Ottobre 5, 2026
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La band che ha costruito un impero sul caos oggi sembra alle prese con un problema molto più difficile da risolvere: capire che cosa rimane degli Slipknot quando il caos non basta più.

C’è qualcosa di stranamente appropriato nel modo in cui gli Slipknot hanno comunicato l’addio a Sid Wilson.

Una frase gelida. Poche parole. Nessuna spiegazione. Poi, quasi subito, il post è sparito.

“Non saremo più associati a Sid Wilson”. Fine. Dopo quasi trent’anni di band. Dopo dischi che hanno trasformato nove musicisti mascherati dell’Iowa in una delle più grandi anomalie commerciali della storia del metal. Dopo centinaia di concerti, tour, incidenti, maschere, litigi, morti, sostituzioni e una mitologia costruita proprio sull’idea che quei nove fossero una creatura unica e indistruttibile.

Wilson, per i fan, non era semplicemente “il DJ”. Era #0. Il corpo volante sul palco. Il rumore elettronico dentro la macchina Slipknot. Una delle facce — o meglio, delle maschere — che avevano contribuito a rendere riconoscibile un gruppo che, all’inizio, sembrava progettato per essere irripetibile.

Adesso non c’è più.

E il punto è che Sid Wilson potrebbe essere soltanto l’ultimo sintomo di qualcosa di molto più grande.

La band che non è più quella del 1999

Gli Slipknot sono sopravvissuti a una quantità di cambiamenti che avrebbe distrutto quasi qualsiasi altra band.

Paul Gray è morto nel 2010. Joey Jordison è stato allontanato nel 2013 e sarebbe morto nel 2021. Chris Fehn è uscito nel 2019. Craig Jones se n’è andato nel 2023. Jay Weinberg è stato licenziato nello stesso anno.

Poi è arrivato Eloy Casagrande, ex batterista dei Sepultura, e improvvisamente uno dei gruppi più legati alla propria identità originaria ha cominciato a sembrare qualcosa di diverso: non più una fotografia di nove persone, ma un organismo capace di sostituire pezzi mentre continua a muoversi.

È una distinzione fondamentale.

Perché gli Slipknot non hanno mai venduto soltanto canzoni. Hanno venduto un’identità collettiva.

La promessa implicita era: noi siamo i nove.

Oggi quella frase non può più essere vera nello stesso modo.

E adesso se ne va Sid

La vicenda Wilson rende tutto ancora più inquietante perché, per settimane, sembrava quasi impossibile capire cosa stesse realmente accadendo.

A fine luglio erano circolate indiscrezioni secondo cui Wilson sarebbe stato definitivamente fuori dalla band. Jim Root aveva invitato i fan a non credere a tutto quello che leggevano. Poi, il 14 agosto, è arrivata la conferma: Slipknot e Wilson si separavano con effetto immediato. Il comunicato non spiegava perché.

E proprio qui nasce il mistero.

Le indiscrezioni hanno parlato di tensioni interne e di comportamenti che avrebbero esasperato i compagni, ma né la band né Wilson hanno fornito pubblicamente una ricostruzione dettagliata dei motivi della separazione.

Wilson, dal canto suo, ha successivamente modificato la propria biografia Instagram, indicando la parentesi Slipknot come “1997–2026”. Una riga che, nel linguaggio brutale dei social, suona quasi come una lapide.

La cosa più Slipknot possibile, in fondo, sarebbe stata una maschera che nasconde la verità.

Ma mentre il passato si sgretola, il futuro sta prendendo forma

La contraddizione più interessante è che gli Slipknot non sembrano affatto una band pronta a chiudere bottega.

Anzi.

Jim Root ha recentemente raccontato che il gruppo sta lavorando al nuovo album con Matt Wallace, produttore associato a nomi come Faith No More e The Replacements. Il chitarrista ha parlato di circa cinquanta arrangiamenti sui quali la band sta lavorando: non cinquanta canzoni finite, ma una quantità enorme di materiale da cui cominciare a costruire il prossimo capitolo.

E qui arriva un dettaglio importante: questo sarà il primo album degli Slipknot con Eloy Casagrande alla batteria.

Non è un particolare da poco.

La batteria di Joey Jordison era parte integrante del DNA della band. Jay Weinberg aveva raccolto quell’eredità per un decennio. Casagrande arriva invece con una personalità e una storia completamente diverse.

Se il nuovo disco funzionerà, non sarà perché gli Slipknot avranno ricostruito il passato.

