Occhi puntati su Florence Welch, ma nella notte britannica brillano anche i Cliffords e i ritrovati Manic Street Preachers.
Ai Coca-Cola I-Days 2026 trionfa la notte britannica: Florence incanta, applausi per i Cliffords, Manic Street Preachers sottovalutati
Ai Coca-Cola I-Days 2026, quella del 3 luglio è stata una serata tutta britannica. Sul palco dell’Ippodromo Snai San Siro si sono alternati gli irlandesi Cliffords, i gallesi Manic Street Preachers e gli inglesi Florence + The Machine, protagonisti di un cartellone che ha attraversato oltre trent’anni di rock alternativo.
I cancelli hanno aperto alle 16 e gli “early entry” hanno subito conquistato le prime file del Gold Circle. Il resto del pubblico, come spesso accade a Milano, è arrivato con maggiore calma, aspettando che il sole iniziasse a lasciare spazio a temperature più miti.
Ad aprire la giornata sono stati i Cliffords. La giovane band di Cork, tra indie rock, shoegaze, dream pop e alternative rock, ha saputo conquistare il pubblico con un set intenso, elegante e ricco di personalità. All’inizio l’attenzione era più rivolta a trovare un po’ d’ombra che ad ascoltare la musica, ma è bastato poco perché il gruppo prendesse in mano la situazione.
Merito soprattutto della frontwoman Iona Lynch, presenza magnetica e voce intensa, capace di trasmettere emozioni senza ricorrere a inutili eccessi. I paragoni con Sinéad O’Connor e Dolores O’Riordan dei Cranberries, che già circolano nella scena underground irlandese e britannica, possono sembrare impegnativi, ma il talento non manca. L’impressione è quella di una band destinata a crescere rapidamente. Sarebbe interessante poterli rivedere presto con un concerto completo.
Più tiepida, invece, la risposta riservata ai Manic Street Preachers. Il trio di Blackwood tornava in Italia dodici anni dopo l’ultima apparizione, quella del Rock in Idro di Bologna nel 2014. Nel Regno Unito continuano a essere una realtà di primo piano, anche grazie ai tour condivisi con i Suede, ma a Milano è apparso evidente come il loro seguito si sia notevolmente ridotto.
L’alchimia tra palco e pubblico non è mai davvero scattata. Molti spettatori hanno seguito il concerto con distrazione, più intenti a consultare lo smartphone che a lasciarsi coinvolgere da un repertorio che continua a rappresentare una delle pagine più importanti del rock britannico degli ultimi decenni. Un peccato, perché la loro esibizione è stata solida, intensa e ben costruita, probabilmente più apprezzata dagli appassionati storici che dal pubblico più giovane.
Ma il nome che tutti aspettavano era quello di Florence Welch.
Accompagnata dagli impeccabili The Machine, la cantante londinese ha confermato ancora una volta di essere una delle performer più carismatiche della scena contemporanea. Scalza dall’inizio alla fine, in continuo movimento, con quella gestualità quasi rituale che da sempre caratterizza i suoi concerti, Florence ha trasformato il palco in uno spazio teatrale dove musica, danza e spiritualità si sono fuse in uno spettacolo di grande impatto visivo.
La sua voce resta uno strumento straordinario, capace di passare dalla delicatezza all’esplosione con naturalezza, mentre la band la sostiene con precisione assoluta.
Everybody Scream, il sesto album in studio che dà il nome al tour, rappresenta una naturale evoluzione del percorso artistico di Florence + The Machine. Non rivoluziona una formula ormai consolidata, ma ne conferma la qualità. Da sempre Florence Welch costruisce il proprio immaginario attingendo alla grande tradizione femminile del rock e dell’art pop: da Kate Bush a Patti Smith, passando per PJ Harvey e Siouxsie Sioux. Influenze evidenti, assimilate però con intelligenza e trasformate in uno stile ormai immediatamente riconoscibile.
Lo show ha convinto sotto ogni aspetto. Suggestive anche le coreografie, con ballerine trasformate di volta in volta in vestali, streghe o figure sospese tra rito pagano e teatro contemporaneo, contribuendo a costruire un’atmosfera quasi mistica.
Archiviata la serata britannica, i Coca-Cola I-Days proseguiranno con i Foo Fighters insieme a Idles e Fat Dog (5 luglio, Ippodromo Snai La Maura), quindi con System of a Down, Queens of the Stone Age e Acid Bath (6 luglio, sempre a La Maura). Dopo la pausa estiva arriveranno Tony Pitony (4 settembre), David Guetta (6 settembre) e A$AP Rocky (10 settembre), tutti all’Ippodromo Snai San Siro, a completare un’edizione che si conferma tra le più ricche e internazionali degli ultimi anni.
Setlist
Manic Street Preachers
Motorcycle Emptiness; Ocean Spray; Decline & Fall; You Stole the Sun From My Heart; Suicide Is Painless (Theme From MASH*) (Johnny Mandel cover); Walk Me to the Bridge; A Design for Life; The Everlasting; No Surface All Feeling; Die in the Summertime; Hiding in Plain Sight; Your Love Alone Is Not Enough; You Love Us; If You Tolerate This Your Children Will Be Next.
Florence + The Machine
Everybody Scream; Shake It Out; Which Witch; Spectrum; Rabbit Heart; You Got the Love; Hunger; King; Howl; What Kind of Man; Heaven Is Here; One of the Greats; Buckle; Never Let Me Go; Sympathy Magic; Dog Days; Free.
Articolo a cura di Aurelio Heyrace
Photo Credit copertina Henry Ruggeri
