta proprio qui: nella capacità di trasformare ogni replica in qualcosa di irripetibile. Non c’è distanza tra palco e platea, ma un continuo scambio che rende la comicità viva, presente, autentica.
Applausi convinti accompagnano il finale, ma la serata non si chiude davvero con il sipario. Herberth Ballerina resta, incontra il pubblico, si presta alle foto, prolunga quel dialogo iniziato sul palco. Ed è forse proprio in questo gesto semplice che si ritrova il senso più autentico dello spettacolo.
Una comicità leggera solo in apparenza, che funziona perché diretta, spontanea e profondamente umana.
Articolo e foto a cura di Iolanda Albrizio


















Sono Iolanda Albrizio, una fotografa specializzata in concerti, eventi culturali e spettacoli teatrali.
La mia ricerca visiva nasce dal desiderio di raccontare l’energia viva della performance: la luce che accarezza il volto di un musicista, l’intensità di uno sguardo sul palco, l’attimo sospeso tra una nota e l’altra.
Attraverso l’obiettivo cerco di catturare non solo l’immagine, ma l’emozione del momento, l’atmosfera che si respira tra il pubblico e chi si esibisce.
Negli anni ho lavorato a contatto con artisti, compagnie teatrali e organizzatori di eventi, cercando sempre un punto di vista autentico e rispettoso della scena.
La mia fotografia è discreta ma presente, istintiva ma attenta ai dettagli.
Credo nel potere dello sguardo che sa osservare, ascoltare e restituire con sincerità ciò che accade.