Sarà perché avranno finalmente smesso di provarci.

Il paradosso di Clown

In mezzo a tutto questo c’è Shawn Crahan.

Clown è uno dei pochi membri fondatori rimasti e, probabilmente, la persona che più di chiunque altro rappresenta la concezione artistica degli Slipknot.

Ma anche lui ha parlato di una pausa necessaria.

All’inizio del 2026 raccontava che la band aveva bisogno di fermarsi, mentre i singoli componenti continuavano a scrivere senza avere ancora trasformato quel materiale in un vero processo collettivo.

È una frase che racconta molto della situazione attuale.

Gli Slipknot sono diventati enormi proprio perché erano una macchina collettiva. Adesso sembrano funzionare sempre più come nove — o meno — individui che devono decidere se vogliono ancora essere una macchina.

E forse è questa la vera crisi.

Non: “Gli Slipknot si scioglieranno?”

Ma: “Quanto degli Slipknot deve morire perché gli Slipknot possano continuare a vivere?”

Persino il tempo sembra essersi inceppato

Nel frattempo è finalmente arrivato Look Outside Your Window, il disco registrato nel 2008 da Corey Taylor, Jim Root, Clown e Sid Wilson durante le sessioni di All Hope Is Gone.

Un album rimasto per quasi vent’anni nel limbo, diverso dal suono classico della band, più sperimentale e melodico. Un reperto archeologico di un’epoca in cui gli Slipknot potevano ancora permettersi di essere nove musicisti che registravano un disco e, contemporaneamente, quattro di loro che ne costruivano un altro in uno studio separato.

E c’è qualcosa di quasi surreale nel fatto che quel disco sia arrivato nel 2026, proprio mentre uno dei quattro musicisti che lo avevano creato insieme non fa più parte degli Slipknot.

È come se il passato avesse deciso di tornare a galla proprio nel momento in cui il presente stava cercando di seppellirlo.

Corey Taylor, nel frattempo, continua a essere Corey Taylor

Taylor rimane il volto più riconoscibile della band e, inevitabilmente, il suo barometro pubblico.

Ma anche lui ha costruito una vita artistica che non coincide più esclusivamente con gli Slipknot: musica solista, collaborazioni, progetti paralleli.

Nel 2026 è comparso anche nel nuovo singolo dei Motionless In White, mentre l’universo Slipknot continua ad allargarsi in direzioni che non sono necessariamente quelle della band principale.

È una cosa normale per una band arrivata a questo punto della propria carriera.

Ma gli Slipknot non sono mai stati normali.

Per loro, ogni progetto parallelo ha sempre posto la stessa domanda: quando tornate a essere gli Slipknot?

Adesso la domanda è diversa.

Chi sono gli Slipknot quando tornano?

Il prossimo disco sarà una risposta

Non sappiamo ancora quando uscirà il nuovo album. Non sappiamo come sarà la formazione definitiva. Non sappiamo chi sostituirà Wilson, né se il suo ruolo verrà occupato da un altro musicista o ripensato completamente.

Sappiamo però che il gruppo sta scrivendo.

E sappiamo che non vuole semplicemente ripetere il passato.

È forse questo il dettaglio più importante emerso dalle parole di Root: la sensazione che nelle nuove sessioni ci sia qualcosa che la band stessa non riconosce immediatamente come “vecchio Slipknot”.

Ed è probabilmente l’unica direzione sensata.

Perché gli Slipknot hanno già rifatto Slipknot.

Hanno già rifatto Iowa.

Hanno già celebrato il proprio passato, il proprio mito, le proprie maschere.

Adesso devono affrontare qualcosa di molto più spaventoso di qualsiasi palco pieno di fuoco:

devono diventare una band nuova senza smettere di essere gli Slipknot.

Sid Wilson è fuori. Il vecchio equilibrio non esiste più. Il nuovo disco è in costruzione. Eloy Casagrande deve ancora lasciare la propria impronta definitiva. E dentro la macchina ci sono ancora Corey Taylor, Jim Root e Clown, tre uomini che hanno visto questa creatura nascere, esplodere e perdere pezzi.

Forse non stiamo assistendo alla fine degli Slipknot.

Forse stiamo assistendo alla cosa che gli Slipknot hanno sempre raccontato nelle loro canzoni:

la trasformazione attraverso la distruzione.

Solo che questa volta non è una maschera.

È la band stessa.

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