Febbraio 15, 2026
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(e la musica torna a dire cose scomode)

Stanotte a Los Angeles, alla Crypto.com Arena, i Grammy Awards hanno smesso di essere solo una celebrazione dell’industria musicale per tornare a essere – finalmente – un luogo di frizione, identità e presa di posizione. La 68esima edizione, condotta da Trevor Noah, ha incoronato nuovi record, vecchi miti e un’idea chiarissima: la musica, quando vuole, sa ancora parlare più forte della politica.

Bad Bunny, in spagnolo e senza chiedere permesso

Il momento che ha definito la serata porta il nome di Bad Bunny. Emozionato, teso, visibilmente consapevole del peso storico di quello che stava succedendo, l’artista portoricano ha vinto Album dell’anno con Debí Tirar Más Fotos, un disco interamente in spagnolo. Mai prima d’ora un artista latino-americano era arrivato così in alto nella categoria più ambita.

La concorrenza era feroce – da Kendrick Lamar a Lady Gaga, passando per Justin Bieber e Sabrina Carpenter – ma il segnale mandato dall’Academy è stato inequivocabile. Non solo per la vittoria, ma per quello che è seguito.

Bad Bunny ha scelto di parlare solo in spagnolo, infilando nel discorso una dichiarazione politica diretta e spiazzante: un attacco frontale a ICE, la polizia anti-immigrazione statunitense, accolto da una platea che ha reagito con un misto di shock e approvazione. «Non siamo animali, non siamo alieni. Siamo umani. Siamo americani», ha detto. Nessuna diplomazia, nessun compromesso. Applausi compresi.

E come se non bastasse, domenica prossima sarà anche protagonista dell’halftime show del Super Bowl, scelta che ha già acceso il dibattito negli Stati Uniti.

Kendrick Lamar: dominio totale

Se Bad Bunny è stato il simbolo, Kendrick Lamar è stato il sovrano della notte. Cinque Grammy in tasca e un altro record messo a segno: è il primo artista uomo a vincere per due anni consecutivi Record of the Year, oltre a essere il primo rapper a riuscirci due volte in carriera.

A portargli la statuetta è stato Luther, il brano con SZA, annunciato da una Cher leggendaria e un po’ spaesata, premiata poco prima con un riconoscimento alla carriera. Kendrick ha anche conquistato il premio per Miglior album rap con GNX, superando il record di Jay-Z per numero totale di Grammy vinti da un rapper. Game over.

Gaga, gotica e militante

Sul red carpet Lady Gaga è apparsa in versione dark couture, vestita Matières Fécalesi, ma sul palco è tornata a essere una delle voci più lucide e politiche del pop contemporaneo. Mayhem è stato eletto Miglior album pop vocale, mentre Abracadabra ha vinto come Miglior registrazione dance pop.

Nel suo discorso, Gaga ha lanciato un messaggio diretto alle donne dell’industria musicale: «Difendete le vostre idee. So quanto può essere difficile trovarsi in studio circondate solo da uomini». Un applauso convinto, non di circostanza.

Una cerimonia che guarda fuori

La notte dei Grammy è stata attraversata da riferimenti politici continui, spesso espliciti, spesso indossati: molte spille con la scritta “Ice Out”, frecciate all’era Trump e dichiarazioni che hanno ribadito come la musica pop non abbia alcuna intenzione di tornare neutrale.

Billie Eilish, vincitrice di Canzone dell’anno con Wildflower, ha liquidato il momento con poche parole, ma pesantissime: «Nessuno è illegale su una terra rubata ai nativi americani».

Premi, ritorni e nuovi nomi

Tra gli altri vincitori spicca Olivia Dean, eletta Miglior artista emergente, mentre Cynthia Erivo e Ariana Grande – sull’onda lunga di Wicked – hanno vinto per la Miglior performance pop in duo/gruppo con Defying Gravity.

Nel country contemporaneo trionfa Jelly Roll, nell’elettronica vincono Tame Impala e FKA Twigs, mentre Pharrell Williams si porta a casa il Dr. Dre Global Impact Award.

C’è spazio anche per la storia del cinema: Steven Spielberg entra ufficialmente nel club degli EGOT, conquistando il suo primo Grammy come produttore del documentario Music By John Williams.

I Grammy 2026, in sintesi

Novantacinque categorie, una line-up di performance che ha incluso Sabrina Carpenter, Justin Bieber, Bruno Mars, Tyler, the Creator e Clipse, e una sensazione diffusa: i Grammy, per una notte almeno, hanno smesso di inseguire il consenso e hanno scelto di prendere posizione.

E se il futuro della musica passa da qui, non sarà silenzioso.

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